Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12301 del 10/05/2021

Cassazione civile sez. trib., 10/05/2021, (ud. 05/11/2020, dep. 10/05/2021), n.12301

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina A.P. – Consigliere –

Dott. CENICCOLA Aldo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 10936/2014 proposto da

AGENZIA DELLE ENTRATE, (CF (OMISSIS)), in persona del Direttore p.t.,

rapp.ta e difesa ex lege dall’Avvocatura Generale dello Stato,

elettivamente domiciliata in Roma alla v. dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

AZIENDA AGRICOLA LIMBANDT di L.S. & C. s.n.c. (CF

(OMISSIS)) in persona del legale rapp.te p.t.; C.G. (CF

(OMISSIS)); C.L. (CF (OMISSIS)); CE.Ga.

((OMISSIS)), tutti rapp.ti e difesi per procura in calce al

controricorso dall’avv. Sergio Orzan, elettivamente domiciliati in

Roma alla via Antonio Mordini n. 14, presso lo studio dell’avv.

Eugenio Tramonti;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 06/08/14 depositata in data 13 gennaio 2014

della Commissione Tributaria Regionale del Friuli Venezia Giulia;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

giorno 5 novembre 2020 dal relatore Dott. Aldo Ceniccola.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Con sentenza n. 06/08/14 la Commissione tributaria regionale del Friuli Venezia Giulia, in riforma della sentenza della Commissione tributaria provinciale di Gorizia, annullava l’avviso di accertamento derivante dalla rettifica della dichiarazione dei redditi presentata per il periodo di imposta 2006 dall’Azienda Agricola Limbandt di L.S. & C. s.n.c. Osservava la CTR che, con circolare 32/E del 14 giugno 2010, la Direzione Centrale Normativa aveva affermato che occorreva considerare l’indicazione contenuta nella circolare 72/E del 2009 con riferimento specifico alle istanze di interpello disapplicativo della disciplina delle società non operative, secondo cui in assenza di presentazione dell’istanza, il ricorso è inammissibile considerato che la disapplicazione non è ammessa in assenza della relativa istanza, che non può essere proposta per la prima volta in sede contenziosa col ricorso avverso l’avviso di accertamento e di irrogazione delle sanzioni amministrative.

Tale orientamento era stato confermato anche dal Consiglio di Stato, nel 2009, secondo cui la vigente disciplina non pregiudica il diritto del contribuente ad impugnare tempestivamente ed a tempo debito gli eventuali atti rientranti nella previsione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 19. Inoltre lo stesso avviso di accertamento notificato al contribuente evidenziava la possibilità di proporre ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Gorizia entro 60 giorni dalla notificazione.

Avverso tale sentenza l’Ufficio propone ricorso per cassazione affidato a 4 motivi. Resistono i contribuenti mediante controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo l’Ufficio lamenta la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 10, 11 e 12 preleggi, dell’art. 327 c.p.c., del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, artt. 49 e 51, del D.L. 6 luglio 2011, n. 98, art. 39, comma 12, e art. 41 (conv. con modif. nella L. 15 novembre 2011, n. 111), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, avendo la CTR implicitamente ritenuto ammissibile l’appello nonostante la sua tardività.

1.1. In particolare, secondo l’Ufficio, la sentenza di primo grado venne depositata in data 15 dicembre 2010, mentre l’atto di appello venne notificato in data 4 giugno 2012 e dunque ben oltre il termine di 6 mesi, scaduto in data 15 giugno 2011.

1.2. Nell’impugnare la sentenza di primo grado, invero, i contribuenti avevano rimarcato la tempestività della propria impugnazione, affermando che, avendo la Commissione disposto la riunione dei procedimenti ed avendo C.L. e C.G. definito le sanzioni del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, ex art. 17, il valore complessivo della lite era di Euro 4.723, sicchè, venendo in rilievo la previsione di cui al D.L. n. 98 del 2011, art. 39, comma 12, il procedimento, pendente alla data dell’1 maggio 2011, poteva beneficiare della sospensione dei termini processuali stabilita dalla norma.

