Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12121 del 01/06/2011

Cassazione civile sez. lav., 01/06/2011, (ud. 28/04/2011, dep. 01/06/2011), n.12121

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. CURCURUTO Filippo – Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. IANNIELLO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

POSTE ITALIANE SPA (OMISSIS), in persona del Presidente del

Consiglio di Amministrazione e legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE MAZZINI 134, presso lo

Studio dell’avvocato FIORILLO LUIGI, che la rappresenta e difende,

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

C.A. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA SILVIO PELLICO 36, presso lo studio dell’avvocato TALLADIRA

antonio, rappresentato e difeso dall’avvocato BONGARZONE ANTONIO

ROSARIO, giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1738/2008 della CORTE D’APPELLO di ROMA del

28/2/08, depositata il 17/03/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28/04/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO IANNIELLO;

è presente l’Avvocato Generale in persona del Dott. DOMENICO

IANNELLI.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

Con ricorso notificato in data 17 marzo 2010, la s.p.a. Poste Italiane ha chiesto, con tre motivi, la cassazione della sentenza depositata il 17 marzo 2009, con la quale la Corte d’appello di Roma aveva confermato la decisione di primo grado di condanna della società, a seguito dell’accertamento della nullità del termine apposto – ai sensi dell’art. 8 del CCNL 26 novembre 1994 e successive integrazioni “per esigenze eccezionali…” – al contratto di lavoro intercorso con C.A. decorrente dal 4 dicembre 1998, alla ripresa del rapporto di lavoro e a risarcire al dipendente il danno nella misura delle retribuzioni perdute dalla data di messa in mora e l’aveva riformata, accogliendo l’appello incidentale di quest’ultimo, relativo alla conversione di un primo contratto a termine per la medesima causale decorrente dal 29 ottobre 1997; senza ulteriori conseguenze.

Coi motivi è stata dedotta:

a – la violazione della L. n. 230 del 1962, artt. 1 e 2 e della L. n. 56 del 1987, art. 23 per avere la Corte territoriale affermato che il potere riconosciuto ai contraenti collettivi dalla L. n. 56 del 1987, art. 23 di individuare nuove ipotesi di assunzione a termine sarebbe soggetto a precisi limiti temporali;

b – la violazione della L. n. 56 del 1987, art. 23, art. 8 del C.C.N.L. 26.11.1994 nonchè degli accordi sindacali 25.9.97, 16.1.98, 27.4.98, 2.7.98, 24.5.99 e 18.1.2001 in connessione con gli artt 1362 e ss. c.c, in ragione del fatto che i giudici dell’appello avevano erroneamente negato che l’attribuzione con la legge del 1987 del potere alle O.O.SS. di individuare nuove ipotesi di legittima apposizione di un termine al contratto di lavoro concretasse una delega in bianco, che le OO.SS. avevano nel caso di specie esercitato individuando la situazione concreta legittimante il ricorso al contratto a termine, senza prevedere un limite temporale finale, diverso dalla vigenza del contratto collettivo, relativamente alla utilizzazione di tale causale;

c – il vizio di motivazione in ordine alla fonte di individuazione della volontà delle parti collettive di fissare alla data del 30.4.1998 il termine finale di efficacia dell’accordo nazionale 25.9.97.

Il lavoratore ha depositato in cancelleria un controricorso che risulta spedito alla ricorrente per raccomandata, della quale peraltro non è stata prodotta la ricevuta di ritorno. Di tale controricorso non va pertanto tenuto alcun conto.

Il procedimento, in quanto promosso con ricorso avverso una sentenza depositata successivamente alla data di entrata in vigore del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 e antecedentemente alla data di entrata in vigore della L. 18 giugno 2009, n. 69 è regolato dall’art. 360 c.p.c. e segg. con le modifiche e integrazioni apportate dal D.Lgs. citato.

Il ricorso è stato ritenuto inammissibile o comunque manifestamente infondato dal relatore, il quale pertanto ha redatto la relazione di cui all’art. 380 c.p.c., chiedendo al Presidente della sezione di fissare la data dell’adunanza in camera di consiglio per la relativa trattazione ai sensi dell’art. 375 c.p.c..

Sono seguite la comunicazione e la notificazione, ai sensi di legge della relazione unitamente al decreto presidenziale di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Il collegio condivide pienamente la valutazione di inammissibilità del ricorso prospettata dal relatore.

Va infatti rilevato che non viene specificatamente impugnata dalla società la decisione del giudice di appello di accoglimento del ricorso incidentale relativo al contratto a termine decorrente dal 29 ottobre 1997, la quale era argomentata con la considerazione della genericità della causale indicata e comunque con il rilievo che le esigenze rappresentate in giudizio dalla società non dimostrerebbero la necessaria correlazione tra le stesse e quelle specifiche dell’assunzione di quel determinato lavoratore proprio in quel luogo, in quel tempo, in quel settore per lo svolgimento di specifiche mansioni.

Da ciò deriva l’inammissibilità del ricorso, essendo conseguentemente venuto meno l’interesse della società ad impugnare la pronuncia relativamente al successivo contratto a termine intercorso tra le parti.

Nulla per le spese di questo giudizio, in cui il lavoratore non si è regolarmente costituito.

P.Q.M.

LA CORTE dichiara inammissibile il ricorso; nulla per le spese.

Così deciso in Roma, il 28 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 1 giugno 2011

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