Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12215 del 16/05/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 16/05/2017, (ud. 05/04/2017, dep.16/05/2017),  n. 12215

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6836-2015 proposto da:

T.M.N., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA A.

BAIAMONTI 10, presso lo studio dell’avvocato MASSIMILIANO CASADEI,

rappresentato e difeso dall’avvocato MASSIMO NITTO;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), n persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 1674/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della TOSCANA, depositate il 11/09/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 05/04/2017 dal Consigliere Dott. GIULIA IOFRIDA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

T.M.N. propone ricorso per cassazione, affidato a cinque motivi, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate (che si costituisce al solo fine di partecipare all’udienza di discussione), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Toscana n. 1674/17/2014, depositata in data 11/09/2014, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione del diniego di rimborso dell’IRAP versata dal T. (agente di commercio) per gli anni d’imposta dal 2005 al 2008 – è stato accolto il ricorso per revocazione, proposto dall’Agenzia delle Entrate, avverso sentenza della C.T.R., che aveva respinto il gravame dell’Ufficio avverso la decisione dei giudici di primo grado, favorevole al contribuente.

In particolare, i giudici della C.T.R., nel giudizio per revocazione, hanno sostenuto che “la motivazione della sentenza d’appello, in sè chiara ed esaustiva, è in evidente ed insuperabile contrasto con ciò che, per un evidente errore materiale, viene affermato nella parte finale della stessa motivazione (“l’appello è respinto”) e poi in dispositivo, dopo che erano state enunciate “le ragioni favorevoli all’accoglimento del gravame interposto dall’Ufficio avverso la decisione di primo grado”.

A seguito di deposito di proposta ex art. 380 bis c..c., è stata fissata l’adunanza della Corte in camera di consiglio, con rituale comunicazione alle parti; il Collegio ha disposto la redazione della ordinanza con motivazione semplificata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorrente lamenta: 1) con il primo motivo, la violazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, dell’art. 345 c.p.c., avendo i giudici del giudizio di revocazione, come pure quelli del giudizio di appello (la cui decisione formava oggetto della revocazione, decisa con la sentenza qui impugnata), consentito l’acquisizione di documenti tardivamente prodotti dall’Agenzia delle Entrate soltanto con il proprio “atto di appello del 16/11/2011”,; 2) con il secondo motivo, la nullità della sentenza, ex art. 360 c.p.c., n. 4, per motivazione omessa, priva della valutazione delle argomentazioni e degli elementi probatori offerti dalle parti, in violazione degli artt. 118 disp. att. c.p.c., art. 132 c.p.c., Art. 111 Cost., comma 6 Cost., D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, 3) con il terzo motivo, la violazione, ex art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, artt. 115 e 116c.p.c., avendo la C.T.R., nel giudizio di revocazione, decidendo nel merito, trascurato di esaminare debitamente i documenti ed i mezzi istruttori offerti dal contribuente; 4) con il quarto motivo, la violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3 relativamente alla ritenuta sussistenza dei presupposti richiesti per l’assoggettamento dell’attività professionale ad IRAP; 5) con il quinto motivo, l’omesso esame, ex art. 360 c.p.c., n. 5, cerca un fatto decisivo per il giudizio, consistente nel non essersi il contribuente avvalso, negli anni in contestazione, di collaboratori e/ o dipendenti per o svolgimento dell’attvità professionale.

2. La seconda censura è fondata, nei sensi di cui appresso, con assorbimento dei restanti motivi.

La giurisprudenza di questo giudice di legittimtà ha affermato che si ha motivazione omessa o apparente quando il giudice di merito omette di indicare, nel contenuto della sentenza, gli elementi da cui ha desunto il proprio convincimento ovvero, pur individuando questi elementi, non procede ad una loro disamina logico-giuridica, tale da lasciar trasparire il percorso argomentativo seguito (v. Cass. n. 16736/2007).

Ciò ricorre nel caso in esame.

La C.T.R., quanto alla fase rescindente del giudizio di revocazione, sia pure in maniera sintetica, ha ritenuto di dovere accogliere il ricorso per revocazione delta sentenza della C.T.R. impugnata, stante l’insuperabile contrasto tra le ragioni favorevoli all’accoglimento del gravame, proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la decisione di primo grado, espresse dai giudici, ed il dispositivo, di rigetto dello stesso (“Va dunque ritenuto che quella decisione costituisse un accoglimento) dell’appello dell’Ufficio e che le spese del grado di appello dovessero essere a carico del T.”).

Tuttavia, quanto alla fase rescissoria necessaria, apertasi per effetto della affermata ammissibilità della istanza di revocazione ed inerente al merito della lite, si è limitata a fare rinvio alla motivazione dei giudici, nella decisione precedentemente revocata (“Di nessun pregio le argomentazioni del resistente, che consistono in sostanza in una nuova deduzione delle stesse ragioni di merito che la decisione qui gravata aveva disatteso”): tale sentenza, una volta rescissa, essendo stata eliminata, non esiste più, con ia conseguenza che non si può ad essa fare esclusivo riferimento, quanto al merito della controversia.

Questa Corte (Cass. 2181/2001; Cass. 8326/2004) – a già affermato che “la revocazione travolge completamente i capi della sentenza che sono frutto di errore, sicchè il giudice della fase rescissoria, chiamato nuovamente a decidere, deve procedere ad un nuovo esame prescindendo dalle “rationes decidendi” della sentenza revocata. Infatti, il giudizio ex art. 402 c.p.c. è nuovo e non la mera correzione di quello precedente, per cui la nuova decisione sul merito è del tutto autonoma e non può certo essere la risultante di singoli elementi correttivi nell’iter logico – giuridico espresso dalla decisione revocata.”.

Il mero richiamo, quanto alla fase rescissoria, alla motivazione espresso dai giudici nella decisione precedentemente eliminata, stante la ritenuta ammissibilità della domanda di revocazione, si risolve in una motivazione omessa.

4. Per tutto quanto sopra esposto, in accoglimento dei ricorso, va cassata la sentenza impugnata, con rinvio alla C.T.R. della Toscana in diversa composizione, che procederà a nuovo esame del merito, quanto alla fase rescissoria. Il giudice del rinvio provvederà alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, quanto al secondo motivo, assorbiti i restanti; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla C.T.R. della Toscana in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del presente giudizio di legittimità.

Motivazione semplificata.

Così deciso, in Roma, il 5 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 16 maggio 2017

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