Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12019 del 31/05/2011

Cassazione civile sez. VI, 31/05/2011, (ud. 28/04/2011, dep. 31/05/2011), n.12019

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente –

Dott. SALVAGO Salvatore – Consigliere –

Dott. RORDORF Renato – Consigliere –

Dott. CECCHERINI Aldo – Consigliere –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

EQUITALIA CERIT s.p.a., con domicilio eletto in Roma, via Panama n.

68, presso gli Avv.ti CUCCHI Bruno e PUOTI Giovanni che la

rappresentano e difendono, come da procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

DONALD’S AUTOSTORE s.r.l., fallita;

– intimata –

per la cassazione del decreto del Tribunale di Pistoia n. 124/09

depositato il 18 dicembre 2009.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

giorno 28 aprile 2011 dal Consigliere relatore Dott. Vittorio

Zanichelli.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Equitalia Cerit s.p.a., agente per la riscossione, ricorre per cassazione nei confronti del decreto in epigrafe del Tribunale che ha rigettato la sua impugnazione del provvedimento del giudice delegato con il quale è stata dichiarata inammissibile, in quanto tardiva, l’insinuazione proposta per un credito erariale nel fallimento della Donald’s Autostore s.r.l.

L’intimato fallimento non ha proposto difese.

La causa è stata assegnata alla camera di consiglio in esito al deposito della relazione redatta dal Consigliere Dott. Vittorio Zanichelli con la quale sono stati ravvisati i presupposti di cui all’art. 375 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 101 L. Fall., per avere il Tribunale ritenuto non giustificato i ritardo con il quale era stata presentata domanda tardiva di ammissione allo stato passivo.

Prescindendo dai possibili profili dì inammissibilità derivanti dall’insufficiente esposizione dei fatti di causa, posto che non è dato sapere nè la data in cui è stato dichiarato il fallimento nè quella in cui è intervenuta (se è intervenuta) la comunicazione del curatore ex art. 92 L. Fall. nè, infine, quella in cui è stato depositato il decreto di esecutività dello stato passivo, la censura è comunque manifestamente infondata in quanto se dovesse ritenersi, come pare emergere dall’impugnata decisione e dal tenore del ricorso, che il superamento del termine annuale sia dipeso dalla ritenuta necessità di attendere la definitività della cartella di pagamento, il ritardo sarebbe certamente imputabile al ricorrente, dovendosi dare continuità al principio secondo cui “i crediti iscritti a ruolo ed azionati da società concessionarie per la riscossione seguono, nel caso di avvenuta dichiarazione di fallimento del debitore, l’iter procedurale prescritto per gli altri crediti dagli art. 92 ss. L. Fall., legittimandosi la domanda di ammissione al passivo, se del caso con riserva (ove vi siano contestazioni), sulla base del solo ruolo, senza che occorra la previa notifica della cartella esattoriale al curatore fallimentare” (Cassazione civile, sez. lav., 26 febbraio 2008, n. 5063) in difformità da Cassazione civile, sez. 1, 17 giugno 1998, n. 6032, peraltro emessa in diverso contesto normativo.

Il D.P.R. n. 602 del 1973, art. 87, invero, dispone al comma 2 che “Se il debitore, a seguito del ricorso di cui al comma 1 o su iniziativa di altri creditori, è dichiarato fallito, ovvero sottoposto a liquidazione coatta amministrativa, il concessionario chiede, sulla base del ruolo, per conto dell’Agenzia delle entrate l’ammissione al passivo della procedura”. Come risulta evidente dalla citata disposizione il titolo in base al quale il concessionario è legittimato all’insinuazione è costituito dal solo ruolo mentre nessun accenno è fatto alla necessità che l’insinuazione debba essere preceduta dalla notifica della cartella di pagamento e tanto meno che quest’ultima debba essere divenuta definitiva.

Nè vale argomentare la necessità della previa notificazione della cartella dal disposto dell’art. 25, del citato D.P.R. che impone al concessionario di notificarla entro un termine di decadenza in quanto, per ciò che qui rileva, tale adempimento è sostitutivo della notificazione del precetto, come è reso evidente dalla disposizione secondo cui “La cartella di pagamento, redatta in conformità al modello approvato con decreto del Ministero delle finanze, contiene l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal ruolo entro il termine di sessanta giorni dalla notificazione, con l’avvertimento che, in mancanza, si procederà ad esecuzione forzata” (comma 2 della citata norma), adempimento che non è necessario per la proposizione della domanda di ammissione al passivo, senza considerare che il ruolo comunque è atto esecutivo (D.P.R. n. 606 del 1973, art. 49).

Neppure potrebbe obiettarsi, infine, che la notificazione della cartella sarebbe necessaria per consentire al curatore, in esito all’ammissione con riserva imposta dall’art. 88 del più volte citato D.P.R., posto che l’organo fallimentare viene compiutamente edotto della pretesa erariale con la comunicazione del ruolo contenuta nella domanda e può impugnare la medesima avanti al giudice tributario, così come autorizza il dettato del D.P.R. n. 546 del 1992, art. 19, lett. d), prescindendo dalla cartella in considerazione della specificità della procedura fallimentare e di conseguenza dell’inutilità di atti volti a rendere possibile l’esecuzione singolare.

Ritiene il Collegio di poter condividere la riportata relazione con la conseguenza che il ricorso deve essere rigettato.

Non si vede provvedere in ordine alle spese in assenza di attività difensiva da parte dell’intimata.

P.Q.M.

la Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 28 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 31 maggio 2011

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