Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12257 del 19/05/2010

Cassazione civile sez. trib., 19/05/2010, (ud. 25/03/2010, dep. 19/05/2010), n.12257

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ALTIERI Enrico – Presidente –

Dott. MERONE Antonio – rel. Consigliere –

Dott. PERSICO Mariaida – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso lo

studio dell’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

CORIM COSTRUZIONI RICOSTRUZIONI IMMOBILIARI IN LIQUIDAZIONE,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DI PITRALATA 320, presso lo

studio dell’avv. MAZZA RICCI GIGLIOLA, che lo rappresenta e difende,

giusta delega a margine;

– controricorrente –

e contro

FALL. MOLINO & PASTIFICIO “PASQUALE CASILLO” DI FRANCESCO

ALFONSO

CASILLO;

– intimati –

avverso la sentenza n. 122/2004 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di

FOGGIA, depositata il 23/12/2004;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza de

25/03/2010 dal Consigliere Dott. ANTONIO MERONE;

udito il P.M. in persona del Sost. Procuratore Generale Dott. APICE

Umberto che ha concluso per il rigetto dei ricorso con correzione

motivazionale sentenza.

 

Fatto

La controversia trae origine dalla impugnazione dei seguenti atti dinanzi al competente giudice tributario:

a) silenzio rifiuto seguito alla istanza di rimborso dell’imposta versata per la registrazione del decreto che dichiarava esecutivo il piano di riparto parziale relativo al fallimento della MOLINO E Pastificio “Pasquale Casillo” s.r.l..

b) silenzio rifiuto seguito ad analoga istanza di rimborso in relazione all’imposta proporzionale versata per la registrazione del provvedimento di omologa del concordato fallimentare.

Con i ricorsi introduttivi, il curatore fallimentare sosteneva che il decreto che rende esecutivo il piano di riparto è un atto meramente processuale, non inquadrarle nella previsione dell’art. 8, lett. b) della tariffa, parte prima, e nemmeno nel D.P.R. n. 131 del 1986, art. 37 che riguarda gli atti delle “controversie civili”, quindi esente da imposta. Sosteneva inoltre che la sentenza di omologazione del concordato fallimentare trova la sua corretta disciplina fiscale nel medesimo art. 8, lett. g), parte prima della tariffa allegata alla legge sul registro.

La commissione tributaria provinciale adita ha accolto i ricorsi, previa riunione. La commissione tributaria regionale ha poi confermato la sentenza di primo grado, rigettando l’appello dell’ufficio.

L’Agenzia delle Entrate ricorre per la cassazione di quest’ultima sentenza, meglio specificata in epigrafe, sulla base di tre motivi.

Delle due parti intimate, resiste con controricorso soltanto la corim costruzioni e ricostruzioni immobiliari S.R.L. che ha depositato anche memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Diritto

Il ricorso non può trovare accoglimento.

Con il primo motivo di ricorso, denunciando la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 18, comma 2, lett. d), e art. 4, art. 19, comma 1, lett. g), e art. 21, commi 1 e 2, viene eccepita la inammissibilità del ricorso introduttivo perchè privo della indicazione dell’atto impugnato (D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 18, comma 4), con la conseguenza che non è possibile sapere nemmeno se si tratta di silenzio rifiuto o rifiuto espresso e se il ricorso sia stato proposto tempestivamente.

Il motivo è inammissibile perchè prospettato sulla base di parametri normativi non vigenti all’epoca della proposizione dei ricorsi (proposti nel 1989, mentre la nuova disciplina del contenzioso tributario è stata dettata con il D.Lgs. n. 546 del 1992, entrato in vigore il 15 gennaio 1993, ma con effetto dal 1 aprile 1996). Peraltro, nella narrativa della sentenza della CTR si parla pacificamente di silenzio rifiuto, per cui se l’ufficio avesse voluto far valere l’esistenza di un provvedimento positivo di rigetto avrebbe dovuto eccepirlo espressamente e produrre il relativo documento. Quindi, non può esservi incertezza sui provvedimenti impugnati.

