Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12295 del 07/06/2011

Cassazione civile sez. II, 07/06/2011, (ud. 14/04/2011, dep. 07/06/2011), n.12295

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GOLDONI Umberto – Presidente –

Dott. PICCIALLI Luigi – Consigliere –

Dott. MAZZACANE Vincenzo – rel. Consigliere –

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 27753/2005 proposto da:

C.L. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato

in ROMA, VIA XX SETTEMBRE 3, presso lo studio dell’avvocato SASSANI

BRUNO NICOLA, rappresentato e difeso dall’avvocato TERRANOVA Carlo

Giuseppe;

– ricorrente –

contro

OMAC DI CARLICCHI ONELIO & MAURIZIO SNC;

– intimata –

sul ricorso 31988/2005 proposto da:

OMAC DI CARLICCHI ONELIO & MAURIZIO SNC IN PERSONA DEL

LEGALE

RAPPRESENTANTE P.T. C.O. P.I. (OMISSIS),

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEGLI SCIALOJA 6, presso lo

studio dell’avvocato RATTE KLITSCHE DE LA GRANGE TEODORO,

rappresentata e difesa dall’avvocato MANGIABENE MARCO;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

C.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA XX

SETTEMBRE 3, presso lo studio dell’avvocato SASSANI BRUNO NICOLA,

rappresentato e difeso dall’avvocato TERRANOVA CARLO GIUSEPPE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 105/2005 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,

depositata il 22/04/2005;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

14/04/2011 dal Consigliere Dott. VINCENZO MAZZACANE;

udito l’Avvocato Francesco Di Ciompo con delega depositata in udienza

dell’Avv. Terranova Carlo Giuseppe difensore del ricorrente che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso principale e il rigetto

dell’incidentale;

udito l’Avv. Mangiabene Marco difensore della resistente che ha

illustrato oralmente insistendo per l’accoglimento del ricorso

incidentale ed il rigetto del ricorso principale;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUCCI Costantino, che ha concluso per il rigetto di entrambi i

ricorsi.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato il 5-7-1991 C.L. conveniva in giudizio dinanzi al Tribunale di Perugia la OMAC s.n.c. di C.O. e M. e, premesso che con contratto del 4-11-1990 aveva commissionato alla convenuta alcuni lavori (ovvero la realizzazione e la posa in opera della struttura metallica di due tetti e delle travi portanti di un solaio) relativi ad un fabbricato sito in (OMISSIS) destinato al complesso turistico (OMISSIS), chiedeva accertarsi l’importo del corrispettivo spettante per i lavori eseguiti dalla convenuta con detrazione delle somme già versate pari a L. 23.932.842 e condannarsi la OMAC al risarcimento dei danni subiti per aver eseguito i lavori in ritardo rispetto al termine convenuto del 20-12-1990, previa compensazione con il credito dell’appaltatrice.

Costituendosi in giudizio la convenuta deduceva l’infondatezza delle pretese attrici, assumendo che non sussisteva alcuna pattuizione di un termine per l’esecuzione dei lavori, che il corrispettivo ad essa spettante era pari a L. 56.304.976, e che gli acconti versati ammontavano a L. 20.000.000; chiedeva perciò il rigetto delle domande attrici ed in via riconvenzionale la condanna del C. al pagamento della somma di L. 36.304.976 oltre “maggior danno e interessi legali” dalla scadenza della fattura n. (OMISSIS).

Il Tribunale adito con sentenza del 28-8-2000 rigettava la domanda attrice e, in parziale accoglimento della domanda riconvenzionale, condannava il C. al pagamento in favore della convenuta della somma di L. 29.813.000 oltre IVA, interessi e rivalutazione come per legge.

Proposta impugnazione da parte del C. cui resisteva la società OMAC che proponeva altresì appello incidentale la Corte di Appello di Perugia con sentenza del 22-4-2005, in parziale riforma della decisione di primo grado, ha condannato l’appellante principale al pagamento in favore dell’appellante incidentale della somma di Euro 15.397,13 oltre IVA con interessi al tasso legale dalla domanda.

Per la cassazione di tale sentenza il C. ha proposto un ricorso articolato in due motivi cui la OMAC s.n.c. di C. O. e M. ha resistito con controricorso proponendo altresì un ricorso incidentale affidato a due motivi cui il ricorrente principale ha resistito a sua volta con controricorso; la ricorrente incidentale ha successivamente depositato una memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente deve procedersi alla riunione dei ricorsi in quanto proposti contro la medesima sentenza.

Venendo quindi all’esame del ricorso principale, si rileva che con il primo motivo il C., deducendo violazione e/o falsa applicazione dell’art. 183 c.p.c., commi 4 e 5 – art. 189 c.p.c., comma 1 – artt. 345 e 346 c.p.c., censura la sentenza impugnata per aver ritenuto inammissibile in quanto nuova la domanda di risarcimento danni per vizi dell’opera formalizzata dall’esponente solo all’udienza di precisazione delle conclusioni del 9-11-2000, attesa la diversità di essa per “petitum” e “causa petendi” rispetto alla domanda inizialmente introdotta dal C. di risarcimento danni per ritardo nell’esecuzione dei lavori; invero, allorchè la parte allega in giudizio nuovi fatti storici principali, ovvero nuovi e diversi elementi costitutivi della fattispecie del diritto fatto valere senza cambiare la situazione sostanziale dedotta, si ha una modificazione consentita nell’esercizio dello “jus poenitendi”;

d’altra parte la reiterata istanza dell’esponente di accertare i vizi ed i difetti dell’opera realizzata dalla OMAC nonchè i danni conseguenti anche sotto il profilo della diminuzione di valore del bene non avrebbe potuto comunque non essere considerata una eccezione di merito, tendente cioè ad una decisione negativa sulla domanda attrice in base ad un fatto modificativo o estintivo del diritto fatto valere dalla controparte.

La censura è inammissibile per difetto di interesse.

La sentenza impugnata, dopo aver correttamente rilevato il carattere di novità della domanda di risarcimento danni per vizi e difetti dell’opera (ritenuta radicalmente diversa nel “petitum” e nella “causa petendi” dalla originaria domanda di risarcimento danni per ritardo nella esecuzione dei lavori) formalizzata dal C. all’udienza di precisazione delle conclusioni del 9-1-2000 del giudizio di primo grado, domanda alla quale la controparte si era opposta per tale ragione, ha tuttavia condiviso l’assunto dell’appellante principale secondo cui la domanda nuova, pur inammissibile in quanto tale, poteva valere come eccezione volta ad ottenere una decisione negativa sulla domanda di pagamento del corrispettivo dei lavori eseguiti proposta dalla società OMAC, ed ha quindi configurato l’appello del C. come riproposizione della suddetta eccezione, esaminando nel merito le censure da quest’ultimo sollevate in ordine alla sussistenza di vizi nell’opera eseguita dalla controparte; pertanto il ricorrente principale è privo di interesse a censurare una statuizione della Corte territoriale che ha accolto il sopra richiamato motivo di appello.

Con il secondo motivo il ricorrente principale, denunciando erronea e/o falsa applicazione degli artt. 1665 e 1667 c.c. e vizio di motivazione, censura la sentenza impugnata per aver affermato che le difformità rispetto al progetto strutturale accertate dal CTU ed i vizi riscontrati dovevano ritenersi riconoscibili ai sensi dell’art. 1667 c.c., comma 1, dal committente in sede di verifica – trattandosi di un imprenditore edile che aveva agito con la collaborazione di tecnici – e dunque esclusi dalla garanzia, avendo il C. accettato l’opera senza riserve.

Il ricorrente principale assume che è illogico ed erroneo sostenere che dei vizi emersi da un accertamento tecnico avrebbero potuto ugualmente essere rilevati in sede di verifica da parte del committente che nella specie, contrariamente a quanto affermato dal giudice di appello, non era un imprenditore edile; in ogni caso l’ammontare del danno dovuto dalla controparte per vizi e difformità dell’opera ben avrebbe potuto essere preso in considerazione ai fini dell’eccezione di compensazione rispetto alla domanda di pagamento del corrispettivo proposta dalla controparte.

La censura è infondata.

La Corte territoriale, premesso che l’opera era stata accettata senza riserve dal C., e che quindi la garanzia per i vizi era esclusa ai sensi dell’art. 1667 c.c., comma 1, per i vizi riconoscibili, ha affermato che i vizi e le difformità dell’opera stessa come accertati dal CTU rientravano appunto in tale qualificazione; in proposito ha ritenuto evidente la riconoscibilità della difformità dell’altezza in gronda dell’edificio in quanto rilevabile con una semplice operazione di misurazione, ed alle medesime conclusioni è pervenuta per gli altri vizi e difformità (ovvero mancato allineamento e complanarità delle travi secondarie per alcuni tratti, mancata realizzazione di alcune giunzioni di travi mediante saldature di piastre, mancata buona rifinitura, delle estremità di alcune travi perchè tagliate con la fiamma ossidrica), considerato che i vizi devono essere qualificati riconoscibili se rilevabili con la diligenza di una persona di media competenza tecnica, tenendo anche conto delle competenze tecniche proprie del committente o dei collaboratori di cui egli si sia avvalso, e che nella specie il C. era un imprenditore edile che aveva agito con l’ausilio di un geometra e di un ingegnere.

