Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1229 del 20/01/2011

Cassazione civile sez. lav., 20/01/2011, (ud. 24/11/2010, dep. 20/01/2011), n.1229

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. STILE Paolo – Consigliere –

Dott. COLETTI DE CESARE Gabriella – Consigliere –

Dott. LA TERZA Maura – rel. Consigliere –

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 21551/2007 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati RICCIO

Alessandro, VALENTE NICOLA, GIUSEPPINA GIANNICO, giusta delega in

atti;

– ricorrente –

contro

P.A., domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato ZAMPARDI Marcello, giusta delega in atti;

– controricorrente –

contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE;

– intimato –

avverso la sentenza n. 506/2007 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 30/04/2007 r.g.n. 504/06;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

24/11/2010 dal Consigliere Dott. MAURA LA TERZA;

udito l’Avvocato PULLI CLEMENTINA per delega RICCIO ALESSANDRO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

DESTRO Carlo, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La signora P.A. appellava, davanti alla Corte d’appello di Palermo, la sentenza del giudice del lavoro di Marsala, con cui era stata rigettata la domanda, proposta nei confronti dell’Inps e del Ministero dell’Economia, di ripristino dell’assegno di invalidità civile, lamentando che il medesimo giudice avesse acriticamente avallato le conclusioni del CTU; la Corte adita, all’esito di nuova consulenza, con sentenza del 30 aprile 2007, riformava parzialmente la statuizione, dichiarando che l’appellante, all’atto della revoca dell’assegno di invalidità civile avvenuta il (OMISSIS), aveva una capacità lavorativa ridotta nella misura del 74% e condannava sia l’Inps sia il Ministero in solido alla rifusione delle spese di primo e secondo grado. Avverso detta sentenza l’Inps propone ricorso con un motivo.

Resiste la signora P. con controricorso, mentre il Ministero è rimasto intimato.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

L’Inps censura la sentenza per violazione della L. n. 118 del 1971, art. 13; l’Istituto – premesso che la P. aveva lamentato la revoca, dal gennaio 2004, dell’assegno di invalidità civile di cui godeva dal 2001, che il CTU nominato in primo grado aveva negato l’esistenza del requisito sanitario alla data delle revoca e che il primo Giudice aveva rigettatola domanda osservando che all’epoca della visita di revisione del novembre 2003 la ricorrente aveva già compiuto il 65^ anno di età, essendo nata il 20 ottobre 1938, e quindi non aveva più diritto alla prestazione richiesta, nè aveva diritto alla trasformazione in assegno sociale, per mancanza di richiesta – sostiene l’erroneità della sentenza della Corte d’appello di Palermo perchè questa si sarebbe limitata alla verifica della sussistenza dello stato invalidante, senza nulla statuire in ordine alla prestazione da erogare. Invero non poteva essere erogato nè l’assegno di invalidità di cui alla L. n. 118 del 1971, art. 13, avendo la ricorrente superato il 65^ anno all’epoca in cui questo avrebbe dovuto essere ripristinato, ma neppure l’assegno sociale di cui alla L. n. 335 del 1995, giacchè detta domanda non era stata formulata nè in sede amministrativa, nè con il ricorso giudiziale.

L’Istituto propone quindi il seguente quesito di diritto: Dica la S.C. se, in materia di assegno mensile di assistenza, il raggiungimento del limite di età (sessantacinque anni) precluda il ripristino della stessa provvidenza revocata a seguito di visita di revisione; dica la S.C. se, in materia di assegno mensile di assistenza, la conversione di detta provvidenza in assegno sociale al compimento del sessantacinquesimo anno di età, non richiesta in via amministrativa, possa essere riconosciuta in giudizio sebbene in assenza di domanda formulata nel ricorso introduttivo”.

Il ricorso è inammissibile il quanto il quesito non è conferente con il decisum della sentenza impugnata. Invero, sia il quesito ed anche invero la parte motiva della censura, danno per presupposto che i Giudici d’appello abbiano ripristinato il diritto alla provvidenza revocata, ossia all’assegno di assistenza di cui godeva la signora P.. Ma così non è, perchè la statuizione d’appello non ha riconosciuto la prestazione, ma ha espresso meramente un giudizio sulla ricorrenza dello stato invalidante prescritto per l’assegno, riduzione del 74% della capacità lavorativa, senza però affermare il diritto al ripristino e senza condannare l’Istituto alla sua erogazione.

La erronea formulazione del quesito condurrebbe la Corte a statuire in ordine ad una fattispecie diversa rispetto a quella decisa, onde il ricorso è inammissibile.

La peculiarità del caso recante una statuizione che non determina la soccombenza dell’Istituto ricorrente, perchè limitata alla mera declaratoria dello stato invalidante della originaria ricorrente e non contenente alcuna condanna al ripristino della prestazione, giustifica la compensazione delle spese, mentre nulla va deciso sulle spese del Ministero dell’Economia che è rimasto intimato.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e compensa le spese tra le parti costituite.

Così deciso in Roma, il 24 novembre 2010.

Depositato in Cancelleria il 20 gennaio 2011

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