Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12192 del 07/05/2021

Cassazione civile sez. I, 07/05/2021, (ud. 03/11/2020, dep. 07/05/2021), n.12192

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 5970/2019 r.g. proposto da:

C.G., (cod. fisc. (OMISSIS)), rappresentato e difeso,

giusta procura speciale apposta a margine del ricorso, dall’Avvocato

Michele Satta, presso il cui studio è elettivamente domiciliato in

Cagliari, Via San Giovanni n. 439.

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (cod. fisc. (OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro tempore il Ministro.

– intimato –

avverso la sentenza della Corte di Appello di Cagliari, depositata in

data 7.1.2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

3/11/2020 dal Consigliere Dott. Roberto Amatore.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1 La Corte di appello di Cagliari ha rigettato l’appello proposto da C.G., cittadino del Mali richiedente asilo, avverso l’ordinanza con la quale il Tribunale di Cagliari aveva a sua volta respinto le domande di protezione internazionale ed umanitaria avanzate dall’appellante.

La corte del merito, premesso che C. aveva dichiarato di provenire da un villaggio vicino alla città di (OMISSIS), dal quale era stato costretto ad emigrare perchè privato dai fratellastri dell’eredità del padre e delle necessarie risorse economiche per studiare, ha escluso che ricorressero i presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria di cui del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), in quanto la regione di (OMISSIS) non è teatro di un conflitto armato generalizzato, ed ha respinto la domanda di riconoscimento della protezione umanitaria rilevando che, al di là del profilo dell’inattendibilità del racconto del richiedente, questi non aveva allegato e dimostrato una condizione di soggettiva vulnerabilità, non evidenziando i possibili pregiudizi che gli sarebbero derivati dal rimpatrio nel paese di origine, nè aveva dimostrato di essersi ormai integrato in Italia.

2. La sentenza è stata impugnata da C.G. con ricorso per cassazione affidato a due motivi.

L’amministrazione intimata non ha svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo, intitolato “relativamente al permesso per ragioni di carattere umanitario”, il ricorrente evidenzia di aver avviato un percorso di profonda integrazione sociale in Italia, attestato dalla documentazione versata in atti, e lamenta che la corte del merito non abbia effettuato il giudizio comparativo fra la sua attuale situazione e quella, di estrema indigenza e vulnerabilità, in cui verrebbe a trovarsi in caso di rimpatrio.

2. Con il secondo motivo, intitolato “relativamente alla domanda di protezione internazionale”, C. assume l’assoluta credibilità della vicenda narrata e sostiene che la situazione conflittuale del Mali giustificava il riconoscimento della protezione sussidiaria.

3. Entrambi i motivi sono inammissibili.

3.1. Il primo si compone di generiche osservazioni sulle condizioni di soggettiva vulnerabilità del richiedente, come tali implicanti una richiesta di rivalutazione del merito della decisione adottata dalla corte territoriale, che ha esaminato tutti i fatti da questi allegati ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria, evidenziando che, al di là del pur assorbente rilievo della non credibilità del racconto, questi non aveva indicato profili di sua vulnerabilità soggettiva nè aveva provato la sua stabile integrazione nel contesto sociale italiano; in particolare, la corte ha escluso che gli attestati di partecipazione del ricorrente a corsi ed attività di volontariato (rilasciati tutti in data di pochi giorni anteriore a quella dell’udienza) e la stessa certificazione della sua assunzione (anch’essa avvenuta solo 20 giorni prima dell’udienza) quale collaboratore domestico, per 12 h settimanali, fossero rappresentativi dell’instaurazione di legami personali e familiari significativi.

3.2. Il motivo, peraltro, è illustrato in forma meramente discorsiva, manca di precise contestazioni in ordine ai vizi da cui sarebbe affetta la decisione impugnata e neppure chiarisce se intenda imputare alla corte del merito la violazione di norme di diritto o l’omesso esame di fatti decisivi per il giudizio, laddove, a norma dell’art. 366 c.p.c., n. 4, le censure a sostegno di un ricorso per cassazione, per essere ammissibili, debbono essere dedotte in forma specifica, in modo, cioè, che risultino indicate, sia pure sinteticamente, le ragioni in base alle quali si afferma l’erroneità della pronuncia.

4. Il secondo motivo, che non esprime alcuna concreta doglianza, ma si limita a ripercorrere la recente storia del Mali e ad affermare la situazione generale di pericolosità del Paese, è, a maggior ragione connotato dai medesimi difetti strutturali.

Nessuna statuizione è dovuta per le spese del giudizio di legittimità, stante la mancata difesa dell’amministrazione intimata.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, se dovuto, per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 3 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 7 maggio 2021

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