Quanto alla tempestività del ricorso introduttivo, secondo il D.P.R. n. 636 del 1972, art. 16, comma 7, vigente ratione temporis, in caso di presentazione dell’istanza di rimborso, il ricorso non poteva essere proposto prima che fossero trascorsi novanta giorni dalla presentazione dell’istanza, ma poi poteva essere proposto comunque entro i termini di prescrizione (“Trascorsi almeno novanta giorni dalla presentazione dell’istanza di rimborso, senza che ne sia stato notificato il provvedimento dell’ufficio tributario sulla stessa, il ricorso può essere proposto fino a quando il diritto al rimborso non è prescritto”). Trattandosi di azioni proposte nel 1989 per il rimborso dell’imposta di registrazione versata nel 1988, è evidente che i ricorsi non possono essere stati presentati tardivamente.

La parte ricorrente eccepisce anche una sorta di extrapetizione del ricorso, con il quale è stato richiesto il rimborso dell’intera imposta pagata, in relazione alla registrazione del piano di riparto, in contrasto con la richiesta amministrativa di rimborso dell’imposta “pagata in più”. L’eccezione, per un verso smentisce (almeno in parte) la tesi della incertezza dell’atto impugnato, e per altro verso appare infondata. La richiesta di rimborso dell’imposta pagata in più consente al contribuente di agire per dimostrare perchè l’imposta pagata non fosse dovuta in tutto o in parte, fermo restando i presupposti di fatto. Peraltro, se l’ufficio nega, nella forma del silenzio rifiuto, il rimborso parziale, a maggior ragione si deve intendere che non abbia inteso negare quello totale.

Con il secondo motivo, denunciando la violazione dell’art. 112 c.p.c., per extrapetizione ed omessa pronuncia, unitamente a vizi di motivazione, l’Agenzia ricorrente eccepisce che la CTR, esaminando gli argomenti in base ai quali ha ritenuto di escludere l’applicazione dell’imposta proporzionale in base all’art. 9 della tariffa, parte prima, allegata al D.P.R. n. 131 del 1986, avrebbe sconfinato dai limiti del petitum. In realtà, i giudici di appello hanno esaminato la natura del provvedimento sottoposto a registrazione, al fine di ottenere il corretto inquadramento dello stesso ai fini fiscali e quindi per decidere sul regime impositivo da applicare per poi valutare se spettasse o meno il diritto al rimborso (che è l’oggetto del giudizio). La CTR ha fatto soltanto un corretto uso del principio iura novit curia.

La parte ricorrente eccepisce anche che la CTR non avrebbe esaminato gli argomenti relativi al contenuto novatorio e agli effetti giuridici derivanti dalla sentenza di omologazione. A parte la carenza di autosufficienza del motivo, che lo rende inammissibile, giova ricordare che secondo la più recente giurisprudenza di questa Corte (che ha sottoposto a revisione critica talune precedenti oscillazioni), alla quale aderisce il Collegio “in tema di imposta di registro relativa alla sentenza di omologazione del concordato preventivo anche con garanzia, essa va inquadrata nella previsione di cui all’art. 8, lett. g), della Tariffa, parte prima, allegata al D.P.R. n. 131 del 1986, comprendente appunto gli “atti di omologazione”, con la conseguenza che non si applica la imposta di registrazione in misura proporzionale” (Cass. 11585/2007, conf.

5950/2009, 6544/2009).

Infine, con il terzo motivo, viene denunciata la violazione dell’art. 8, lett. a) della tariffa, parte prima, allegata al D.P.R. n. 131 del 1986 e falsa applicazione dello stesso art. 8, lett. g) e dell’art. 8 lett. f) tariffa, all. A, D.P.R. n. 634 del 1972, unitamente a vizi di motivazione. Sostiene l’Agenzia ricorrente che la conclusione assunta dalla CTR sarebbe in contrasto con l’accertamento in fatto del carattere costitutivo della sentenza di omologazione e con la giurisprudenza di questa Corte. In realtà la CTR ha ritenuto che, nella specie, la sentenza di omologazione, non avesse alcun contenuto decisionale e che perciò doveva ritenersi soggetta ad imposta fissa.

Quanto alla giurisprudenza invocata dalla ricorrente, si tratta appunto del precedente indirizzo superato dalla più recente e consapevole giurisprudenza sopra ricordata.

Conseguentemente, il ricorso va rigettato, con la compensazione delle spese nei confronti della parte costituita, considerato il mutamento di giurisprudenza intervenuto dopo la proposizione del ricorso dinanzi a questa Corte.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese.

Così deciso in Roma, il 25 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 19 maggio 2010

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