Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12134 del 13/06/2016


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Cassazione civile sez. VI, 13/06/2016, (ud. 18/05/2016, dep. 13/06/2016), n.12134

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARMANO Uliana – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – rel. Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14179-2015 proposto da:

S.M.G., ((OMISSIS)), elettivamente

domiciliata in ROMA, VIALE MAZZINI 6, presso lo studio

dell’avvocato STEFANO LUPIS, rappresentata e difesa dall’avvocato

DOMENICO CONTI, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

SI.AN.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 6025/2014 del GIUDICE DI PACE di FIRENZE del

12/12/2014, depositata il 17/12/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18/05/2016 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCO DE STEFANO.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. – E’ stata depositata in cancelleria relazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., datata 24.2.16 e regolarmente notificata ai difensori delle parti, relativa al ricorso avverso la sentenza 17.12.14 del giudice di pace di Firenze, n. 6025, del seguente letterale tenore:

“1. – S.M.G. ricorre – affidandosi a tre motivi –

direttamente a questa Corte per conseguire la cassazione della sentenza indicata in epigrafe, con cui è stata condannata in primo grado a pagare ad Si.An. la somma di Euro 516,00, a titolo di sanzione irrogata dal Comune di Scemi per irregolarità in lavori di frazionamento di un immobile già appartenuto in comunione ereditaria con la controparte. L’intimato non svolge attività difensiva.

2. – Il ricorso va trattato in camera di consiglio – ai sensi degli artt. 375, 376 e 380-bis c.p.c. – potendo esservi dichiarato inammissibile.

3. – Pare superflua la stessa illustrazione dei motivi di ricorso (“vizio di motivazione su punto decisivo della controversia in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5”; “violazione e falsa applicazione dell’art. 2702 c.c. e art. 214 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”; “violazione e falsa applicazione dell’art. 1418 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3″): infatti, la ricorrente impugna una sentenza del giudice di pace soggetta esclusivamente ad appello.

3.1. Al riguardo, come costantemente affermato dalla giurisprudenza di questa Corte (tra le ultime, negli esatti termini di cui appresso, già Cass., ord. 26 luglio 2012, n. 13272, nonchè Cass., ord. 20 marzo 2014, n. 6610), per effetto dell’entrata in vigore (2 marzo 2006) del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, che ha sostituito l’art. 339 c.p.c., comma 3, le sentenze del giudice di pace pubblicate a partire da tale data sono ricorribili per cassazione solo in due ipotesi:

– se le parti sono d’accordo per omettere l’appello, secondo la previsione generale di cui all’art. 360 c.p.c., comma 2;

– se il giudice di pace ha pronunciato secondo equità su concorde richiesta delle parti (ex art. 114 c.p.c.), essendo tali sentenze inappellabili;

3.2. sul punto, le Sezioni Unite hanno chiarito che, dall’assetto scaturito dalla riforma di cui al D.Lgs. n. 40 del 2006 e particolarmente dalla nuova disciplina delle sentenze appellabili e delle sentenze ricorribili per cassazione, emerge che, riguardo alle sentenze pronunciate dal giudice di pace nell’ambito del limite della sua giurisdizione equitativa necessaria, l’appello a motivi limitati, previsto dall’art. 339 c.p.c., comma 3, è l’unico rimedio impugnatorio ordinario ammesso, anche in relazione a motivi attinenti alla giurisdizione, alla violazione di norme sulla competenza ed al difetto di radicale assenza della motivazione (Sez. Un. 18 novembre 2008, n. 27339).

4. – Nella specie, la sentenza del giudice di pace, depositata dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 40 del 2006 ed avente ad oggetto una condanna al pagamento di Euro 516,00 oltre soli interessi legali dal 16.12.11 e spese di lite, quindi rientrante nelle decisioni secondo equità ai sensi dell’art. 113 c.p.c., comma 2, sarebbe stata astrattamente appellabile, nei limiti previsti dall’art. 339 c.p.c., comma 3, come novellato dal suddetto decreto legislativo: non è, pertanto, ricorribile per cassazione.

5. – Si propone senz’altro indugio, quindi, la declaratoria di inammissibilità del ricorso”.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

2. – Non sono state presentate conclusioni scritte, nè le parti sono comparse in camera di consiglio per essere ascoltate, ma la ricorrente ha depositato memoria.

5 3. – A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, ritiene il Collegio di condividere i motivi in fatto e in diritto esposti nella su trascritta relazione e di doverne fare proprie le conclusioni, non comportandone il superamento gli argomenti sviluppati nella memoria depositata dalla parte ricorrente:

la quale invoca giurisprudenza maturata nel regime di impugnazione delle sentenze del giudice di pace anteriore alla riforma applicabile ratione temporis alla fattispecie e comunque non si fa carico degli argomenti sviluppati dall’orientamento ermeneutico, assolutamente consolidato, richiamato nella su trascritta relazione.

4. – Pertanto, ai sensi degli artt. 380-bis e 385 c.p.c., il ricorso va dichiarato inammissibile, ma non vi è luogo a provvedere sulle spese del presente giudizio di legittimità, per non avervi svolto attività difensiva l’intimato.

5. – Non può, infine e per essere la ricorrente stata ammessa al gratuito patrocinio, trovare applicazione il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione.

PQM

La Corte:

– dichiara inammissibile il ricorso;

– ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, come modif. dalla L. n. 228 del 2012, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del cit. art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 18 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 13 giugno 2016

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