Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12014 del 10/06/2016

Cassazione civile sez. VI, 10/06/2016, (ud. 18/03/2016, dep. 10/06/2016), n.12014

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAGONESI Vittorio – Presidente –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – rel. Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

G.L., elettivamente domiciliato in

(OMISSIS), presso lo studio dell’avv. De Cillis Michele,

rappresentato e difeso dall’avv. Antonio Viscomi, per procura

speciale in calce al ricorso, che indica per le comunicazioni

relative al processo il fax n. 0961/1910651 e la p.e.c.

antonio.viscomi-avvocaticatanzaro.legalmail.it;

– ricorrente –

nei confronti di:

P.M.P., elettivamente domiciliata in Roma, viale delle

Milizie 38, presso lo studio dell’avv. Maria Lucia Scappaticci,

che la rappresenta e difende unitamente all’avv. Sergio Campise,

giusta procura speciale in calce alla memoria di costituzione, e

all’avv. Giuseppe Placanica giusta procura a margine del

controricorso, che indicano le comunicazioni relative al processo il

fax nn. 0961/724645, e 06/78851607 e gli indirizzi di p.e.c.

qiuseppe.placanica-ordineavvocaticatanzaro.legalmail.it e

marialuciascappaticci-ordineavvocatiroma.org);

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 228/2013 della Corte di appello di Catanzaro,

emessa il 24 novembre 2013 e depositata il 4 dicembre 2013, n. R.G.

97/2010;

Rilevato che in data 25 gennaio 2016 è stata depositata relazione ex

art. 380 bis c.p.c. che qui si riporta.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Rilevato che:

1. Il Tribunale di Catanzaro, con sentenza non definitiva del 24 gennaio 2003, ha dichiarato la cessazione degli effetti civili del matrimonio intercorso fra P.M.P. e G.L.. Il giudizio è proseguito per la definizione delle domande accessorie.

Con sentenza definitiva del (OMISSIS) è stato disposto l’affido del figlio minore di età alla P., è stato confermato l’ammontare dell’assegno onnicomprensivo, a carico di G.L., (destinato alla P. e al mantenimento dei due figli conviventi) di Euro 774,69 mensili, come già stabilito nel corso del giudizio;

sono state confermate le altre statuizioni del giudizio di separazione.

2. Ha proposto appello P.M.P. ritenendo inadeguato l’assegno come determinato dal Tribunale. Si è costituito G. L. e ha chiesto la dichiarazione di inammissibilità dell’appello in relazione alla dedotta invalidità della notifica del ricorso. Ha contestato la pretesa insufficienza dell’assegno liquidato dal giudice di primo grado.

3. La Corte di appello di Catanzaro con sentenza del 24 novembre – 4 dicembre 2013 ha accolto parzialmente l’appello e determinato in 1.000 Euro l’assegno onnicomprensivo specificando la destinazione di Euro 400 a titolo di assegno divorzile e quella di 300 Euro per ciascun figlio convivente con la madre. Ha fissato la decorrenza dal passaggio in giudicato della sentenza dichiarativa della cessazione degli effetti civili. Ha compensato le spese del giudizio di appello.

4. Ricorre per cassazione G.L. affidandosi a due motivi di impugnazione: a) omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia. Violazione e falsa applicazione dell’art. 330 c.p.c., comma 1, art. 170 c.p.c., comma 1, artt. 139 e 141 c.p.c. in ordine alla notificazione dell’appello e art. 101 c.p.c. in ordine al contraddittorio; b) violazione e erronea applicazione di norme di diritto.

Ritenuto che:

5. Il primo motivo di ricorso è in parte inammissibile, perchè incompatibile con il nuovo disposto dell’art. 360 c.p.c., n. 5, e in parte infondato, perchè, come ha già chiarito la Corte distrettuale, il ricorso in appello e il decreto di fissazione dell’udienza sono stati notificati alla parte nel suo domicilio elettivo, presso lo studio dei due difensori, e non può ritenersi in alcun modo l’invalidità della notifica per il fatto che la copia dell’atto notificato sia stata consegnata a un solo difensore.

