Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12285 del 15/06/2016


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Cassazione civile sez. III, 15/06/2016, (ud. 24/02/2016, dep. 15/06/2016), n.12285

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHIARINI Maria Margherita – Presidente –

Dott. SPIRITO Angelo – Consigliere –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 12590/2013 proposto da:

A2A RETI SPA, (OMISSIS) in persona del legale rappresentante

p.t. e Amministratore Delegato Ing. R.P., elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA COSSERIA 5, presso lo studio dell’avvocato

LAURA TRICERRI, che la rappresenta e difende unitamente

all’avvocato ARONNE BONA giusta procura speciale in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

ANAS, in persona del legale rappresentante p.t., domiciliato ex

lege in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE

DELLO STATO, da cui è difesa per legge;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 507/2012 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

depositata il 19/04/2012, R.G.N. 320/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

24/02/2016 dal Consigliere Dott. ANTONIETTA SCRIMA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUZIO Riccardo, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La CIGE S.p.a. (ora A2A RETI S.p.a.), con atto notificato nel 1999, esponeva che aveva ottenuto dall’ANAS la possibilità di eseguire e mantenere la posa di un gasdotto lungo la SS (OMISSIS) al fine di fornire il gas ad alcune località nella zona; in data 24 agosto 1993, asseritamente a causa della cattiva manutenzione dell’ANAS, una parte della sponda del lago di Iseo era sprofondata in acqua con conseguente “strappo” della tubazione del gas; l’ANAS aveva provveduto alla ricostruzione del tratto di strada interessato senza tuttavia lasciare lo spazio idoneo al passaggio della tubatura del gas e l’attrice aveva dovuto provvedere alla realizzazione di una sorta di by pass della medesima tubatura.

Tanto premesso, la CIGE S.p.a. conveniva in giudizio, innanzi al Tribunale di Bergamo – sezione distaccata di Clusone, l’ANAS chiedendo la condanna della convenuta a corrisponderle la somma necessaria per la ricostruzione delle opere danneggiate a seguito dell’evento, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria.

L’ANAS si costituiva contestando quanto dedotto dalla controparte ed eccependo pure la prescrizione del diritto fatto valere dall’attrice e concludeva per il rigetto della domanda.

Il Tribunale adito, con sentenza del 29 giugno 2007, accoglieva la domanda e condannava la convenuta al pagamento della somma di Euro 33.569,70 nonchè alle spese di lite.

Avverso tale decisione la parte soccombente proponeva appello, cui resisteva l’appellata, la quale proponeva a sua volta appello incidentale, chiedendo la condanna dell’appellante a corrispondere gli interessi legali sulla somma capitale dalla data di introduzione del giudizio sino al saldo nonchè la quota parte del 50% delle spese di c.t.u..

La Corte di appello di Brescia, con sentenza del 19 aprile 2012, accoglieva l’appello dell’ANAS e, per l’effetto, rigettava la domanda proposta in primo grado dalla CIGE S.p.a., riteneva assorbite le ulteriori censure proposte da entrambe le parti e condannava l’appellata al pagamento delle spese del doppio grado del giudizio di merito.

Avverso la sentenza della Corte di merito la A2A RETI S.p.a. (già CIGE S.p.a.) ha proposto ricorso per cassazione sulla base di due motivi.

Ha resistito con controricorso l’ANAS.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo, lamentando la violazione dell’art. 2944 c.c., la ricorrente censura la sentenza impugnata nella parte in cui la Corte di merito ha ritenuto che nella fattispecie all’esame la prescrizione non sarebbe stata interrotta, non essendo emersi nel corso dei due gradi di merito elementi sufficientemente univoci in tal senso.

Assume la ricorrente che “lo svolgimento degli eventi seguiti al crollo del tratto stradale” in questione non potrebbe non far ritenere sussistente un riconoscimento del debito, anche tacito ma comunque non equivoco da parte dell’ANAS. Al riguardo fa riferimento: 1) alla missiva del 25 agosto 1993 proveniente della Regione Lombardia Assessorato Lavori Pubblici servizio prov.le Genio Civile Bergamo e firmata dal Dirigente del Servizio; 2) alla missiva del 17 marzo 1995 con la quale l’ANAS chiedeva ad una serie di Enti – tra cui CIGE – tutti interessati a vario titolo dal crollo della strada, la trasmissione di un preventivo di spesa, evidentemente finalizzato all’esecuzione delle opere necessarie a ripristinare integralmente i servizi danneggiati, missiva cui seguiva l’invio, da parte di CIGE S.p.a. di un preventivo mai contestato da ANAS; 3) all’incontro non contestato avvenuto a (OMISSIS) presso la sede ANAS alla presenza del tecnico della CIGE S.p.a. T.P. e del geom. L.L. di ANAS durante il quale quest’ultimo aveva dichiarato che “il preventivo andava bene” e che pertanto “la CIGE poteva procedere con i lavori”.

1.1. Il motivo non può trovare accoglimento.

Ed invero, in ossequio al principio della cd. ragione più liquida, che consente al Giudice di decidere la causa sulla base della questione ritenuta di più agevole soluzione, pur se logicamente subordinata ad altre, il cui previo esame risulta, quindi, non necessario, in una prospettiva aderente alle esigenze di economia processuale e di celerità del giudizio, costituzionalizzate dagli artt. 24 e 111 Cost. (Cass. 26 giugno 2015, n. 2015, non massimata sul punto; Cass. 28 maggio 2014, n. 12002), rileva il Collegio che, con il motivo all’esame, pur evocando una violazione di legge, in sostanza, la ricorrente censura la ricostruzione del fatto e la valutazione delle prove operate dalla Corte di merito, il che non è consentito in sede di legittimità. Peraltro, ritiene il Collegio che le testimonianze e gli atti richiamati dalla ricorrente nell’illustrazione del mezzo, in disparte i profili di inammissibilità eccepiti dalla controricorrente, risultano, comunque, nella specie non decisivi.

2. Dal rigetto del primo motivo consegue l’assorbimento dell’esame del secondo mezzo, con cui si lamenta la violazione dell’art. 1703 c.c., da parte della Corte di merito per aver, nella sentenza impugnata, la stessa affermato che “non risulta nè che l’eventuale riconoscimento di debito provenga da parte del legale rappresentante dell’Ente, unico soggetto titolare del potere di impegnarsi per conto dell’ANAS all’esterno, nè che sia stato effettuato con le dovute forme prescritte dalla Legge”.

3. Il ricorso deve essere, pertanto, rigettato.

4. Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

5. Va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in complessivi Euro 2.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali e accessori, come per legge; ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 24 febbraio 2016.

Depositato in Cancelleria il 15 giugno 2016

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