Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12119 del 16/05/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 16/05/2017, (ud. 05/04/2017, dep.16/05/2017),  n. 12119

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – rel. Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27716-2015 proposto da:

EQUITALIA SUD SPA, (OMISSIS), in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA BANCO DI SANTO

SPIRITO 42 C/O GENOSIS FORENSE SRL, presso lo studio dell’avvocato

MICHELE DI FIORE, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MIRABELLA MARE s.p.a., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CARDINAL DE LUCA 10,

presso lo studio dell’avvocato TULLIO ELEFANTE, che la rappresenta e

difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4672/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della CAMPANIA, depositata il 19/05/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 05/04/2017 dal Consigliere Dott. ROBERTA CRUCITTI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Nella controversia originata dall’impugnazione da parte della Mirabella Mare s.p.a. di diniego alla rateizzazione, la C.T.R. della Campania, con la sentenza indicata in epigrafe e in riforma della decisione di primo grado sfavorevole alla contribuente, dichiarava l’illegittimità del diniego in quanto la decadenza dalla rateizzazione accordata alla società incorporata per fusione non poteva farsi ricadere sulla incorporante, soggetto diverso dalla prima.

Avverso la sentenza Equitalia Sud s.p.a. propone ricorso per cassazione affidato ad unico motivo.

La Società resiste con controricorso.

A seguito di proposta ex art. 380 bis c.p.c. è stata fissata l’adunanza della Corte in camera di consiglio, con rituali comunicazioni. Il Collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della presente motivazione in forma semplificata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. L’unico motivo con il quale, sotto la censura di violazione dell’art. 2504 bis c.c. e del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 19, comma 3, si deduce l’errore in cui sarebbe incorso il Giudice di appello nel ritenere che la incorporante avesse diritto ad una nuova rateizzazione, malgrado l’incorporata fosse già decaduta anteriormente alla fusione, è manifestamente fondato.

1.1. Non appare, invero, revocabile in dubbio il principio (Cass. Sez. U. n. 19698 del 17/09/2010) per cui “In tema di fusione, l’art. 2504-bis c.c. introdotto dalla riforma del diritto societario (D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 6) ha natura innovativa e non interpretativa…per cui la fusione tra società si risolve in una vicenda meramente evolutivo-modificativa dello stesso soggetto giuridico, che conserva la propria identità, pur in un nuovo assetto organizzativo”. Ne consegue che a seguito della fusione si ha la prosecuzione dei rapporti giuridici nel soggetto unificato quale centro unitario di imputazione di tutti i rapporti precedenti (Cass. n. 3820/13).

1.2. Applicando tali principi al caso in esame appare evidente l’errore in cui è incorso il Giudice di merito laddove in capo alla società incorporata si era già verificata la decadenza dalla rateizzazione, con conseguente impossibilità della concessione di una nuova rateizzazione al soggetto derivante dalla fusione.

2. Ne consegue, in accoglimento del ricorso, la cassazione della sentenza impugnata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la decisione nel merito della controversia con il rigetto del ricorso introduttivo.

3. La peculiarità della fattispecie induce a compensare integralmente tra le parti le spese dei gradi di merito mentre quelle di questo giudizio, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

In accoglimento del ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo.

Compensa integralmente tra le parti le spese dei gradi di merito.

Condanna la controricorrente alla re fusione in favore della ricorrente delle spese di questo giudizio liquidate in complessivi Euro 2.100 per compensi, oltre spese forfetarie nella misura del 15% ed accessori di legge.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 5 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 16 maggio 2017

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