Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12247 del 17/05/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 17/05/2017, (ud. 15/03/2017, dep.17/05/2017),  n. 12247

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 108-2011 proposto da:

G.A., elettivamente domiciliata in ROMA VIA OSLO 5, presso lo

studio dell’avvocato SONIA LEONE, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DI CATANZARO, in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende;

– resistente con atto di costituzione –

avverso la sentenza n. 69/2010 della COM.TRIB.REG. DELL’EMILIA

ROMAGNA, depositata il 03/05/2010;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/03/2017 dal Consigliere Dott. MARIA ENZA LA TORRE.

Fatto

RILEVATO

che:

– G.A. ricorre per la cassazione della sentenza della C.T.R. della Calabria, n. 69/1/10 dep. 3.5.2010, che, su impugnazione di avviso di accertamento delle maggiori imposte (Iva e Irpef) per l’anno 1999, in riforma della sentenza di primo grado, ha accolto l’appello dell’Ufficio.

– In particolare la C.T.R., preso atto della mancata adesione da parte della contribuente all’invito al contraddittorio, ha ritenuto legittimo l’accertamento basato sull’applicazione dei parametri, spettando alla G. fornire la prova della loro erronea applicazione o della loro inapplicabilità al caso concreto.

– L’Agenzia si costituisce al solo fine di ricevere l’avviso di fissazione udienza;

– la ricorrente ha prodotto nuova procura ed elezione di domicilio.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

– 1. Col primo motivo si deduce vizio di motivazione, per essersi la C.T.R. limitata ad esporre le fonti normative, tralasciando di valutare gli elementi decisivi del contraddittorio e ritenendo erroneamente l’accertamento sufficientemente motivato, benchè basato sul mero scostamento tra ricavi dichiarati e applicazione dei parametri.

– 2. Col secondo motivo si deduce nullità della sentenza per violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione all’art. 360, nn. 3 e 4, e omessa motivazione in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, per avere la C.T.R. fondato la sua decisione su eccezione mai sollevata dall’Ufficio, relativa alla mancata adesione all’invito al contraddittorio da parte della contribuente.

– 3. Col terzo motivo si deduce vizio di motivazione, per avere la C.T.R. esposto le modalità operative del software per la determinazione del reddito presunto mediante i parametri, senza riferimento specifico o ulteriori indagini sulla situazione della contribuente, con conseguente inattendibilità dei parametri al caso specifico.

– Il ricorso è infondato.

La mancata esposizione, anche in questa sede, degli elementi addotti per superare le presunzioni poste a base dell’accertamento, in mancanza di qualsivoglia attività di allegazione, esclude l’obbligo per l’Ufficio di offrire alcuna ulteriore dimostrazione della pretesa esercitata in ragione del semplice disallineamento del reddito dichiarato rispetto ai menzionati parametri (Cass. 17646/2014).

– Pertanto, a parte i profili di inammissibilità per carenza di autosufficienza e novità della domanda, il primo motivo del ricorso è infondato.

– Quanto alla ripartizione dell’onere della prova, la C.T.R. ne ha correttamente applicato i principi, come stabiliti dalla normativa in materia. In base all’interpretazione datane da questa Corte, secondo cui i parametri, rappresentando la risultante dell’estrapolazione statistica di una pluralità di dati settoriali acquisiti su campioni di contribuenti e dalle relative dichiarazioni, rivelano valori che, quando eccedono il dichiarato, integrano il presupposto per il legittimo esercizio da parte dell’Ufficio dell’accertamento analitico-induttivo, D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 39, comma 1, lett. d), che deve essere necessariamente svolto in contraddittorio con il contribuente, sul quale, nella fase amministrativa e, soprattutto, in quella contenziosa, incombe l’onere di allegare e provare, senza limitazioni di mezzi e di contenuto, la sussistenza di circostanze di fatto tali da allontanare la sua attività dal modello normale al quale i parametri fanno riferimento, sì da giustificare un reddito inferiore a quello che sarebbe stato normale secondo la procedura di accertamento tributario standardizzato, mentre all’ente impositore fa carico la dimostrazione dell’applicabilità dello “standard” prescelto al caso concreto oggetto di accertamento (cfr., fra le altre, Cass. n. 3415 del 2015).

– Pertanto, ogni qual volta il contraddittorio sia stato regolarmente attivato ed il contribuente ometta di parteciparvi ovvero si astenga da qualsivoglia attività di allegazione – come la stessa contribuente afferma essere avvenuto nella fattispecie- l’ufficio non è tenuto ad offrire alcuna ulteriore dimostrazione della pretesa esercitata in ragione del semplice disallineamento del reddito dichiarato rispetto ai menzionati parametri (Cass. 17646 del 2014).

– Anche il secondo e il terzo motivo del ricorso vanno conseguentemente respinti.

– In conclusione il ricorso va rigettato.

– Nulla sulle spese, non avendo l’intimata svolto attività difensiva.

PQM

Rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 15 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 17 maggio 2017

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