Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12089 del 22/06/2020

Cassazione civile sez. VI, 22/06/2020, (ud. 05/02/2020, dep. 22/06/2020), n.12089

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14773-2019 proposto da:

S.A.S., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

FROLDI LUCA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 2304/2018 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 24/10/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 05/02/2020 dal Consigliere Relatore Dott. VELLA

PAOLA.

Fatto

RILEVATO

Che:

1. La Corte d’appello di Ancona ha confermato l’ordinanza con cui il Tribunale di Ancona aveva rigettato le domande di protezione internazionale proposte ckl cittadino bangladese S.A.S., il quale riferiva di aver dovuto abbandonare il suo paese per sfuggire alle minacce da parte dei sostenitori del partito al governo AL (Arami League), perchè il fratello era membro dell’opposto BNP (Bangladesh Natonalist Paro) ed egli professava la religione musulmana;

2. il ricorrente ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi, mentre il Ministero resistente non ha svolto difese;

3. a seguito di deposito della proposta ex art. 380-bis c.p.c. è stata ritualmente fissata l’adunanza della Corte in camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

4. Con il primo motivo si lamenta la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, per non avere la corte d’appello attivato i suoi poteri officiosi per realizzare la doverosa “cooperazione istruttoria”.

5. Con il secondo si denunzia la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), poichè, nel rilevare la genericità delle minacce allegate dal ricorrente, la corte territoriale avrebbe trascurato che “il Bangadesh, paese di provenienza del Sig. Abubakkar, soffre di gravi carene in termini di democrazia e di rispetto dei diritti umani”.

6. Le censure sono inammissibili perchè del tutto generiche.

7. Invero, la corte d’appello ha osservato che il richiedente aveva rappresentato l’esistenza di ragioni economiche (incapacità di mantenere la famiglia per essersi il cognato impossessato della sua attività), che le circostanze riferite apparivano “poco credibili e rife rite in maniera generica e confusa” e che le minacce, “ove veritiere”, riguardavano semmai il fratello, avendo egli dichiarato di non aver mai svolto attività politica. Ha quindi affermato che nessuno dei presupposti della protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, trova riscontro di sorta e che comunque deve trattarsi di una “minaccia individualizzata”.

8. Accanto alla rilevata genericità dei motivi, meritano un sintetico richiamo i principi fissati al riguardo da questa Corte, in base ai quali: i) il giudice non ha l’obbligo di fissare una ulteriore audizione del ricorrente ove la domanda di protezione risulti manifestamente infondata (ex multis, Cass. 4788/2020, 3862/2020, 5973/2019, 3029/2019, 2817/2019, 17717/2018; cfr. Corte giust., 26/07/12017, Moussa Sacko) specie a fronte di istanze generiche o esplorative (Cass. 1782/2020); ii) anche ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, il ricorrente ha l’onere di allegare i fatti costitutivi del suo diritto, in difetto non potendo attivarsi i poteri istruttori officiosi (Cass. 8908/2019, 3016/2019, 17069/2018).

9. Nulla sulle spese, in assenza di difese dell’intimato. Sussistono invece i presupposti processuali per il cd. raddoppio del contributo unificato ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, (cfr. Cass. Sez. U, 23535/2019; Cass. sez. U, 4315/2020).

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 5 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 22 giugno 2020

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA