Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12180 del 14/06/2016


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Cassazione civile sez. VI, 14/06/2016, (ud. 13/04/2016, dep. 14/06/2016), n.12180

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARMANO Uliana – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – rel. Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9624/2015 proposto da:

D.I.M., elettivamente domiciliatO in ROMA PIAZZA

CAVOUR presso la CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

LUIGI ABATE giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

GENERALI ITALIA SPA, in persona del suo procuratore speciale,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LUCREZIO CARO 62, presso lo

studio dell’avvocato VALENTINO FEDELI, rappresentata e difesa

dall’avvocato RENATO MAGALDI giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 849/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI

dell’11/02/2014, depositata il 26/02/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13/04/2016 dal Consigliere Relatore Dott. LINA RUBINO.

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

E’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

” D.I.M. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza n. 849/2014 dell’11.2.2014 con la quale la Corte d’Appello di Napoli, in accoglimento dell’appello della compagnia di assicurazioni, rigettava la sua domanda volta al risarcimento del danno subito a seguito di un incidente stradale con vettura rimasta sconosciuta, proposta nei confronti delle Generali Italia s.p.a.

quale impresa designata dal Fondo di Garanzia per le vittime della strada.

La compagnia di assicurazioni resiste con controricorso.

Il ricorso può essere trattato in Camera di consiglio, in applicazione degli artt. 376, 380 bis e 375 c.p.c., in quanto appare destinato ad essere rigettato.

La sentenza impugnata resiste ai rilievi del ricorrente, relativi alla violazione dell’art. 283, lett. a) codice assicurazioni, art. 2697 c.c. e alla redazione di una motivazione meramente, ovvero contraddittoria e affetta da illogicità manifesta.

La corte d’appello non è andata incontro ad alcuna violazione di legge, avendo ritenuto e compiutamente motivato, andando di diverso avviso rispetto al giudice di prime cure, che l’insieme delle risultante istruttorie non consentisse di ritenere provato che effettivamente l’attore avesse riportato il danno per il quale chiedeva il risarcimento a seguito di un incidente stradale con veicolo rimasto sconosciuto. Per giungere a queste conclusioni ha preso in considerazione il complesso delle risultanze istruttorie, (e cioè, in primo luogo ma non esclusivamente, senza alcuna violazione dell’art. 283 lett. A) cod. ass.), l’aver il danneggiato sporto denuncia querela dell’accaduto solo a distanza di mesi dal presunto incidente, con conseguente inevitabile frustrazione delle eventuali indagini di P.S. volte alla identificazione dell’autore dell’illecito (sia per l’inutilità processuale delle attività investigative, sotto il profilo penalistico, che per la maggiori difficoltà di individuare l’autore dell’illecito a distanza di tanto tempo dall’accaduto). Inoltre ha considerato rilevante la mancata menzione della causale del taglio riportato dal D.I. nel momento in cui questi si recò al pronto soccorso, la mancata indicazione della presenza di testimoni nella denuncia ai Carabinieri e le versioni discordanti sulla dinamica del sinistro rese dai testi: tutti elementi rilevanti sulla base dei quali la corte d’appello ha maturato il convincimento che il ricorrente non abbia offerto la prova che giustifica la proposizione di una richiesta di indennizzo nei confronti della impresa designata dal Fondo di Garanzia per le vittime della strada – prova a suo carico – ovvero che il danno subito sia stato riportato a seguito di incidente stradale di cui sia responsabile un veicolo rimasto non identificato.

Si propone pertanto la declaratoria di rigetto del ricorso”.

E’ stata depositata memoria della parte controricorrente.

A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella Camera di consiglio, il Collegio ha condiviso appieno i motivi in fatto ed in diritto esposti nella relazione stessa.

Il ricorso va pertanto rigettato.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come al dispositivo.

Infine, il ricorso risulta notificato successivamente al termine previsto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 18; deve darsi atto pertanto della sussistenza dei presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla citata L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Liquida le spese di lite in favore di Generali Italia s.p.a. in complessivi Euro 5.400,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori e contributo spese generali.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 13 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 14 giugno 2016

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