Il giudice di appello ha quindi proceduto ad un accertamento di fatto sorretto da motivazione congrua e priva di vizi logici o giuridici, come tale incensurabile in questa sede; può solo aggiungersi che è pienamente corretto il rilievo secondo cui nel contratto di appalto, al fine di stabilire se un vizio sia o meno riconoscibile quando l’opera è stata accettata dal committente senza riserve, si deve avere riguardo al grado di cognizioni tecniche da esso possedute in concreto nonchè alla diligenza media che occorre esplicare nell’esecuzione del rapporto contrattuale, avuto riferimento invero agli obblighi di correttezza e buona fede posti a carico dei contraenti.

Infine è appena il caso di rilevare, quanto al profilo di censura secondo cui l’ammontare del danno dovuto dalla OMAC per vizi e difformità dell’opera avrebbe potuto essere preso in considerazione ai fini dell’eccezione di compensazione rispetto alla domanda di pagamento del corrispettivo da parte dell’appaltatrice, che il giudice di appello, come si è già osservato, pur ritenendo ammissibile tale eccezione, l’ha rigettata nel merito per la ritenuta riconoscibilità dei vizi e delle difformità riscontrate.

Il ricorso principale deve quindi essere rigettato.

Venendo quindi al ricorso incidentale, si ritiene di esaminare anzitutto per ragioni logiche di priorità il secondo motivo con il quale la società OMAC, denunciando violazione ed erronea applicazione dell’art. 112 c.p.c. e nullità della sentenza, sostiene che erroneamente il giudice di appello, nel negare il diritto dell’esponente alla rivalutazione del corrispettivo, ha pronunciato oltre i limiti della domanda con la quale la OMAC aveva chiesto alla Corte territoriale esclusivamente la decorrenza sia della rivalutazione che degli interessi sulla somma rivalutata dalla data della domanda e non da quella della CTU, come invece aveva statuito il giudice di primo grado.

La censura è fondata.

Premesso che all’esito della sentenza di primo grado il C. era stato condannato al pagamento in favore della OMAC della somma di L. 29.813.000 più Iva oltre “interessi e rivalutazione come per legge” (vedi pag. 5 della sentenza impugnata), si rileva che in appello la suddetta società aveva chiesto che la rivalutazione e gli interessi come per legge le fossero riconosciuti dalla domanda e non dalla data di deposito della relazione del CTU; orbene la Corte territoriale, nell’accogliere tale motivo di appello riguardante la decorrenza degli accessori del credito accertato, ha riconosciuto sulla somma capitale gli interessi ai tasso legale, così modificando al riguardo il dispositivo della sentenza di primo grado in violazione del principio della corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato.

Con il primo motivo la OMAC, deducendo erronea, insufficiente e contraddittoria motivazione, censura la sentenza impugnata per aver ritenuto che l’obbligo relativo al pagamento del corrispettivo dell’opera determinato in sede giudiziale ha natura di debito di valuta, e che pertanto la rivalutazione al riguardo possa spettare solo a titolo di maggior danno non coperto dagli interessi moratori ex art. 1224 c.c.; la ricorrente incidentale assume che, pur essendo di valuta l’obbligazione relativa al pagamento del prezzo, quella avente ad oggetto il pagamento del corrispettivo quantificato in sede giudiziale è una obbligazione di valore, perchè la somma dovuta è rapportata al valore delle opere eseguite dall’appaltatore.

La censura deve ritenersi assorbita all’esito dell’accoglimento del secondo motivo del ricorso incidentale.

In definitiva la sentenza impugnata deve essere cassata in relazione all’accoglimento del secondo motivo del ricorso incidentale, e la causa deve essere rimessa per un nuovo esame del profilo della controversia oggetto di tale motivo alla Corte di Appello di Roma che provvederà anche alla pronuncia sulle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

LA CORTE Riunisce i ricorsi, rigetta il ricorso principale, accoglie il secondo motivo del ricorso incidentale, dichiara assorbito il primo, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la causa anche per la pronuncia sulle spese dei presente giudizio alla Corte di Appello di Roma.

Così deciso in Roma, il 14 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 7 giugno 2011

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