Inoltre G.L. si è costituito in appello. La mancanza del fascicolo di ufficio è circostanza che non risulta dedotta in appello e che, nel ricorso per cassazione, è menzionata senza alcuna specificazione del materiale probatorio che non sarebbe stato esaminato dal giudice del gravame in conseguenza dell’assenza del fascicolo di ufficio. L’affermazione per cui la Corte di appello non avrebbe valutato il patrimonio della P. è anch’essa generica e comunque smentita dalla lettura della motivazione.

6. Il secondo motivo di ricorso è inammissibile data la sua formulazione del tutto indeterminata rispetto alla violazione di norme. Il motivo è inoltre palesemente infondato perchè la decorrenza dell’assegno di divorzio è normalmente fissata dalla data del passaggio in giudicato della sentenza di divorzio (cfr. Cass. civ. sez. 1 n. 20024 del 24 settembre 2014 secondo cui il giudice che si avvale della previsione di cui alla L. 1 dicembre 1970, n. 898, art. 4, comma 13, fissando la decorrenza dell’assegno divorzile dalla data della domanda giudiziale anzichè da quella del passaggio in giudicato della sentenza di divorzio, esercita un potere discrezionale per il quale è necessaria un’adeguata motivazione). Na in realtà, se è ben dato di comprendere nella prospettazione, invero piuttosto confusa, del ricorso, la contestazione alla data di decorrenza dell’assegno fissata dalla Corte di appello si basa su una falsa rappresentazione del giudizio di secondo grado come giudizio di revisione dell’assegno già liquidato dalla sentenza di primo grado del (OMISSIS). Si tratta di una affermazione macroscopicamente erronea perchè il giudizio per cui si controverte è il giudizio di divorzio e quindi l’alternativa alla fissazione della decorrenza dell’assegno divorzile alla data del passaggio in giudicato della sentenza dichiarativa della cessazione degli effetti civili, da parte del giudice che ha pronunciato la definitiva sentenza di merito in appello, non poteva che essere quella della domanda originaria proposta in primo grado con evidente difetto di interesse da parte dell’odierno ricorrente a richiederla.

7. Sussistono pertanto i presupposti per la trattazione della controversia in camera di consiglio e se l’impostazione della presente relazione verrà condivisa dal Collegio per il rigetto del ricorso.

La Corte, lette le memorie difensive delle parti, rileva che il ricorrente nella memoria difensiva riporta largamente la parte descrittiva del ricorso relativa allo svolgimento del processo di merito nella quale viene contestata la ritenuta sperequazione dei redditi e quindi la elevazione dell’assegno onnicomprensivo a 1.000 Euro mensili. Peraltro, come evidenziato nella relazione, il ricorso per cassazione si articola su due motivi che hanno ad oggetto, il primo, la pretesa inammissibilità dell’appello per difetto di notificazione e, il secondo, sia la infondatezza di una domanda di revisione delle condizioni di divorzio, mai proposta dalla P., che ha appellato la decisione del Tribunale di Catanzaro chiedendo una quantificazione più elevata dell’assegno onnicomprensivo di mantenimento per sè e per i figli, sia la erroneità della decorrenza della nuova misura dell’assegno dalla data del passaggio in giudicato della sentenza dichiarativa della cessazione degli effetti civili del matrimonio anzichè dal 26 marzo 2010, data dell’appello (indicata nel ricorso come data della domanda di revisione dell’assegno);

ritenuto che su entrambi i motivi come sopra descritti la relazione si è espressa condivisibilmente per il rigetto del ricorso che pertanto deve essere respinto con condanna del ricorrente alle spese del giudizio di cassazione.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione liquidate in complessivi 2.200 Euro di cui 200 per spese. Dispone che, in caso di diffusione del presente provvedimento, siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

Al sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del cit. art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 18 marzo 2016.

Depositato in Cancelleria il 10 giugno 2016

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