Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12043 del 17/05/2010

Cassazione civile sez. II, 17/05/2010, (ud. 22/04/2010, dep. 17/05/2010), n.12043

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIOLA Roberto Michele – Presidente –

Dott. BURSESE Gaetano Antonio – Consigliere –

Dott. MAZZACANE Vincenzo – rel. Consigliere –

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 4273-2005 proposto da:

SEP EDIL PINETO SPA (OMISSIS) in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

COLA DI RIENZO 162, presso lo studio dell’avvocato SCALONE DI

MONTELAURO LUCIA, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

P.R. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA SICILIA 50, presso lo studio dell’avvocato NAPOLITANO

LUIGI, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 44/2004 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 07/01/2004;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

22/04/2010 dal Consigliere Dott. VINCENZO MAZZACANE;

adito l’Avvocato SCALONE DI MONTELAURO Lucio, difensore del

ricorrente che ha chiesto accoglimento del ricorso;

udito l’Avvocato NAPOLITANO Luigi, difensore del resistente che ha

chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M. in persona dei Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Rosario Giovanni che ha concluso per accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato il 25-1-1991 P.R. conveniva in giudizio dinanzi al Tribunale di Roma la s.p.a. S.E.P. Società Edilizia Pineto e, premesso che era proprietario di un immobile insistente su di un lotto di terreno contraddistinto a catasto a foglio (OMISSIS), e che il lotto, debitamente recintato, era posseduto dalla sua famiglia, pacificamente e sotto gli occhi di tutti, da almeno ottant’annì nello stesso stato di fatto, e che inoltre la società convenuta risultava proprietaria della porzione del detto terreno contraddistinta a catasto con le particelle (OMISSIS) che, come la rimanente parte del lotto, era stata da lui e dai suoi danti causa posseduta “uti dominus” ininterrottamente almeno dal (OMISSIS), chiedeva dichiararsi usucapita ai sensi dell’art. 1158 c.c. la porzione di terreno contraddistinta dalle suddette particelle (OMISSIS).

La convenuta costituitasi in giudizio contestava il fondamento della domanda attrice di cui chiedeva il rigetto.

I Tribunale adito con sentenza del 9-2-2001 accoglieva la domanda attrice.

Proposta impugnazione da parte della S.E.P Società Edilizia Pineto cui resisteva il P., la Corte di Appello di Roma con sentenza del 7-1-2004, in parziale riforma della sentenza di primo grado, che ha confermato nel resto, ha dichiarato che l’appellante non aveva usucapito la particella (OMISSIS) della porzione di terreno sito in (OMISSIS).

Avverso tale sentenza la S.E.P. Società Edilizia Pineto ha proposto un ricorso affidato a due motivi cui i P. ha resistito con controricorso; entrambe le parti hanno successivamente depositato delle memorie.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo la ricorrente, denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 1158 e 2697 c.c. nonchè omessa ed insufficiente motivazione, censura la sentenza impugnata per aver accolto la domanda di acquisto per usucapione da parte del P. della proprietà della particella (OMISSIS) avvalendosi della sola prova documentale prodotta dalla controparte.

La ricorrente rileva che la domanda suddetta avrebbe dovuto essere rigettata in assenza della prova rigorosa di tutti i presupposti di cui all’art. 1158 c.c.; infatti i testi escussi avevano affermato che la recinzione posta sulla particella (OMISSIS) all’altezza di una sbarra ancora esistente era stata spostata dal P. nel (OMISSIS); invece le argomentazioni svolte dalla Corte territoriale a sostegno del suo convincimento non erano condivisibili, sia perchè contrastanti con l’esito della prova testimoniale, sia perchè l’esponente non aveva mai contestato la realizzazione da parte dei P. di una casa di abitazione eretta sul terreno di loro proprietà, ma soltanto la costruzione realizzata interamente ed abusivamente sulla particella (OMISSIS), e la destinazione a giardino di una porzione di essa all’altezza della sbarra esistente sul fronte stradale.

La ricorrente rileva poi che il rilievo aerofotogrammetrico aveva evidenziato un modesto ampliamento della originaria casa di abitazione di 4,25 mq., ma non un ampliamento del muro sul fronte stradale a confine con la particella (OMISSIS), muro evidentemente realizzato dopo il (OMISSIS).

Con i secondo motivo la ricorrente, deducendo violazione e falsa applicazione dell’art. 1158 c.c., artt. 115 e 116 c.p.c. ed omessa ed insufficiente motivazione, sostiene che la sentenza impugnata ha omesso l’esame di circostanze oggetto di produzione documentale da parte dell’esponente; sotto tale profilo sarebbe stata decisiva, ai fini di escludere i requisiti del possesso “ad usucopionem” del P., la valutazione del contratto stipulato il (OMISSIS) tra la S.E.P. e tale V.E. avente ad oggetto l’affitto di una porzione di terreno di circa 30 ettari che ricomprendeva anche la particella (OMISSIS); nè inoltre il giudice di appello ha fatto alcun riferimento alla consulenza tecnica di parte espletata nell’interesse dell’esponente che aveva ampiamente contrastato la perizia di parte svolta per il P..

