Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12237 del 19/05/2010

Cassazione civile sez. trib., 19/05/2010, (ud. 14/04/2010, dep. 19/05/2010), n.12237

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. MERONE Antonio – Consigliere –

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – rel. Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato;

– ricorrente –

contro

APRILIA BEVANDE DI STEFANELLI LUIGI E CALABRESI MARISA S.N.C., in

persona del legale rappresentante pro tempore;

– intimata –

per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria

regionale del Lazio, sez. 39^, n. 608, depositata il 5 novembre 2007.

Letta la relazione scritta redatta dal consigliere relatore Dott.

Aurelio Cappabianca;

constatata la regolarità delle comunicazioni di cui all’art. 380 bis

c.p.c., comma 3.

 

Fatto

PREMESSO IN FATTO

– Che la sentenza di appello indicata in epigrafe – pronunziata in controversia su accertamento iva per l’anno 1997 – risulta motivata nei termini di seguito riprodotti: “La Commissione, esaminati gli atti e sentite le parti, ritiene infondato l’appello proposto e non condivide le argomentazioni addotte a sostegno dell’atto di appello.

Il collegio rileva che l’accertamento operato è immotivato, in quanto non vengono specificati i dati tenuti presenti e le ragioni per le quali viene applicata la percentuale di ricarico da parte dell’Ufficio. La Commissione rileva altresì che in sostanza non è dato rinvenire i dati elaborati in conseguenza dei quali vengono applicate le percentuali di ricarico, sicchè l’accertamento fonda su semplici presunzioni non supportate da validi elementi probatori.

L’appellante, in questa sede, ripropone le stesse affermazioni disattese dai Giudici di 1^ Grado, per cui la Decisione e la Motivazione di 1^ Grado non meritano alcuna censura e vanno confermate, mentre l’Appello deve essere respinto”;

rilevato:

– che, avverso tale sentenza, l’Agenzia ha proposto ricorso per cassazione, in tre motivi;

– che la società intimata non si è costituita;

osservato:

– che i primi due motivi di ricorso sono dichiaratamente riferiti all’ultima proposizione della decisione impugnata (“l’appellante, in questa sede, ripropone le stesse affermazioni disattese dai Giudici di 1^ Grado, per cui la Decisione e la Motivazione di 1^ Grado non meritano alcuna censura e vanno confermate, mentre l’Appello deve essere respinto”);

– che, con il primo motivo, l’Agenzia deduce “violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 2, “e formula il seguente quesito: “se, in materia di accertamento della maggiore imposta dovuta da una società di persone, operato ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 2, l’Ufficio possa emettere l’avviso di accertamento sulla base dei dati e delle notizie comunque raccolti o venuti a sua conoscenza, non assumendo rilevanza la asserita mancata redazione, in sede di accesso, del processo verbale di constatazione, cosicchè erra la C.t.r., la quale, nel rinviare in sede di decisione alla motivazione della, sentenza della C.t.p., ritenga illegittimo l’accertamento induttivo dell’Ufficio, per il sol fatto che questo non era stato preceduto dalla redazione del processo verbale di constatazione”;

– che, con il secondo motivo, l’Agenzia deduce “violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 32 e 33, D.P.R. n. 633 del 1972, art. 52 e L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, “e formula il seguente quesito “dica la Corte se, in sede di accesso presso la sede legale di una società di persone, operato dall’Ufficio, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 32 e 33 e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 52, al fine di acquisire una determinata documentazione, siano conformi al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 52, comma 6, i processi verbali di accesso dai quali risultino le ispezioni e le rilevazioni eseguite, le richieste fatte al rappresentante legale della società contribuente e le risposte ricevute, sicchè erra la C.t.r. la quale nel rinviare in sede di decisione alla motivazione della sentenza della C.t.p., ritenga che a conclusione dell’accesso, ai sensi dell’art. 52 cit., l’Ufficio debba procedere, mediante la redazione di un processo verbale di constatazione, anche a formulare rilievi ed addebiti, facendo riferimento ai motivi poi riportati nell’avviso di accertamento. Dica, altresì, la Corte se la notifica dell’avviso di accertamento, avvenuta prima che siano decorsi sessanta giorni dalla notifica del processo verbale di accesso, non comporti, in applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, la illegittimità dell’avviso di accertamento, atteso che è l’avviso di accertamento l’atto definitivo della procedura, come tale impugnabile, sicchè erra la sentenza della C.t.r., la quale, nel rinviare in sede di decisione alla motivazione della sentenza della C.t.p., ritenga illegittimo l’avviso di accertamento dell’Ufficio, per non essere stato questo preceduto dalla notifica del processo verbale di constatazione”.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

– Che gli indicati motivi sono inammissibili, giacchè sviluppano doglianze, che, anzichè censurare la sentenza di appello qui impugnata, contengono censure rivolte alle affermazioni contenute nella decisione di primo grado, essendo, invece, estranea al giudizio di cassazione qualsiasi doglianza che riguardi pronunzie diverse da quella impugnata, e, in particolare, la sentenza di prime cure quando sia impugnata quella d’appello (cfr. Cass. 15.952/07, 10626/07, 13259/06, 5637/06);

osservato:

– che, con il terzo motivo di ricorso, l’Agenzia deduce “insufficiente motivazione su un fatto decisivo della controversia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 “e denuncia quale fatto controverso immotivato “la sussistenza di ragioni che giustifichino il ricorso, da parte dell’Ufficio, alle percentuali di ricarico indicate nell’avviso di accertamento; l’insufficienza della motivazione si rileva nelle apodittiche affermazioni della C.t.r. che non si da carico di valutare le specifiche deduzioni dell’Agenzia – quale quella per la quale, in sede di accesso, si era proceduto a richiedere al sig. S.L., in qualità di legale rappresentante della società contribuente, le percentuali di incidenza dei prodotti commercializzati e le percentuali di ricarico applicate, e che l’elaborazione coordinata dei dati raccolti aveva permesso di evidenziare, per l’anno in contestazione, maggiori ricavi accertati – e quindi senza soffermarsi minimamente ad analizzare e a valutare criticamente, nel quadro complessivo degli elementi di giudizio, le valutazioni e le eccezioni sollevate dall’Agenzia”;

Considerato:

– che il motivo è manifestamente fondato;

che, invero, per il profilo considerato, la decisione dei giudici di appello appare espressa in termini tautologici, senza supporto argomentativo idoneo all’identificazione ed al controllo della ratio decidendi, e senza alcuna analisi critica dei contrapposti elementi di valutazione offerti dall’Agenzia appellante (e, in questa sede, riprodotti nel rispetto del criterio dell’autosufficienza), sicchè appare effettivamente rivelare il denunciato vizio di motivazione (Cass. 1756/06, 890/06);

ritenuto:

– che pertanto, respinti i primi due motivi di ricorso, va accolto il terzo nelle forme di cui agli artt. 375 e 380 bis c.p.c., con conseguente cassazione della sentenza impugnata e rinvio della causa, anche per la regolamentazione delle spese del presente giudizio ad altra sezione della Commissione tributaria regionale del Lazio.

PQM

La Corte: respinge i primi due motivi di ricorso e accoglie il terzo;

cassa la sentenza impugnata, in relazione al motivo accolto, e rinvia della causa, anche per la regolamentazione delle spese del presente giudizio, ad altra sezione della Commissione tributaria regionale del Lazio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 14 aprile 2010.

Depositato in Cancelleria il 19 maggio 2010

 

 

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