Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12285 del 17/05/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. trib., 17/05/2017, (ud. 24/02/2017, dep.17/05/2017),  n. 12285

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 23729/2010 R.G. proposto da:

Sidermontaggi S.p.A., rappresentata e difesa dagli Avv.ti Salvatore

Capomacchia e Cesare Persichelli, con domicilio eletto in Roma, via

Crescenzio, n. 29, presso lo studio dell’Avv. Cesare Persichelli;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, con domicilio eletto in Roma, Via dei

Portoghesi, n. 12, presso l’Avvocatura Generale dello Stato;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del Friuli

Venezia Giulia, n. 116/06/09 depositata il 22 luglio 2009.

Udita la relazione svolta nella pubblica udienza del 24 febbraio 2017

dal Consigliere Dott. Emilio Iannello;

uditi gli Avv.ti Salvatore Capomacchia e Cesare Persichelli;

udito l’Avvocato dello Stato Pio Marrone;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

generale Dott. DEL CORE Sergio, che ha concluso chiedendo il

rigetto.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La Sidermontaggi S.p.A. proponeva ricorso avanti la C.T.P. di Udine avverso l’avviso di accertamento con cui l’Ufficio aveva nei suoi confronti determinato un maggior reddito imponibile a fini Irap per l’anno d’imposta 1998, ritenendo che la società, beneficiaria di un provvedimento di esenzione decennale Ilor per ampliamento, non avesse correttamente applicato la norma di cui al D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 17, comma 1 (istitutivo dell’Irap), che a tale agevolazione attribuiva rilievo, alle condizioni e nei limiti ivi previsti, ai fini della determinazione della base imponibile della nuova imposta.

La contribuente aveva infatti applicato alla base imponibile Irap la medesima percentuale di esenzione spettante in vigenza dell’Ilor.

Secondo l’Ufficio, invece, la norma richiamata consentiva soltanto di apportare alla base imponibile della nuova imposta una riduzione pari alla base imponibile esente da Ilor, la quale quindi andava prima previamente calcolata. In base a tale diversa interpretazione, nel caso di specie, l’Ufficio aveva azzerato, ritenendola non spettante, la riduzione apportata dalla società all’imponibile Irap.

Accolto in primo grado, il ricorso della contribuente era ritenuto infondato dalla C.T.R. del Friuli Venezia Giulia che, con la sentenza in epigrafe, in accoglimento dell’appello proposto dall’Ufficio, affermava la piena legittimità dell’avviso di accertamento impugnato.

2. Avverso tale decisione la società propone ricorso con unico mezzo, cui resiste l’Agenzia delle entrate depositando controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo di ricorso la società contribuente denuncia – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 17, comma 1.

Ribadendo l’interpretazione di tale norma posta a base del ricorso introduttivo e disattesa invece dalla sentenza impugnata, sostiene che “la misura del 43% (che… rappresentava il limite di godimento dell’esenzione dall’imponibile Ilor…) dovrà essere applicata alla parte di valore della produzione rilevante ai fini Irap riferibile alla realtà territoriale. Se tale valore della produzione riferibile alla realtà territoriale che gode dell’esenzione si quantifica, nel caso di specie, nell’81,92%, allora a tale percentuale del valore della produzione dovrà applicarsi l’aliquota del 43%” (che fissa il limite dell’esenzione).

In altre parole, secondo la ricorrente, “una volta determinato nel suo ammontare, così come previsto dal D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 4 e 5, esso (l’imponibile Irap) dovrà essere abbattuto della stessa percentuale di esenzione in precedenza prevista”.

2. La censura è infondata.

Il D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 17, comma 1, così dispone: “per i soggetti che alla data di entrata in vigore del presente decreto hanno acquisito il diritto a fruire di uno dei regimi di esenzione decennale a carattere territoriale dell’imposta locale sui redditi nel rispetto delle condizioni e dei requisiti previsti dalle singole leggi di esonero, il valore prodotto nel territorio della regione ove è ubicato lo stabilimento o l’impianto cui il regime agevolativo si riferisce, determinato a norma degli artt. 4 e 5, è ridotto per il residuo periodo di applicabilità del detto regime di un ammontare pari al reddito che ne avrebbe fruito”.

Il senso di tale disposizione “fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse” (primo canone di interpretazione della legge ex art. 12 preleggi, comma 1) appare univocamente quello di stabilire che l’agevolazione di cui il soggetto passivo aveva acquisito il diritto sotto il vigore della precedente imposta locale sui redditi si riflette con riferimento alla nuova imposta solo attraverso la riduzione della nuova base imponibile di importo corrispondente all’imponibile che, secondo la precedente imposta, avrebbe beneficiato della previste esenzione.

Si consideri al riguardo che la frase complessa, nella quale linguisticamente si struttura la disposizione, ruota attorno alla seguente centrale proposizione: “il valore prodotto… determinato a norma degli artt. 4 e 5… è ridotto di un ammontare pari al reddito che… avrebbe fruito” (di uno dei regimi di esenzione decennale a carattere territoriale dell’imposta locale sui redditi nel rispetto).

Ciò di per sè è già sufficiente a evidenziare, senza possibilità di equivoci, che l’agevolazione prevista con riferimento alla nuova imposta opera non già sul piano del calcolo dell’imposta medesima (ad esempio attraverso l’abbattimento dell’aliquota) bensì su quello della determinazione della base imponibile, attraverso la “riduzione” della stessa.

La norma, in altre parole, individua il meccanismo di tale agevolazione attraverso una sottrazione, nella quale il primo elemento (minuendo) è rappresentato dal “valore prodotto nel territorio della regione ove è ubicato lo stabilimento o l’impianto cui il regime agevolativo si riferisce, determinato a norma degli artt. 4 e 5” (si tratta dunque di una base imponibile Irap, ancorchè riferita a un ristretto ambito territoriale, e non del reddito che sarebbe stato imponibile secondo la vecchia imposta); il secondo elemento (sottraendo) è invece rappresentato da “un ammontare pari al reddito che ne avrebbe fruito”, ossia da un valore da calcolare alla stregua dei diversi presupposti della vecchia imposta, univoco in tal senso apparendo l’uso del condizionale “avrebbe fruito”.

Le modalità attraverso cui giungere a tale riduzione scontano così inevitabilmente la diversità dei presupposti della nuova imposta rispetto a quelli della precedente alla quale essa è subentrata; diversità che per converso rende insostenibile, anche sul piano dell’interpretazione sistematica oltre che, per quanto visto, di quella letterale, l’opposta interpretazione proposta dalla ricorrente secondo cui la norma in esame altro non farebbe che estendere sic et simpliciter la stessa esenzione quale prevista per l’Ilor – nella stessa misura, negli stessi limiti e con lo stesso meccanismo di calcolo – alla nuova imposta, nonostante la diversità della base imponibile (cfr. Cass. 07/05/2010, n. 11164 che, muovendo da tale interpretazione della norma, ha confermato la sentenza di merito che aveva rigettato il ricorso del contribuente per l’inesistenza, nel caso esaminato, di un reddito Ilor positivo su cui calcolare l’esenzione e dunque per l’impossibilità di operare la sottrazione di tale valore dalla nuova base imponibile Irap).

3. Il ricorso va pertanto rigettato con la conseguente condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali, liquidate come da dispositivo.

PQM

rigetta il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 7.000 per compensi, oltre alle spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 24 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 17 maggio 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA