Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1215 del 18/01/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 1215 Anno 2018
Presidente: ARMANO ULIANA
Relatore: SCRIMA ANTONIETTA

ORDINANZA

sul ricorso 6718-2017 proposto da:
AZIENDA SANITARIA LOCALE SALERNO, in persona del Direttore

Generale e legale rappresentante

pro tempore,

considerata

domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA della
CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa dagli avvocati
GENNARO SASSO, WALTER MARIA RAMUNNI;
– ricorrente contro
DE CESARE VINCENZO, elettivamente domiciliato in ROMA CORSO
VITTORIO EMANUELE II N. 154, presso lo studio dell’avvocato
VINCENZO SPARANO, rappresentato e difeso da sè medesimo;
– controricorrente avverso la sentenza n. 5304/2016 del GIUDICE DI PACE di SALERNO,
depositata il 31/10/2016;

Data pubblicazione: 18/01/2018

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 29/11/2017 dal Consigliere Dott. ANTONIMA
SCRIMA.
FATTI DI CAUSA

L’Azienda Sanitaria Locale di Salerno ha proposto ricorso per
cassazione, basato su due motivi, avverso la sentenza del Giudice di

quale è stata rigettata l’opposizione proposta dalla medesima Azienda
nei confronti dell’avv. Vincenzo De Cesare e avverso il d.i. n. 788/15,
emesso da Giudice di pace di Salerno e con il quale era stato ingiunto
il pagamento, in favore del predetto legale, della somma di euro
115,87, oltre interessi, a titolo differenza tra quanto liquidato per
spese e competenze in favore dell’avv. De Cesare, nell’ambito della
procedura esecutiva R.G.E. n. 3604/2010, con ordinanza di
assegnazione, e quanto effettivamente attribuito allo stesso a seguito
di dichiarazione di in-capienza.
Ha resistito l’avv. Vincenzo De Cesare con controricorso illustrato
da memoria.
La proposta del relatore è stata comunicata alle parti, unitamente
al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio, ex art.
380 bis cod. proc. civ..
RAGIONI DELLA DECISIONE

1.

Il Collegio ha disposto la redazione dell’ordinanza con

motivazione semplificata.
2. Il ricorso è inammissibile.
Ed invero, come questa Corte ha già avuto da tempo modo di
affermare più volte, a seguito dell’entrata in vigore, in data 2 marzo
2006, del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, mentre le sentenze
pronunciate entro tale data dal Giudice di pace in cause a decisione 9
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secondo equità sono rimaste assoggettate al precedente regime cl(
impugnazione, quelle pronunciate nello stesso tipo di cause dopo tale
Ric. 2017 n. 06718 sez. M3 – ud. 29-11-2017
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pace di Salerno n. 5304/2016, depositata il 31 ottobre 2016, con la

data sono state rese impugnabili con appello, anche se emesse in
giudizi iniziati in precedenza (art. 1 e art. 27, comma 1, del decreto).
Ne consegue che tutte le sentenze del Giudice di pace (siano esse
pronunciate secondo equità o secondo diritto) che non siano state
pubblicate entro la data di entrata in vigore del citato decreto
legislativo, ma successivamente, come nel caso in esame, sono

pronunciate a decisione secondo equità rileva unicamente quanto ai
motivi per cui ne è ammessa l’impugnazione, che, nel caso indicato
per ultimo, sono solo quelli per cui era prima ammesso il ricorso per
cassazione (v. in particolare, Cass., sez. un. 18/1/2008, n. 27339;
Cass., ord., 24/04/2008, n. 10774 e successive conformi).
Ai sensi dell’art. 339 cod. proc. civ., nella formulazione
applicabile, ratione temporis, al caso all’esame, quindi, la sentenza
del Giudice di Pace di Salerno n. 5304/2016, pubblicata in data 31
ottobre 2016, non è impugnabile con ricorso per cassazione, ma con
l’appello dinanzi al giudice individuato ai sensi dell’art. 341 cod. proc.
civ..
3. L’esame di ogni ulteriore questione proposta dalle parti resta
assorbito.
4. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in
dispositivo, tenuto conto della nota spese allegata alla memoria del
controricorrente, il quale nulla ha chiesto a titolo di esborsi.
5.

Va dato atto della sussistenza dei presupposti per il

versamento, da parte della ricorrente, ai sensi dell’art. 13, comma 1quater, d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, nel testo introdotto dall’art. 1,

comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, di un ulteriore
importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello dovuto
per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.
P.Q.M.

Ric. 2017 n. 06718 sez. M3 – ud. 29-11-2017
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suscettibili solo di appello e l’eventuale circostanza che siano

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente
al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del presente
giudizio di legittimità, che liquida in euro 645,00 per compensi, oltre
alle spese forfetarie nella misura del 15% ed agli accessori di legge;
ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. 30 maggio 2002 n.

dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per
il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo
di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del
comma 1-bis dello stesso art. 13.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta
Civile – 3 della Corte Suprema di Cassazione, il 29 novembre 2017.
Il Presidente

1,(LVte,

115, nel testo introdotto dall’art. 1, comma 17, della legge 24

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