Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12151 del 14/06/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile sez. III, 14/06/2016, (ud. 10/03/2016, dep. 14/06/2016), n.12151

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SPIRITO Angelo – Presidente –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. CARLUCCIO Giuseppa – rel. Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Fabrizio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 500/2014 proposto da:

G.L., (OMISSIS), elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA G. AVEZZANA 1, presso lo studio dell’avvocato ORNELLA

MANFREDINI, rappresentata e difesa dall’avvocato ALBERTO RUSSO

giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

R.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CELIMONTANA

38, presso lo studio dell’avvocato PAOLO PANARITI, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato FRANCO PECCHIOLI

giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1175/2013 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 23/07/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

10/03/2016 dal Consigliere Dott. GIUSEPPA CARLUCCIO;

udito l’Avvocato MARIO ROMANO per delega;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

BASILE Tommaso, che ha concluso per l’inammissibilità o il rigetto.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. R.G. ottenne decreto ingiuntivo, con condanna in solido della nuora G.L. e del figlio Ro.Gi. alla restituzione della somma di oltre 20 Euro, sulla base del mutuo loro concesso e attestato dal versamento di assegni circolari sul conto corrente intestato alla nuora. L’opposizione proposta solo dalla G., sostenendo che il denaro era stato dato al figlio, oramai coniuge da lei separato, venne respinta dal Tribunale, con decisione confermata dalla Corte di appello di Firenze (sentenza del 23 luglio 2013).

Avverso la suddetta sentenza G.L. propone ricorso affidato a due motivi.

R.G. resiste con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso è inammissibile.

I motivi sono preliminarmente inammissibili per la violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, con la conseguenza che la Corte non è posta in grado di valutare prioritariamente la decisività delle censure avanzate.

1.1.Sia la prima che la seconda censura si fondano su documenti assunti come essenziali. a) Il riconoscimento del debito da parte del solo figlio (e marito separato della ricorrente), in collegamento con la conferma dell’avvenuto prestito con la testimonianza, da parte del cognato ( C.A.), che secondo l’assunto della ricorrente, sarebbe inattendibile e avrebbe potuto essere smentita dall’ammissione della propria testimone (propria figlia convivente);

testimonianza che il giudice ha ritenuto generica e manifestamente irrilevante e che ora si censura per omessa motivazione ai sensi del novellato art. 360 c.p.c., n. 5 e per violazione dell’art. 2724 c.c. (primo motivo).

b) Una sentenza penale di appello di assoluzione del suocero creditore dall’accusa di frode per non meglio precisati stessi fatti, evocata (con il secondo motivo) assumendo la violazione dell’art. 652 c.p.p..

1.2.Dei suddetti documenti (riconoscimento del debito da parte del marito, testimonianza del cognato, sentenza penale di assoluzione) non è neanche sintetizzato il contenuto nel ricorso, con la conseguenza che è difficile anche riportarlo in questa sede. Mancata sintesi che rileva ai fini dell’inammissibilità, prima ancora della omessa indicazione in ricorso della parte, (punto) del documento, rilevante rispetto alle censure. Inoltre, è assente qualunque indicazione del tempo del loro deposito e della fase del giudizio in cui è avvenuta; nè tali documenti sono stati allegati al ricorso ai sensi dell’art. 369 cit. o ne è stata indicata la loro collocazione nel fascicolo di parte.

Tali considerazioni sono assorbenti rispetto ad ogni valutazione sulla pertinenza della invocazione dell’art. 2724 c.c. (primo motivo) e dell’art. 652 c.p.p. (secondo motivo).

2. Le spese, liquidate sulla base dei parametri vigenti, seguono la soccombenza.

PQM

LA CORTE DI CASSAZIONE dichiara inammissibile il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese processuali del giudizio di cassazione, che liquida in Euro 2.500,00, di cui Euro 200,00 per spese, oltre alle spese generali ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 10 marzo 2016.

Depositato in Cancelleria il 14 giugno 2016

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA