Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12072 del 17/05/2010

Cassazione civile sez. trib., 17/05/2010, (ud. 15/04/2010, dep. 17/05/2010), n.12072

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. BERTUZZI Mario – rel. est. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

cui domicilia in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

Fallimento Carbone Moda s.r.l.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 272/34/2007 della Commissione tributaria

regionale della Campania, depositata il 6 marzo 2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15 aprile 2010 dal consigliere relatore dott. Mario Bertuzzi;

E’ presente il Procuratore Generale in persona del dott. Eduardo

Vittorio Scardaccione.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Il Collegio:

letto il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate per la cassazione della sentenza n. 272/34/07 del 6.3.2008 della Commissione regionale della Campania, che aveva respinto il suo appello per la riforma della pronuncia di primo grado che, su ricorso del Fallimento della s.r.l. Carbone Moda, aveva annullato ravviso di accertamento che aveva elevato il reddito della suddetta società per l’anno 1996, ritenendo il giudice di secondo grado l’atto palesemente illegittimo in quanto fondato sulle risultanze delle movimentazioni di conti correnti bancari intestati a soggetti estranei alla società, nella specie familiari del suo amministratore unico; vista la relazione redatta ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ. dal consigliere delegato dott. Mario Bertuzzi, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso osservando che:

– “l’unico motivo di ricorso, che denunzia violazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 e D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32 censura a sentenza impugnata per avere ignorato, al fine di accertare l’utilizzazione dei conti correnti oggetto di esame da parte dell’amministratore della società, gli elementi di fatto emersi dal verbale di accertamento, dal quale risultava ad esempio che i familiari suddetti erano titolari di redditi irrisori, assumendo che legittimamente l’Amministrazione finanziaria si era basata, ai fini dell’adozione dell’atto impositivo. su presunzioni e che la contribuente non aveva dato prova contraria”;

– “il mezzo è inammissibile, tenuto conto che si conclude con il seguente quesito: Dica codesta Ecc.ma Corte se, D.P.R. n. 633 del 1972, ex art. 54 e l’Amministrazione possieda una presunzione che fa si che, ove il contribuente, come nella fattispecie, non produca prova contraria, determini ex lege il valore del reddito goduto, oggetto di accertamento diversamente da quanto stabilito dalla CTR nella fattispecie in esame, ove ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32 si era in presenza di una contabilità totalmente inattendibile”;

– “in particolare, il mezzo appare inammissibile in quanto il quesito, per come formulato, oltre che poco comprensibile, non appare investire l’effettiva ratio decidendi della sentenza impugnata, la quale ha confermato la pronuncia di primo grado in forza del rilievo, di fatto, che l’Ufficio non aveva fornito alcun elemento di collegamento tra i conti correnti esaminati e la società, laddove il quesito sembra investire il tema, in sè diverso, se l’accertamento in questione potesse essere fondato su presunzioni”;

– in merito al tema dei requisiti di contenuto del quesito che il ricorrente ha l’onere di formulare ai sensi dell’art. 366 bis cod. proc. civ., questa Corte ha già avuto modo di chiarire che il quesito di diritto consiste non già in un’affermazione di diritto, ma deve consistere in un interrogativo che deve necessariamente contenere, sia pure sintetizzandola, l’indicazione della questione di diritto controversa, le ragioni della pronuncia e la formulazione de diverso principio di diritto – rispetto a quello che è alla base del provvedimento impugnato – di cui il ricorrente, in relazione al caso concreto, chiede l’applicazione al fine di ottenere la pronuncia di cassazione, in modo da circoscrivere l’oggetto di quest’ultima nei limiti di un accoglimento o di un rigetto del quesito stesso (Cass. S.U. n. 23732 del 2007; Cass. S. U. n. 20360 e n. 36 del 2007; Cass. n. 14682 del 2007);

rilevato che la relazione è stata regolarmente comunicata al Procuratore Generale, che non ha svolto controsservazioni, e notificata all’Avvocatura dello Stato, che ha depositato memoria;

ritenuto che le argomentazioni e la conclusione della relazione debbono essere interamente condivise, meritando conferma la valutazione di inadeguatezza del quesito di diritto formulato a conclusione dell’unico motivo, per non investire esso l’effettiva ratio decidendi della sentenza impugnata, ravvisabile nel fatto che l’Ufficio non aveva provato la disponibilità da parte della società dei conti correnti dalla cui movimentazione era stato tratto l’accertamento, conti intestati a soggetti diversi ed estranei alla stessa compagine sociale;

che, pertanto, il ricorso va respinto, nulla disponendosi sulle spese non avendo la parte intimata svolto attività difensiva.

P.Q.M.

rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 15 aprile 2010.

Depositato in Cancelleria il 17 maggio 2010

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