Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12202 del 07/05/2021

Cassazione civile sez. I, 07/05/2021, (ud. 26/01/2021, dep. 07/05/2021), n.12202

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27949/2018 proposto da:

O.H., elettivamente domiciliato in Roma Viale Angelico n.

38, presso lo studio dell’avvocato Maiorana Roberto che lo

rappresenta e difende per procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’interno;

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di PERUGIA, depositata il

20/08/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

26/01/2021 dal consigliere Dott. Paola Vella.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. Il Tribunale di Perugia ha rigettato le domande di protezione internazionale o umanitaria proposte dal cittadino nigeriano O.H., nato a (OMISSIS), che dinanzi alla competente Commissione territoriale aveva dichiarato, senza essere però ritenuto credibile: di essere di etnia (OMISSIS) e religione cristiana; di non aver mai conosciuto i propri genitori e fratelli; di essere stato accusato dal re di aver ucciso due ragazzi morti in occasione di un incendio scoppiato nell’officina di sua proprietà, dove essi lavoravano; di essere stato “picchiato e rinchiuso su ordine del re”, riuscendo però a fuggire da una finestra priva di sbarre; di essere ricercato anche dalla polizia che, recatasi a cercarlo a casa della nonna, le aveva sparato, uccidendola; di essere fuggito con un amico in Libia, dove era stato arrestato e poi sequestrato a fini di riscatto; di essersi infine imbracato per l’Italia.

2. Il ricorrente ha impugnato la decisione negativa del tribunale con ricorso per cassazione affidato a due motivi. Il Ministero intimato non ha svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

2.1. Con il primo motivo si lamenta la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 7 e 14, per non avere il tribunale riconosciuto la “protezione sussidiaria cui il ricorrente aveva diritto ex lege in ragione delle attuali condizioni socio politiche del paese di origine”, quali risultanti “dal sito di Amnesty International”.

2.2. Il secondo mezzo prospetta la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 19, anche in relazione al D.P.R. n. 349 del 1999, art. 28, comma 1, art. 10 Cost. e art. 3 CEDU, in quanto il ricorrente “non è particolarmente vulnerabile in Italia ma lo diventerebbe se facesse ritorno in Nigeria”, a causa delle “gravissime condizioni socio-politico-economico-sociali attualmente esistenti ed i rischi per la incolumità personale del richiedente in caso di rimpatrio, derivante da atti terroristici diffusi e di conflitto armato tutt’ora in corso”.

3. Entrambi i motivi, che in quanto connessi vanno esaminati congiuntamente, sono inammissibili.

3.1. Si tratta invero di doglianze del tutto generiche, perchè sviluppate in termini generali e astratti, senza una specifica attinenza alla fattispecie concreta e alla vicenda personale del richiedente (desunta solo dal decreto impugnato), la quale non è stata nemmeno riportata nell’esposizione sommaria dei fatti di causa, che l’art. 366 c.p.c., n. 3), prescrive a pena di inammissibilità, in quanto requisito essenziale finalizzato alla comprensione dei motivi e alla verifica dell’ammissibilità, pertinenza e fondatezza delle censure proposte (Cass. 10072/2018, 7025/2020).

3.2. Inoltre, la puntuale motivazione del tribunale circa l’insussistenza dei presupposti di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), nella zona del Delta State – “a differenza di altre zone della Nigeria, in particolare collocate nell’area settentrionale” – non è stata adeguatamente censurata, essendosi il ricorrente limitato a trascrivere valutazioni tratte “dal sito di Amnesty International”, che però si riferiscono all’area nord-est della Nigeria.

3.3. Analoghe considerazioni valgono per la motivazione sul diniego di protezione umanitaria, fondato sulla mancata allegazione di qualsivoglia elemento in merito all’integrazione eventualmente raggiunta in Italia, ove il ricorrente è presente sin dal 25 ottobre 2016, con la conseguente impossibilità di praticare il giudizio comparativo richiesto a tal fine.

4. Alla declaratoria di inammissibilità non segue alcuna statuizione sulle spese, in assenza di difese dell’intimato.

5. Sussistono i presupposti processuali per il cd. raddoppio del contributo unificato D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13, comma 1-quater (Cass. Sez. U., 23535/2019).

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 26 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 7 maggio 2021

 

 

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