Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11990 del 19/06/2020

Cassazione civile sez. trib., 19/06/2020, (ud. 09/10/2019, dep. 19/06/2020), n.11990

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. CONDELLO Pasqualina A.P. – Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello M. – Consigliere –

Dott. SAIEVA Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 6455/2018 R.G. proposto da:

G.V., rappresentato e difeso dall’avv. Daniela Etna

del Foro di Civitavecchia, con domicilio in Roma, Via Renato

Cesarini, n. 97;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del legale rappresentante p.t.,

rappresentata e difesa ope legis dall’Avvocatura Generale dello

Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

– controricorrente –

Avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale

dell’Emilia Romagna, n. 2322/7/17, pronunciata il 6.7.2017 e

depositata il 17.7.2017.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

9.10.2019 dal Consigliere Giuseppe Saieva.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. La Commissione Tributaria Provinciale di Forlì-Cesena accoglieva il ricorso proposto da G.V. avverso il provvedimento di rigetto dell’istanza di rimborso avente ad oggetto la ritenuta Irpef pari ad Euro 15.631,95 trattenuta (in eccesso) dal Fondo Pensioni dipendenti della Banca Commerciale Italiana accogliendo l’assunto del ricorrente che riteneva illegittima la ritenuta operata dal Fondo in qualità di sostituto d’imposta, senza la deduzione dei contributi versati nella misura del 4% annua quale quota esente da ritenuta Irpef come previsto dall’art. 17 T.U.I.R., comma 2, per il periodo di riferimento.

2. La Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna con sentenza n. 2322/17, pronunciata il 6.7.2017 e depositata il 17.7.2017, in riforma della decisione anzidetta accoglieva l’appello interposto dall’Agenzia delle entrate.

3. Il G. ha quindi proposto ricorso per cassazione affidandolo ad un motivo cui resiste l’Agenzia delle entrate con controricorso.

4. Il ricorso è stato fissato nella camera di consiglio del 9.10.2019, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c., e dell’art. 380 bis 1 c.p.c.;

5. In data 2.10.2019 il ricorrente depositava una memoria ex art. 378 c.p.c. nella quale ribadiva le doglianze contenute nell’atto introduttivo e sollecitava la rimessione del ricorso alle Sezioni Unite di questa Corte.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Preliminarmente va disattesa l’istanza di rimessione del ricorso alle Sezioni Unite che ai sensi dell’art. 376 c.p.c. può essere proposta al Primo Presidente con l’indicazione delle le ragioni su cui si fonda la istanza medesima. All’udienza della sezione semplice, viceversa, la rimessione può essere disposta soltanto su richiesta del pubblico ministero o d’ufficio, con ordinanza inserita nel processo verbale. E’ pacifico che a tal fine la Corte esercita un potere discrezionale, come tale non sindacabile.

2. Con un unico articolato motivo il ricorrente deduce “ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione dell’art. 2696 c.c.; violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 17; violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 124 del 1993; violazione e falsa applicazione dell’art. 18 statuto del Fondo; violazione e falsa applicazione della circolare n. 96 del Fondo Pensioni per il Personale della Banca Commerciale Italiana del 6 ottobre 1975; violazione e falsa applicazione dell’art. 47 T.U.I.R., comma 1, lett. il-bis, del D.P.R. n. 917 del 1986; violazione e falsa applicazione dell’art. 19 T.U.I.R. (già 17) comma 2, del D.P.R. n. 917 del 1986; violazione e falsa applicazione dell’art. 52 (già 48) T.U.I.R., del D.P.R. n. 917 del 1986; violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7; e comunque, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omessa, insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia; omessa valutazione di prove decisive”.

