Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12144 del 03/06/2011

Cassazione civile sez. lav., 03/06/2011, (ud. 23/02/2011, dep. 03/06/2011), n.12144

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. LA TERZA Maura – rel. Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere –

Dott. MELIADO’ Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 4505-2010 proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE in persona del

Presidente e legale rappresentante pro tempore nonchè mandatario

della SCCI, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA FREZZA 17,

presso l’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso

dagli avvocati MARITATO LELIO, ANTONINO SGROI, LUIGI CALIULO, giusta

procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

SOGET SPA – ora Equitalia Pragma SpA;

SS VALLE RITA del Dott. LUNATI EGIDIO & C.;

– intimate –

avverso la sentenza n. 313/2008 della CORTE D’APPELLO di LECCE –

Sezione Distaccata di TARANTO del 25.11.08, depositata il 09/02/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/02/2011 dal Consigliere Relatore Dott. MAURA LA TERZA;

udito per il ricorrente l’Avvocato Antonino Sgroi che si riporta agli

scritti.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. CARLO DESTRO

che nulla osserva rispetto alla relazione scritta.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con la sentenza impugnata la Corte d’appello di Lecce, confermando la statuizione di primo grado, ha accolto la opposizione proposta dalla s.s. Valle Rita del dott. Lunati Egidio & C. avverso la cartella esattoriale portante un credito dell’Inps per Euro 38.235,55 per contributi IVS e SSN per gli operai agricoli a tempo determinato e somme aggiuntive per gli anni dal 1999 al 2000; rilevava preliminarmente la Corte territoriale che il richiamo, fatto dall’opponente alla stipulazione di contratti di riallineamento, non era incompatibile con la contestazione della richiesta dell’Inps, avendo la società negato l’esistenza stessa del credito ed affermato che dalla stipulazione di detto contratto scaturiva la sanatoria delle pendenze pregresse; inoltre le contestazioni dell’opponente erano precise, avendo eccepito l’erroneità del calcolo della base imponibile su cui commisurare la contribuzione. Soggiungeva la Corte territoriale che le allegazioni dell’Istituto non contenevano alcuna indicazione concreta, nella cartella infatti non si precisava neppure se si trattava di omissione totale o parziale e neppure il numero dei lavoratori, così precludendo ogni verifica sulla correttezza dei conteggi di cui alla cartella, anche perchè non erano state depositate le denunzie trimestrali dell’opponente su cui l’Istituto fondava l’esistenza del suo credito, ma solo atti formati dall’Istituto medesimo, senza neppure la sottoscrizione di un funzionario.

Avverso detta sentenza l’Inps propone ricorso con due motivi. La società originaria opponente è rimasta intimata.

Con il primo motivo l’Inps censura la sentenza per violazione dell’art. 2697 cod. civ., sui principi dell’onere della prova, perchè l’onere di dimostrare l’esistenza del contratto di riallineamento, come in tutti i casi in cui si tratta di riconoscere un beneficio contributivo, graverebbe sulla società opponente e con il secondo motivo denunzia violazione dell’art. 421 cod. proc. civ., per non avere i Giudici di merito accertato la verità materiale usando i propri poteri istruttori; Letta la relazione resa ex art. 380 bis cod. proc. civ. di manifesta infondatezza del ricorso;

Ritenuto che i rilievi di cui alla relazione sono condivisibili;

Infatti, quanto al primo motivo, non è qui in questione il diritto alla riduzione dei contributi dovuti in forza del contratto di riallineamento, ma l’esistenza stessa del credito dell’Inps come fatto valere con la cartella opposta, mancando troppi elementi per ritenerlo provato, come l’omesso deposito delle denunzie trimestrali del datore, che pure si allegano come fondative della richiesta, nonchè numerosi altri elementi indicati in sentenza, come il numero dei lavoratori e la indicazione degli imponibili su cui la contribuzione era stata calcolata. Nè assumono rilievo i documenti riprodotti in ricorso in quanto scarsamente chiari e comunque di esclusiva provenienza dell’Istituto e non sottoscritti da alcuno;

Parimenti infondato è il secondo motivo perchè le lacune di allegazione da parte dell’Istituto non potevano essere colmate dal ricorso ai poteri ufficiosi, giacchè questi possono essere esercitati in relazione alla prova dei fatti, ma non già in relazione alla loro esatta indicazione, che non può non far capo alla parte;

Ritenuto che pertanto il ricorso va rigettato e che non si deve provvedere sulle spese giacchè la società è rimasta intimata.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese.

Così deciso in Roma, il 23 febbraio 2011.

Depositato in Cancelleria il 3 giugno 2011

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA