Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12132 del 13/06/2016

Cassazione civile sez. VI, 13/06/2016, (ud. 18/05/2016, dep. 13/06/2016), n.12132

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARMANO Uliana – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – rel. Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10228-2015 proposto da:

SOCIETA’ G.M. 2 SERVIZI SUBACQUEI DI D.C.A. SNC IN

LIQUIDAZIONE, in persona del liquidatore, elettivamente domiciliata

in ROMA, VIA VITTORIA COLONNA 40, presso lo studio dell’avvocato

BRUNO BIANCHI, che la rappresenta e difende giusta delega in calce

al ricorso;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI COMO, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA MERULANA 234, presso lo studio

dell’avvocato CRISTINA DELLA VALLE, rappresentato e difeso dagli

avvocati CHIARA PIATTI, MARIA ANTONIETTA MARCIANO giusta procura in

calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 275/2015 del TRIBUNALE di COMO, depositata il

12/02/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18/05/2016 dal Consigliere Dott. FRANCO DE STEFANO;

udito l’Avvocato Marco Tocci (delega Avvocato Bruno Bianchi),

difensore della ricorrente, che si riporta ai motivi del ricorso;

udito l’Avvocato Cristina Della Valle (delega Avvocato Maria

Antonietta Marciano), difensore del controricorrente, che si riporta

ai motivi del controricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. – E’ stata depositata in cancelleria relazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., datata 12.2.16 e regolarmente notificata ai difensori delle parti, relativa al ricorso avverso la sentenza del tribunale di Como n. 275 del 12.2.15, del seguente letterale tenore:

“1. – La Società GM 2 Servizi Subacquei di D.C.A. &

C snc in liquidazione ricorre, affidandosi ad un unico motivo, per la cassazione della sentenza di cui in epigrafe, con cui in primo grado il tribunale di Como ha rigettato la sua opposizione avverso il precetto notificato ad istanza del Comune di Como e basato su sentenza del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche n. 54/13, gravata in quel momento da ricorso per cassazione. Resiste con controricorso l’intimata.

2. – Il ricorso può essere trattato in camera di consiglio – ai sensi degli artt. 375, 376 e 380-bis c.p.c., essendo oltretutto soggetto alla disciplina dell’art. 360-bis c.p.c. (inserito dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 47, comma 1, lett. a) per essere ivi dichiarato inammissibile.

3. – E’ superflua l’illustrazione del motivo di “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti: in merito alla questione di legittimità costituzionale, in relazione all’art. 3 Cost., della L. n. 147 del 2013, art. 1, commi 732, 7333 e 734 (legge di stabilità 2014)” e delle pure analitiche repliche di controparte, in quanto avverso una sentenza di primo grado, pubblicata dopo il 4.7.09, a definizione di causa qualificata dalla stessa opponente come opposizione a precetto (ed in ogni caso, per la negata insussistenza del diritto ad agire esecutivamente in base ad una sentenza di secondo grado, appunto e correttamente qualificabile ai sensi dell’art. 615 c.p.c.), è stato proposto in via diretta ed immediata un ricorso per cassazione, anzichè l’appello, unico rimedio ripristinato a far tempo da quella data in dipendenza dell’abrogazione del regime di inappellabilità richiamato dalla ricorrente a pag. 4 del ricorso (e previsto dall’art. 616 c.p.c., nel testo introdotto dalla L. 24 febbraio 2006, n. 52, art. 14 senza alcuna disciplina transitoria), ma appunto per le sole sentenze di primo grado pubblicate tra il 1.3.06 ed il 4.7.09 (giurisprudenza fermissima; tra le innumerevoli, basti un richiamo a: Cass., ord. 21 settembre 2015, n. 18608; Cass. 31 agosto 2015, n. 17314; Cass., ord. 2 luglio 2015, n. 13624; Cass. 20 maggio 2015, n. 10324; Cass. 20 maggio 2015, n. 10248; Cass., ord. 11 dicembre 2014, n. 26095; Cass., ord. 20 marzo 2014, n. 6610; Cass., ord. 26 febbraio 2014, n. 4661;

Cass. 7 novembre 2013, n. 25056; Cass., ord. 26 luglio 2012, n. 13272; Cass., ord. 17 agosto 2011, n. 17325; Cass., ord. 17 agosto 2011, n. 17321, resa anche ai sensi dell’art. 360-bis, co. 1, c.p.c.;

Cass. 12 maggio 2011, n. 10451; Cass., ord. 30 aprile 2011, n. 9591).

E non rileva, a tal fine, che si tratti di opposizione ad esecuzione non ancora iniziata (sul principio, per tutte, v. Cass. 23 ottobre 2012, n. 18161; Cass. 4 giugno 2015, n. 11539).

4. – L’inammissibilità del ricorso preclude, ovviamente, qualunque altra questione”.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

2. – Non sono state presentate conclusioni scritte, ma le parti sono comparse in camera di consiglio per essere ascoltate e la ricorrente ha depositato memoria.

3. – A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, ritiene il Collegio di condividere i motivi in fatto e in diritto esposti nella su trascritta relazione e di doverne fare proprie le conclusioni: avverso queste ultime, del resto, nessuna delle parti ha ritualmente mosso alcuna critica osservazione, visto che, nella sua memoria, la ricorrente non ritiene di prendere nella benchè minima considerazione la ragione in rito sviluppata al 3 della su trascritta relazione, peraltro relativa a circostanza processuale assolutamente ed immediatamente evidente e da condividersi senz’altro indugio come assolutamente preclusiva di ogni altra questione in rito o nel merito.

4. – Pertanto, ai sensi degli artt. 380-bis e 385 c.p.c., il ricorso va dichiarato inammissibile e le spese del presente giudizio di legittimità vanno poste a carico della ricorrente soccombente.

5. – Deve, infine, trovare applicazione il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione: ai sensi di tale disposizione, il giudice dell’impugnazione è vincolato, pronunziando il provvedimento che la definisce, a dare atto – senza ulteriori valutazioni discrezionali –

della sussistenza dei presupposti (rigetto integrale o inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) per il versamento, da parte dell’impugnante integralmente soccombente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione da lui proposta, a norma del cit. art. 13, comma 1-bis.

PQM

La Corte:

– dichiara inammissibile il ricorso;

– condanna la società ricorrente, in pers. del leg. rappr.nte p.t., al pagamento delle spese del giudizio di legittimità in favore del Comune di Como, in pers. del leg. rappr.nte p.t., liquidate in Euro 7.500,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre maggiorazione per spese generali ed accessori nella misura di legge;

– ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, come modif. dalla L. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del cit. art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 18 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 13 giugno 2016

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