1.3. Secondo l’Ufficio, invece, tale assunto sarebbe errato, in quanto il richiamato decreto legge è entrato in vigore il 6 luglio 2011 e dunque quando già la statuizione era passata in giudicato, con conseguente impossibilità di considerare pendente la lite e di applicare la sospensione dei termini processuali.

2. Il motivo è fondato e determina l’assorbimento di quelli ulteriori.

2.1. Secondo quanto condivisibilmente statuito da Cass. 12/03/2018, n. 5969, “In tema di condizioni per l’accesso al condono fiscale, il requisito della pendenza della lite, pur ancorato temporalmente alla data del 1 maggio 2011 dal D.L. n. 98 del 2011, art. 39, comma 12, conv. in L. n. 111 del 2011 (nella formulazione antecedente alle modificazioni apportate dal D.L. n. 216 del 2011, conv. in L. n. 14 del 2012), deve essere interpretato nel senso che la controversia di cui si chiede la definizione agevolata deve essere ancora pendente alla data del 6 luglio 2011, nella quale soltanto, invero, è entrato in vigore il detto D.L. n. 98 del 2011. (Nella specie, la S.C., in applicazione del principio, ha ritenuto non condonabile una “lite” che era stata definita con sentenza passata in giudicato nella data del 16 maggio 2011)”.

2.2. Come è stato chiaramente precisato nella parte motiva di tale arresto, fermo restando che in generale la giurisprudenza di questa Corte ha chiarito che il D.L. n. 98 del 2011, art. 39, comma 12, nel consentire la definizione delle liti fiscali pendenti ivi individuate, ha riguardo alle sole controversie eventualmente definite da decisione ancora impugnabile con i mezzi ordinari (cfr. Cass. 9/01/2014, n. 272; Cass. 28/06/2016, n. 13306), l’art. 39 cit. non ha riprodotto la disposizione di cui alla L. n. 289 del 2002, medesimo art. 16, che, ammettendo la definizione delle liti pendenti al primo gennaio 2003, data di entrata in vigore della legge, aveva espressamente stabilito che “si intende, comunque, pendente la lite per la quale, alla data del 29 settembre 2002, non sia intervenuta sentenza passata in giudicato”. Solo in tal caso ed in forza della precisazione contenuta in tale ultima norma, dunque, è possibile, in deroga al principio d’intangibilità del giudicato, considerarsi pendente ai fini del ricorso alla sanatoria di cui alla citata disposizione quella controversia per la quale fosse intervenuto, su pronuncia già resa dalla commissione tributaria, il giudicato nel periodo compreso tra il 29 settembre 2002 e la data di entrata in vigore (10 gennaio 2003) della L. n. 289 del 2002.

2.3. La Corte, nel richiamato precedente, ha inoltre condivisibilmente tratto conferma di tale conclusione dall’esame dei lavori parlamentari preparatori alla legge di conversione (Atti parlamentari – Senato della Repubblica, n. 2814), nella parte in cui si indicava come pendente la lite la quale, alla data del 1 maggio 2011, non sia intervenuta sentenza passata in giudicato, osservandosi come in realtà in sede di approvazione sia mancato il recepimento di detta disposizione, analoga, nella sua funzione, a quella della L. n. 289 del 2002 sopra menzionato, succitato art. 16, riproposto invece nelle restanti linee.

3. Sulla base di tali considerazioni la sentenza impugnata va cassata senza rinvio dovendosi dichiarare che l’appello non poteva essere proposto.

4. Compensa le spese processuali del grado di appello, mentre quelle del giudizio di legittimità vanno poste a carico dei controricorrenti in ragione del principio della soccombenza.

PQM

accoglie il primo motivo del ricorso, assorbiti i restanti, cassa la sentenza impugnata senza rinvio dichiarando che l’appello non poteva essere proposto. Compensa le spese del grado di appello e pone le spese del giudizio di legittimità a carico dei controricorrenti, liquidandole in Euro 2.200 oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 5 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 10 maggio 2021

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