Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12217 del 07/05/2021

Cassazione civile sez. III, 07/05/2021, (ud. 18/12/2020, dep. 07/05/2021), n.12217

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SESTINI Danilo – Presidente –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 1158-2019 proposto da:

ANDRISANO COSTRUZIONI METALLICHE SRL, in persona del legale

rappresentante, rappresentato e difeso dall’avvocato VINCENZO LICCI,

e domiciliato presso il suo studio, pec:

licci.vincenzo.ordavvle.legalmail.it;

– ricorrente –

contro

IMPRESA SPA IN AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA in persona del

Commissario Straordinario, rappresentato e difeso dall’avvocato

SABRINA ROMEO, ed elettivamente domiciliata presso lo studio della

medesima, pec: sabrina.romeo.avvocatiperugiapec.it;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3952/2018 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 08/06/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18/12/2020 dal Consigliere Dott. ANNA MOSCARINI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La società Impresa Srl in amministrazione straordinaria convenne in giudizio davanti al Tribunale di Roma la società Andrisano Costruzioni Metalliche srl chiedendo disporsi la revoca, ai sensi della L.Fall., art. 67, dei pagamenti di Euro 130.004,50 e di Euro 123.685,94 effettuati dalla Impresa SpA in favore della Andrisano rispettivamente in data 21/9/2012 e 28/9/012 e per l’effetto di condannare la convenuta alla restituzione delle somme. Riferì di essere stata ammessa alla procedure di amministrazione straordinaria con decreto del MISE del 10/7/2013 e di avere in precedenza depositato ricorso per l’ammissione al concordato preventivo; dedusse che i due pagamenti, di cui chiedeva la revoca, erano stati eseguiti nei sei mesi anteriori alla domanda di concordato preventivo e che la società Andrisano conosceva lo stato di insolvenza.

La convenuta, costituendosi in giudizio, oppose che i pagamenti erano stati effettuati da terzi, che il periodo sospetto non poteva essere retrodatato alla presentazione della domanda di concordato preventivo dovendo decorrere al più dal decreto di ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria. Infine contestò di essere a conoscenza dello stato di decozione della società attrice.

2. Il Tribunale adito accolse la domanda dichiarando inefficaci i due pagamenti e condannando la convenuta alla restituzione della SOMME. La Corte d’Appello di Roma, con sentenza n. 3952 dell’8/6/2018, ha rigettato l’appello, confermando integralmente la sentenza di primo grado. Per quanto ancora qui di interesse, la Corte territoriale ha affermato che i due pagamenti, per quanto formalmente effettuati da soggetti terzi, erano sostanzialmente imputabili ad Impresa SpA, avendone i soggetti terzi speso il nome; che i suddetti pagamenti erano stati effettuati nel “periodo sospetto”, decorrendo il medesimo dalla data della domanda di ammissione al concordato preventivo, dovendosi considerare che tra le due procedure – quella di concordato preventivo e quella di amministrazione straordinaria non era mai venuto meno il presupposto dello stato di insolvenza; che infine doveva ritenersi provata la conoscenza dello stato di decozione da parte della società Andrisano.

3. Avverso la sentenza di rigetto la società Andrisano Costruzioni Metalliche srl ha proposto ricorso per cassazione sulla base di due motivi. L’Impresa SpA ha resistito con controricorso.

4. La causa è stata assegnata per la trattazione in Adunanza Camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., comma 1 in vista della quale la ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo – violazione e falsa applicazione – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, della L.Fall., art. 67, comma 2 e dell’art. 2697 c.c. – la ricorrente censura la sentenza per aver disposto la revoca dei pagamenti nonostante i medesimi fossero stati effettuati da terzi, in spregio alla consolidata giurisprudenza di questa corte che esclude la revocabilità dei pagamenti effettuati dal terzo salvo che quest’ultimo, dopo aver pagato, non abbia poi esercitato l’azione di rivalsa nei confronti del debitore principale, prima dell’apertura del fallimento, o abbia adempiuto ad una obbligazione relativa ad un debito proprio.

Ad avviso della società ricorrente la sentenza avrebbe altresì violato le regole sul riparto dell’onere della prova in quanto l’attore avrebbe dovuto provare che la somma era sostanzialmente imputabile al fallito o che il solvens aveva comunque poi agito in rivalsa.

2. Con il secondo motivo – violazione e falsa applicazione della L.Fall., art. 67, comma 2 e art. 69 bis, comma 2 – la società censura la sentenza laddove la medesima – al fine di individuare il cd. “periodo sospetto” – ha fatto riferimento alla domanda di ammissione al concordato preventivo e benchè questa fosse stata revocata e il Tribunale avesse dichiarato estinta la procedura con efficacia ex tunc.

Assume, pertanto, che alla domanda di concordato preventivo non poteva “ricollegarsi alcun effetto, tanto meno la pretesa retrodatazione dell’azione revocatoria” dal momento che la procedura era stata revocata di guisa da non potersi ravvisare alcuna continuità tra le due procedure.

1-2 La questione posta dal secondo motivo di ricorso assume portata preliminare perchè pone un tema nuovo sul quale questo Collegio, da un lato, non ha ravvisato specifici precedenti, dall’altro dubita dell’opportunità di pronunciarsi, trattandosi di una questione nomofilattica di competenza per materia della Prima Sezione Civile. La questione posta al Collegio riguarda, infatti, la possibilità, ai fini della revocatoria L.Fall., ex art. 67, di far riferimento – per ritenere provata la conoscenza dello stato di insolvenza – all’ammissione al concordato preventivo seguita poi dalla ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria, anche nel caso in cui la prima procedura sia stata espressamente revocata. Il ricorrente espressamente contesta che, in presenza di una esplicita revoca della procedura di ammissione al concordato preventivo con effetti ex tunc, seguita poi dall’ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria, essendosi determinata una netta soluzione di continuità tra la prima e la seconda procedura, non possa farsi riferimento temporalmente alla prima per affermare che il terzo conoscesse fin da allora lo stato di insolvenza della società. Da ciò conseguirebbe la necessità di cassare la sentenza che ha fatto riferimento alla conoscenza dello stato di insolvenza con riguardo alla prima procedura poi revocata.

Il Collegio, non avendo ravvisato specifici precedenti nella giurisprudenza di questa Corte, e ritenendo che la questione abbia una rilevanza nomofilattica sì da suggerire una rimessione della stessa alla Prima Sezione Civile, competente per materia, ritiene opportuno rimettere la causa al Presidente Titolare di questa Terza Sezione perchè valuti la rimessione della causa ala Prima Sezione Civile tabellarmente competente.

P.Q.M.

La Corte rimette gli atti al Presidente Titolare della Terza Sezione perchè valuti se ricorrono i presupposti per rimettere la causa alla Prima Sezione Civile competente per materia.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Terza Civile, il 18 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 7 maggio 2021

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