Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12292 del 15/06/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile sez. III, 15/06/2016, (ud. 25/02/2016, dep. 15/06/2016), n.12292

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SPIRITO Angelo – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – rel. Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 12769/2013 proposto da:

P.R., (OMISSIS), domiciliato ex lege in ROMA,

presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato PAOLO SPANTINI giusta procura speciale a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

M.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEL

COLOSSEO 10/A, presso lo studio dell’avvocato FIORA GIANNI,

rappresentato e difeso dall’avvocato BERNARDO PAOLIERI giusta

procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrente –

e contro

MILANO ASSICURAZIONI SPA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 102/2012 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,

depositata il 13/03/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

25/02/2016 dal Consigliere Dott. CHIARA GRAZIOSI;

udito l’Avvocato PAOLO SPANTINI;

udito l’Avvocato BERNARDO PAOLIERI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

BASILE Tommaso, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. La Corte d’appello di Perugia, con sentenza del 19 gennaio – 13 marzo 2012, ha accolto l’appello proposto da M.C. avverso sentenza del 30 marzo 2009 del Tribunale di Perugia che aveva respinto per prescrizione una domanda risarcitoria proposta dal Migliorati nei confronti del suo commercialista, P.R., in relazione a responsabilità per sanzioni tributarie imposte dall’Erario al M. dopo una verifica della Guardia di Finanza, dalla quale aveva il Tribunale fatto decorrere della prescrizione. Il giudice d’appello, invece, facendo decorrere la prescrizione dall’avviso di accertamento conseguente, ha ritenuto responsabile il P. per i danni del M. rappresentati da sanzioni dell’ammontare di Euro 3073, condannandolo pertanto al risarcimento nella suddetta misura, oltre a rivalutazione dalla data di pagamento delle cartelle.

2. Ha presentato ricorso il P., sulla base di un unico motivo.

Denuncia il ricorrente, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e/o erronea applicazione del combinato disposto degli artt. 1218, 2935 e 2946 c.c., per erronea determinazione del dies a quo della prescrizione decennale, prescrizione che avrebbe dovuto decorrere dal fatto – l’inadempimento contrattuale – generante il danno e comunque dalla contestazione della Guardia di Finanza, che ha reso nota la lesione della sfera giuridica del cliente danneggiato.

Si è difeso con controricorso il M., chiedendo che il ricorso sia respinto.

Il ricorrente ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c., insistendo nel suo motivo.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

3. Il ricorso è infondato.

L’unica questione addotta dal ricorrente, come si è visto, riguarda il dies a quo della prescrizione del diritto risarcitorio del M.. Il giudice d’appello lo avrebbe ritenuto non identificabile in un momento anteriore a quello in cui si è prodotto il danno, cioè al “momento in cui fu esercitata l’imposizione erariale relativa ai tributi evasi e all’irrogazione delle sanzioni”:

e quindi, la prescrizione non potrebbe decorrere anteriormente alla notifica del verbale di accertamento. E questo censura il ricorrente ex art. 360, comma 1, n. 3, in riferimento agli artt. 1218, 2935 e 2946 c.c., adducendo in particolare una pretesa erronea applicazione dell’art. 2935 c.c., in considerazione del fatto che la Guardia di Finanza aveva, in data 16 ottobre 1984, redatto il processo verbale di contestazione al M. dal quale poi l’erario avrebbe derivato l’avviso di accertamento notificato al contribuente nel novembre 1985. Ad avviso del ricorrente, la decorrenza dovrebbe prendere le mosse dall’accertamento della Guardia di Finanza “sul quale, infatti, l’avviso dell’Ufficio finanziario integralmente si basa”. E per dimostrare ciò, dotando di autosufficienza al ricorso il ricorrente riporta, tra l’altro, un amplissimo stralcio del verbale di accertamento della Guardia di Finanza in questione.

Il motivo non ha fondamento, essendo – a tacer d’altro – del tutto sufficiente rilevare che la concreta identificazione del dies a quo della prescrizione è un accertamento fattuale, e quindi è riservato al giudice di merito, il quale opera una valutazione sottoposta al sindacato del giudice di legittimità limitatamente alla eventuale sussistenza, qui non denunciata, di un adeguato apparato motivazionale che la esterni (Cass. sez. 3, 3 dicembre 2002 n. 17157;

Cass. sez. 1, 6 giugno 1968 n. 176): e proprio per questa natura fattuale, d’altronde, il ricorrente ha riportato l’esteso stralcio del verbale della Guardia di Finanza, allo scopo di dimostrare (ovvero, di supportare una valutazione fattuale) la coincidenza del contenuto di tale verbale con il contenuto dell’avviso di accertamento dell’Erario, così da far decorrere, in sostanza, proprio dal verbale una sorta di “preconoscenza” da parte del cliente, del danno – consistente nell’imposizione della sanzione tributaria con l’avviso di accertamento – a lui cagionato dall’inadempimento del suo commercialista. E questo prioritario rilievo assorbe ogni ulteriore argomentazione del ricorrente.

In conclusione, il ricorso deve essere rigettato, con conseguente condanna del ricorrente alla rifusione a controparte delle spese processuali, liquidate come da dispositivo.

Sussistono D.P.R. n. 115 del 2012, ex art. 13, comma 1 quater, i presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso articolo.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a rifondere a controparte le spese processuali, liquidate in un totale di Euro 3200, di cui Euro 200 per esborsi, oltre gli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 25 febbraio 2016.

Depositato in Cancelleria il 15 giugno 2016

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA