Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12069 del 17/05/2010

Cassazione civile sez. trib., 17/05/2010, (ud. 15/04/2010, dep. 17/05/2010), n.12069

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – rel. Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

K.C. e G.A., elettivamente domiciliati in Roma,

via Sardegna 38, presso l’avv. Lucio Nicastro, rappresentati e difesi

dall’avv. ORTELLI Leonardo giusta delega in atti;

– ricorrenti –

contro

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore, domiciliata in Roma,

Via dei Portoghesi 12, presso l’Avvocatura Generale dello Stato, che

la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Lombardia n. 68/24/07 del 5/12/07.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Considerato che il Consigliere relatore, nominato ai sensi dell’art. 377 c.p.c., ha depositato la relazione scritta prevista dall’art. 380 bis c.p.c., nei termini che di seguito si trascrivono:

“I contribuenti in epigrafe propongono ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia che ha rigettato l’appello da essi proposto contro la pronuncia di primo grado, che aveva respinto il loro ricorso contro un avviso di liquidazione di imposta di registro.

L’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.

Il ricorso contiene due motivi. Può essere trattato in Camera di consiglio (art. 375 c.p.c., n. 5) e rigettato, per manifesta infondatezza, alla stregua delle considerazioni che seguono:

Con il primo motivo, sotto il profilo della violazione di legge, i ricorrenti censurano la sentenza impugnata per avere ritenuto applicabile anche all’ipotesi di cui alla L. n. 289 del 2002, art. 11, comma 1 bis, la proroga dei termini espressamente prevista per l’ipotesi di cui all’art. 11, comma 1, della stessa legge.

Il mezzo è manifestamente infondato.

La proroga di due anni per la rettifica e la liquidazione della maggiore imposta di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni e sull’INVIM, prevista dalla L. n. 289 del 2002, art. 11, comma 1, in caso di mancata presentazione o inefficacia dell’istanza di condono quanto ai valori dichiarati o agli incrementi di valore assoggettabili a procedimento di valutazione, è sicuramente applicabile anche all’ipotesi di cui al comma 1 bis, riguardante la definizione delle violazioni relative all’applicazione di agevolazioni tributarie sulle medesime imposte.

Nell’uno e nell’altro caso, infatti, l’Ufficio è chiamato a valutare l’efficacia dell’istanza di definizione, cosicchè, trattandosi delle medesime imposte, sarebbe incongrua l’interpretazione che riconoscesse solo nella prima ipotesi la proroga dei termini per la rettifica e la liquidazione del dovuto.

Con il secondo motivo i ricorrenti, sotto il profilo della violazione del D.M. 2 agosto 1969 e del vizio di motivazione, censurano la sentenza impugnata quanto al diniego dell’agevolazione prima casa, assumendo che oggetto dell’atto non era un unico appartamento di superficie superiore a mq. 240 ma due appartamenti distinti e che comunque uno dei due appartamenti era stato dato in comodato alla figlia.

Il secondo motivo è inammissibile.

A prescindere dal fatto che dallo stesso ricorso risulta che, alla data dell’atto, l’immobile era accatastato come un unico appartamento, e che d’altro canto è irrilevante la destinazione successiva dell’immobile, è assorbente il rilievo che i ricorrenti invocano in sostanza una nuova valutazione delle risultanze probatorie in base alle quali il giudice tributario ha (correttamente) ritenuto non provata la tesi dei contribuenti riguardo alla composizione strutturale dell’immobile”;

che i ricorrenti hanno presentato una memoria; che il collegio condivide la proposta del relatore; che pertanto il ricorso va rigettato, con la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese, liquidate in Euro 3.600,00 di cui Euro 3.500,00 per onorari, oltre accessori di legge.

PQM

la Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese, liquidate in Euro 3.600,00 di cui Euro 3.500,00 per onorari, oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Tributaria, il 15 aprile 2010.

Depositato in Cancelleria il 17 maggio 2010

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