Infine la ricorrente deduce che la Corte territoriale ha disatteso l’istanza della S.E.P. di ammissione di una C.T.U. ritenendola ultronea ai fini del decidere, senza confutare adeguatamente le ragioni addotte dall’esponente a fondamento di tale richiesta.

Le enunciate censure, da esaminare contestualmente per ragioni di connessione, sono fondate.

La sentenza impugnata, premesso che le dichiarazioni emergenti dalla prova testimoniale espletata, concordi per quanto atteneva all’indubbio comportamento “uti dominus” tenuto dal P., divergevano invece in ordine al tempo in cui quest’ultimo avrebbe iniziato l’occupazione la delle particelle di terreno per cui è causa – posto che i testi indotti dall’appellato avevano ricondotto tale fatto ad epoca lontanissima e comunque superiore al ventennio utile all’usucapione, mentre i testi indotti dalla S.E.P. avevano riferito tale occupazione all’anno (OMISSIS) – ed erano quindi inutilizzabili ai fini della decisione, ha ritenuto che la prova documentale offerta dal P. era sufficiente per l’accoglimento della domanda proposta limitatamente alla particella (OMISSIS).

In tale contesto la Corte territoriale ha fatto riferimento alla certificazione catastale del Comune di (OMISSIS) ed ai rilievi aerofotogrammetici effettuati da una società per conto del Comune di (OMISSIS), osservando che da tale documentazione era risultato l’ampliamento graduale dell’edificio adibito dal P. ad abitazione sua e dei suoi familiari; in particolare il corpo maggiore dell’immobile, insistente sul confine tra la particella (OMISSIS) e la particella (OMISSIS), già risultante nei fogli catastali del Comune di (OMISSIS) negli anni (OMISSIS), era certamente quello pervenuto fin da primi anni del ‘900 ai P. dai suoi danti causa, mentre la sovrapposizione del foglio catastale del (OMISSIS) a quelli precedenti rivelava la presenza di un ampliamento del fabbricato, che a tale data aveva una estensione complessiva di metri 15,45 per 9,00, ampliamento insistente per tutta la sua estensione sulla particella (OMISSIS); tale accrescimento del resto risultava anche dai rilievi aerofotogrammetrici effettuati negli anni (OMISSIS).

Il giudice di appello ha quindi concluso che tali elementi documentali costituivano la prova certa dell’occupazione da parte del P. in epoca compresa tra il (OMISSIS) della particella 16, essendosi comportato “uti dominus” mediante l’ampliamento su di essa della sua abitazione principale nella quale aveva continuato a vivere, e la costruzione di un manufatto di metri 7 per 5 in zona prossima al suo confine, ed avendo adibito la porzione rimanente a corte.

Orbene il convincimento espresso dalla sentenza impugnata non è immune da censure sotto il profilo logico ed anche sotto quello di una sufficiente motivazione.

Occorre premettere che la ricorrente ha dedotto in ricorso senza contestazioni da parte del controricorrente che le due particelle (OMISSIS) avevano un estensione complessiva di 1200 mq. e che la particella (OMISSIS) era estesa per circa 120 mq (vedi pag. 2 del ricorso), cosicchè deve logicamente dedursi che la sola particella 16 avesse una estensione di circa 1000 mq.; tanto premesso, occorre osservare che il giudice di appello non ha chiarito adeguatamente le modalità attraverso cui il P. avesse posseduto “uti dominus” tale particella nella sua interezza, considerato che, come si è già riferito, il giudicante ha ritenuto che la prova di tale possesso consistesse nel mero ampliamento del fabbricato di proprietà dell’attuale controricorrente, caratterizzato da una estensione di metri 15,45 per metri 9,00 (vedi pag. 8 della sentenza impugnata), equivalente quindi a 139,05 mq., ovvero ad una porzione della particella (OMISSIS) di poco superiore ad un decimo della sua superficie complessiva; è dunque evidente al riguardo la carenza dell'”iter” argomentativo seguito dalla Corte territoriale.

Sotto ulteriore profilo, poi, attinente ad un punto decisivo della controversia relativo alla eventuale interruzione della usucapione, deve rilevarsi il mancato esame da parte della sentenza impugnata del documento relativo a contratto che la S.E.P. avrebbe stipulato il (OMISSIS) con un terzo avente ad oggetto l’affitto di una porzione di terreno di circa 30 ettari comprendente anche la particella (OMISSIS).

In definita pertanto le evidenziate carenze motivazionali comportano l’accoglimento del ricorso, la cassazione della sentenza impugnata ed il conseguente rinvio della causa per un nuovo esame ad altra sezione della Corte di Appello di Roma anche per la pronuncia sulle spese del presente giudizio.

PQM

LA CORTE Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata, e rinvia la causa anche per la pronuncia sulle spese del presente giudizio ad altra sezione della Corte di Appello di Roma.

Così deciso in Roma, il 22 aprile 2010.

Depositato in Cancelleria il 17 maggio 2010

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