3. Occorre preliminarmente rilevare come le Sezioni Unite di questa Corte abbiano statuito che, in tema di motivi cd. misti, la formulazione, con un unico motivo di ricorso, di plurime censure, ciascuna delle quali avrebbe potuto essere prospettata come un autonomo motivo, non è, di per sè sola, ragione d’inammissibilità dell’impugnazione se non quando “nell’ambito della parte argomentativa del mezzo d’impugnazione non risulti possibile scindere le ragioni poste a sostegno dell’uno o dell’altro vizio, determinando una situazione di inestricabile promiscuità, tale da rendere impossibile l’operazione di interpretazione e sussunzione delle censure”; così che, se tale scindibilità sia possibile, ovvero la formulazione del ricorso consenta “di cogliere con chiarezza le doglianze prospettate, onde consentirne, se necessario, l’esame separato”, “deve ritenersi ammissibile la formulazione di unico articolato motivo, nell’ambito del quale le censure siano tenute distinte” (cfr. Cass. Sez. U., 24 luglio 2013, n. 17931 cui adde, ex plurimis, Cass., 23 ottobre 2018, n. 26790; Cass., 17 marzo 2017, n. 7009; Cass. Sez. U., 6 maggio 2015, n. 9100; con riferimento ai cd. motivi misti formulati in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, v., poi, Cass., 5 ottobre 2018, n. 24493; Cass., 11 aprile 2018, n. 8915; Cass., 24 agosto 2017, n. 20335; Cass., 23 aprile 2013, n. 9793; Cass. Sez. U., 31 marzo 2009, n. 7770).

4. Ora è indubbio che nella specie il ricorrente, oltre al difetto di motivazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, con le molteplici censure rubricate come violazioni di legge ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, lamenta che la Banca Commerciale Italiana, quale sostituto d’imposta, all’atto dell’erogazione delle somme corrisposte dal Fondo Pensioni per il personale dipendente, pur assoggettando dette somme a tassazione separata, non abbia tenuto conto del fatto che le somme versate erano rappresentative del provento di una prestazione periodica ed erano state erogate in sostituzione delle rendite già tassate.

4.1. Tale doglianza appare infondata.

4.2. Questa Corte infatti con sentenza n. 7587 del 2017, resa in controversia analoga alla presente, ha affermato che “in tema di IRPEF, la prestazione di capitale che un fondo di previdenza complementare per il personale di un istituto bancario effettui, forfetariamente a saldo e stralcio, in favore di un ex dipendente, in forza di un accordo transattivo risolutivo di ogni rapporto inerente al trattamento pensionistico integrativo in godimento (cosiddetto “zainetto”), costituisce, ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 6, comma 2, reddito della stessa categoria della “pensione integrativa” cui il dipendente ha rinunciato e va, quindi, assoggettato al medesimo regime fiscale cui sarebbe stata sottoposta la predetta forma di pensione. La base imponibile su cui calcolare l’imposta è costituita dall’intera somma versata dal fondo, senza che sia possibile defalcare da essa i contributi versati, in quanto, ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 48, lett. a), (nel testo vigente fino al 31 dicembre 2003), gli unici contributi previdenziali e/o assistenziali che non concorrono a formare il reddito sono quelli versati in ottemperanza a disposizioni di legge (Sez. 6, n. 23030 del 29.10.2014; Sez. 5, n. 11156 del 7.5.2010)”.

4.3. Correttamente pertanto solo i contributi obbligatori I.N.P.S. hanno goduto dell’esenzione fiscale in quanto contributi effettivamente a carico del lavoratori, mentre i contributi relativi alla previdenza complementare, interamente a carico del datore di lavoro e solo formalmente a carico dei lavoratori (sino al 1994), non potevano godere dell’agevolazione fiscale di cui al citato art. 17 T.U.I.R..

5. Quanto al difetto di motivazione circa un punto decisivo della controversia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, tale censura è inammissibile.

5.1. Trattandosi di sentenza pubblicata il 22.11.2012 deve essere applicato l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, riformulato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, il quale deve essere interpretato come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione. (Sez. U, Sentenza n. 8053 del 7.4.2014).

5.2. Nel caso in esame il ricorrente non denuncia alcun omesso esame di un fatto storico ma censura globalmente ed indistintamente la motivazione con cui la C.T.R. ha fornito un’interpretazione normativa in senso diverso da quello da lui auspicato, denunciandone l’insufficienza; vizio non più deducibile secondo il “riformato” art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

6. Il ricorso va pertanto rigettato. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo. Sussistono i presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al rimborso delle spese di giudizio in favore dell’Agenzia delle Entrate che liquida in Euro 2.300,00, oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 9 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 19 giugno 2020

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