Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12164 del 06/06/2011

Cassazione civile sez. VI, 06/06/2011, (ud. 28/04/2011, dep. 06/06/2011), n.12164

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente –

Dott. SALVAGO Salvatore – Consigliere –

Dott. RORDORF Renato – Consigliere –

Dott. CECCHERINI Aldo – rel. Consigliere –

Dott. FORTE Fabrizio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 24494/2009 proposto da:

P.G. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avv.

SANTAGATI Antonio, giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende, ope

legis;

– controricorrente –

avverso il decreto n. 30/09 della CORTE D’APPELLO di CATANIA del

5.5.09, depositato il 07/07/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

28/04/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ALDO CECCHERINI.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. IMMACOLATA

ZENO.

Fatto

PREMESSO IN FATTO

1. – E’ stata depositata la seguente relazione, in applicazione dell’art. 380 bis c.p.c.:

Con l’impugnato decreto in data 7 luglio 2009, la Corte d’appello di Catania ha liquidato a favore dell’istante P.G., a titolo di equa riparazione per l’eccessiva durata di un processo civile di risarcimento danni, cominciato davanti al Giudice di Pace di Gela il 29 novembre 2000, e terminato in grado di appello con sentenza del Tribunale di Gela depositata 28 giugno 2008, la somma di Euro 3.067,00, oltre alle spese, liquidate in complessivi Euro 540,00, di cui Euro 200,00 per diritti e Euro 300,00 per onorari. La corte ha considerato che il giudizio di appello, introdotto il 19 settembre 2002 e terminato il 28 giugno 2008, aveva avuto una durata eccessiva in relazione a quella ragionevole, che sarebbe stata di tre anni.

Per la cassazione del decreto, non notificato, il P. ricorre con atto notificato il 7 novembre 2009, per due motivi.

Con il primo, denunciando la violazione della L. n. 89 del 2001, degli artt. 1223, 1226, 1227 e 2056 c.c., degli artt. 24 e 11 Cost. e degli artt. 6 e 13 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali, nonchè vizi di motivazione, si lamenta che il giudice di merito abbia determinato in due invece che in tre anni la ragionevole durata del giudizio di appello.

Con il secondo motivo, denunciando la violazione degli artt. 24 e 111 Cost., L. 13 giugno 1942, n. 794, art. 24 e D.M. 22 giugno 1982, art. 4, nonchè vizio di motivazione, lamenta che le spese del giudizio, le quali era stata depositata nota specifica, siano state liquidate in modo insufficiente, e senza esporre le ragioni dell’esclusione delle voci indicate nella nota.

Il ricorso può essere deciso in Camera di consiglio, se saranno condivise le considerazioni che seguono.

Il primo motivo, concernente la determinazione della ragionevole durata del giudizio di appello in una misura superiore di un anno a quella ordinariamente indicata dalla giurisprudenza, non è sorretto da adeguato interesse, avendo la parte conseguito per due anni e nove mesi di ritardo una riparazione di Euro 3.067,00. Secondo il consolidato orientamento di questa corte, deve ritenersi equa, per i primi tre anni di irragionevole ritardo nella definizione del processo, una riparazione che non scenda al di sotto della soglia di 750 euro, a meno che la presenza di specifici elementi tratti della concreta vicenda processuale valgano a rendere plausibile la valutazione, che un tempestivo esito del giudizio rivestisse per la parte una sostanziale diversa e minore o maggiore importanza, che non nella generalità dei casi; mentre, per il periodo ulteriore uno scostamento dal più alto parametro di 1.000,00 Euro per anno non si giustifica. L’accoglimento del ricorso, e il riconoscimento di un ulteriore anno d’irragionevole ritardo comporterebbe una rinnovata liquidazione per tre anni e nove mesi di ritardo, che – in mancanza degli elementi sopra indicati, che non sono stati accertati nel giudizio di merito – non potrebbe superare quella già fatta con l’impugnato decreto (Euro 2.250,00 per i primi tre anni + Euro 750,00 per nove mesi).

Manifestamente fondato è invece il secondo motivo, con il quale si censura la liquidazione delle spese del giudizio di merito, operata senza tener conto della nota specifica depositata in quel grado, e riprodotta nel ricorso.

Manifestamente fondato è anche il terzo motivo, con il quale si lamenta che non si sia tenuto conto della richiesta di distrazione a favore del procuratore antistatario.

2. – La relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata alle parti. Il ricorrente ha depositato una memoria.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

3. – Il collegio ha esaminato il ricorso, il controricorso, la relazione, e la memoria, e ha condiviso il contenuto della relazione.

In ordine alla mancata distrazione delle spese del giudizio a favore del procuratore antistatario, emendabile con la procedura di correzione degli errori materiali (Cass. 18 giugno 2010 n. 14831), soccorre la decisione nel merito.

4. All’accoglimento del secondo motivo, manifestamente fondato, segue, infatti, non solo la cassazione sul punto del decreto impugnato, ma anche, non richiedendosi a tal fine ulteriori indagini in fatto, la decisione nel merito a norma dell’art. 384 c.p.c., con la liquidazione – come in dispositivo – delle spese del giudizio svoltosi davanti alla corte d’appello, tenendo conto della nota depositata, al netto delle voci non documentate o duplicate, e con la distrazione a favore del procuratore antistatario.

5. Le spese del giudizio di cassazione sono liquidate come in dispositivo e distratte a favore del medesimo professionista.

P.Q.M.

La corte accoglie il ricorso nei termini di cui in motivazione, cassa il decreto impugnato in relazione alla censura accolta e, decidendo nel merito, condanna l’amministrazione a corrispondere alla parte ricorrente le spese del giudizio di merito, liquidate in Euro 50,00 per esborsi, Euro 500,00 per diritti e Euro 800,00 per onorari, e distratte a favore dell’avv. Antonio Santagati antistatario.

Condanna l’amministrazione al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che determina in Euro 500,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre alle spese generali e agli accessori come per legge, e che distrae a favore dell’avv. Antonio Santagati antistatario.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima della Corte Suprema di Cassazione, il 28 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 6 giugno 2011

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA