Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12008 del 16/05/2017


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Cassazione civile, sez. III, 16/05/2017, (ud. 16/02/2017, dep.16/05/2017),  n. 12008

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – rel. Presidente –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. D’ARRIGO Cosimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28626-2014 proposto da:

M.G., considerato domiciliato ex lege in ROMA, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato SALVIANO URRACI giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

BANCA DI CREDITO SARDO SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 506/2014 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI,

depositata il 29/07/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/02/2017 dal Consigliere Dott. ROBERTA VIVALDI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Rilevato che:

– la Corte d’appello di Cagliari, con sentenza del 1.8.2014, ha dichiarato l’inammissibilità dell’appello proposto da M.G. nei confronti di Banca CIS s.p.a. e Intesa Gestione Crediti s.p.a. avverso la sentenza del Tribunale di Cagliari, depositata il 26.3.2012, con cui le domande del M. tendenti ad ottenere il risarcimento dei danni subiti a causa della mancata percezione dell’indennizzo per l’incendio dell’immobile aziendale, derivante in tesi dal mancato pagamento del premio assicurativo cui sarebbe stata tenuta la banca CIS – erano state rigettate. La decisione della Corte d’appello si fonda sulla riscontrata violazione da parte dell’appellante, del dovere di specificità dei motivi d’appello, sancito dall’art. 342 c.p.c.;

– M.G. ricorre affidandosi a due motivi, mentre resiste con controricorso Intesa Sanpaolo s.p.a., incorporante la Banca di Credito Sardo s.p.a. (già Banca CIS s.p.a.);

– col primo motivo, si denuncia l’omesso esame di fatto decisivo che è stato oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 75 c.p.c.. La Corte d’appello avrebbe totalmente omesso di pronunciarsi sul primo motivo di censura, concernente l’accoglimento dell’eccezione di carenza di legittimazione di Banca CIS, a seguito della cessione del credito ex art. 58 TUB a Intesa Gestione Crediti s.p.a.. Deduce il M. che la Corte d’appello non avrebbe tenuto conto del fatto che, con Banca CIS, erano in essere due distinti contratti di finanziamento, che ne era stato ceduto uno soltanto, e che comunque Banca CIS, pur dopo la cessione, aveva continuato a gestire entrambi i rapporti;

– col secondo motivo, si denuncia la violazione dell’art. 342 c.p.c.. Sostiene il M. che, al contrario di quanto ritenuto dalla Corte d’appello, egli aveva specificamente censurato la sentenza di primo grado, con ampia motivazione;

– Il primo motivo è inammissibile. Anzitutto, ciò che il ricorrente denuncia ai sensi del “nuovo” art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), non è un fatto (nell’accezione datane da Cass., Sez. Un., n. 8053/2014), ma potrebbe al più configurare il vizio – non dedotto – di violazione dell’art. 112 c.p.c., avendo egli nella sostanza lamentato l’omessa pronuncia su un motivo d’appello.

Inoltre, il ricorrente non ha comunque colto la ratio decidendi della sentenza impugnata, minimamente censurata sul punto e da sola idonea a sostenere la decisione impugnata, in relazione al gravame, laddove la Corte del merito ha ritenuto questione nuova – e quindi inammissibile – la sussistenza di un ulteriore diverso contratto di finanziamento, stipulato il (OMISSIS), che a dire dello stesso M. legittimava passivamente in ogni caso la Banca CIS, stante il suo obbligo di versare comunque i premi assicurativi;

– il secondo motivo è del pari inammissibile. Infatti, a fronte della rilevata inammissibilità dell’appello per difetto di specificità delle censure, il ricorrente non ha riportato in ricorso, se non per breve riassunto (e, come tale, in modo inidoneo ai fini di cui infra), il contenuto dell’atto di gravame, limitandosi a ribadire di aver “contrapposto serie, valide ed ampie argomentazioni” alla statuizione del tribunale, “come facilmente si evidenzia dall’esame del contenuto dell’atto di appello” (v. ricorso, pp. 18-19). Così facendo, tuttavia, il M. non consente a questa Corte di valutare, già dalla sola lettura del ricorso, in che termini la Corte d’appello avrebbe errato nello scrutinare il gravame alla luce dell’art. 342 c.p.c.. Del resto, è indubbio che, quando venga denunciato un “error in procedendo” ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), (come sostanzialmente ha fatto il M., sebbene non abbia puntualmente rubricato il motivo in discorso), la Corte può comunque accedere agli atti del giudizio di merito, essendo anche giudice del “fatto processuale”; tuttavia, ciò presuppone pur sempre che il ricorso per cassazione rispetti i requisiti di contenuto-forma di cui al citato art. 366 c.p.c. (v. Cass. n. 19410/2015), il che, come detto, deve nella specie escludersi.

– in considerazione della peculiarità della vicenda, le spese di lite del giudizio di legittimità possono integralmente compensarsi;

– pur sussistendo, in astratto, le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17), per il versamento, da parte del solo ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, tale obbligo non va disposto, poichè il ricorrente è stato ammesso al patrocinio a spese dello Stato con provvedimento del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Cagliari in data 6.10.2014.

PQM

dichiara il ricorso inammissibile e compensa integralmente le spese del giudizio di legittimità.

La presente ordinanza è stata redatta con la collaborazione del magistrato

assistente di studio dr. Salvatore Saija.

La presente ordinanza è stata redatta con la collaborazione del magistrato assistente di studio Dott. S.S..

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Corte di cassazione, il 16 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 16 maggio 2017

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