Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11988 del 06/05/2021

Cassazione civile sez. I, 06/05/2021, (ud. 10/02/2021, dep. 06/05/2021), n.11988

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. FERRO Massimo – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

I.E., rappr. e dif. dall’avv. Valentina Sassano,

valentinasassano.pec.ordineavvocatitorino.it, elett. dom. presso lo

studio in Torino, Corso Brunelleschi n. 129, come da procura in

calce all’atto;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro p.t.;

– intimato –

per la cassazione del decreto Trib. Torino 4.4.2019, n. 2244/2019, in

R.G. 19038/2018;

udita la relazione della causa svolta dal Consigliere relatore Dott.

Massimo Ferro alla Camera di consiglio del 10.2.2021.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Rilevato che:

1. I.E. impugna il decreto Trib. Torino 4.4.2019, n. 2244/2019, in R.G. 19038/2018 di rigetto del ricorso avverso il provvedimento di diniego della tutela invocata dinanzi alla competente Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale e da tale organo disattesa;

2. il tribunale, per quanto qui di residuo interesse, ha ritenuto, all’esito dell’udienza: a) esclusa la credibilità del richiedente, proveniente dalla (OMISSIS), per via delle contraddizioni ed incongruenze del narrato, per come riferito all’allontanamento, in ragione del litigio per il possesso della terra reclamato senza titolo dai foulani, da cui sarebbero scaturite sia la morte del padre sia quella di uno degli aggressori, conseguendone il timore delle relative punizioni; b) insussistenti i rischi di atti persecutori, nè provati comportamenti in tal senso compressivi dei diritti umani fondamentali; c) insussistenti i presupposti della protezione sussidiaria, per difetto di danno grave ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b), nonchè il conflitto armato ai sensi dell’art. 14 cit., lett. c), non risultando segnalazioni di tal fatta per l’area di provenienza (Sud della Nigeria), secondo le fonti COI citate; d) infondata la richiesta di protezione umanitaria, mancando altre situazioni di vulnerabilità o radicamenti apprezzabili in Italia, nè potendo costituire – stante anche la non credibilità – condizione di comparazione il richiamo all’integrazione sociale, peraltro insufficiente in sè e nel caso non adeguata, attesa anche la genericità dei riferimenti offerti e l’assenza di allegate condizioni di salute pregiudicanti.

3. il ricorrente propone due motivi di ricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Considerato che:

1. con il primo motivo si deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del diritto ad essere sentito in udienza, mancando la videoregistrazione della precedente audizione avanti alla commissione territoriale;

2. con il secondo mezzo si deduce l’erroneità del decreto ove ha escluso che la Nigeria sia interessata da conflitto armato, in violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), nonchè per vizio di motivazione;

3. il primo motivo è inammissibile ove premette l’invocazione di un preteso dovere violato, da parte del tribunale, circa una seconda audizione, avanti a sè, infrangendosi la censura sul limite redazionale dello stesso ricorso che non precisa quali fatti nuovi o decisivi chiarimenti in ordine al narrato il richiedente intendeva integrare mediante la qui censurata omessa rinnovazione, nemmeno riportando di averlo fatto in una specifica istanza, così incorrendo nel difetto di sufficiente specificità del ricorso; infatti, si ribadisce, “ove manchi la videoregistrazione del colloquio, all’obbligo del giudice di fissare l’udienza, non consegue automaticamente quello di procedere all’audizione del richiedente, purchè sia garantita a costui la facoltà di rendere le proprie dichiarazioni, o davanti alla Commissione territoriale o, se necessario, innanzi al Tribunale. Ne deriva che il Giudice può respingere una domanda di protezione internazionale se risulti manifestamente infondata sulla sola base degli elementi di prova desumibili dal fascicolo e di quelli emersi attraverso l’audizione o la videoregistrazione svoltesi nella fase amministrativa, senza che sia necessario rinnovare l’audizione dello straniero” (Cass. 5973/2019); si tratta di adempimento dunque non strettamente necessario, “a meno che: a) nel ricorso vengano dedotti fatti nuovi a sostegno della domanda; b) il giudice ritenga necessaria l’acquisizione di chiarimenti in ordine alle incongruenze o alle contraddizioni rilevate nelle dichiarazioni del richiedente; c) quest’ultimo nel ricorso non ne faccia istanza, precisando gli aspetti in ordine ai quali intende fornire i predetti chiarimenti, e sempre che la domanda non venga ritenuta manifestamente infondata o inammissibile” (Cass. 21584/2020);

4. nel motivo, invece, non è dato superare il principio per cui, proprio nel solco di quanto affermato da Cass. 21584/2020, “il corredo esplicativo dell’istanza di audizione deve risultare anche dal ricorso per cassazione, in prospettiva di autosufficienza; in particolare il ricorso, col quale si assuma violata l’istanza di audizione, implica che sia soddisfatto da parte del ricorrente l’onere di specificità della censura, con indicazione puntuale dei fatti a suo tempo dedotti a fondamento di quell’istanza” (Cass. 25312/2020); va pertanto ribadito che il principio “equivale a costruire l’audizione pur sempre come oggetto di una facoltà, non di un obbligo; sebbene di una facoltà che, laddove esercitata in un senso o nell’altro, presupponga (come ovvio) l’esplicitazione dei motivi della afferente decisione”;

5. quanto alla situazione della Nigeria, avendo riguardo al secondo motivo, esso è inammissibile, poichè il decreto vi ha correttamente attribuito rilevanza, stante il pronunciato giudizio sulla credibilità (negata dal giudice di merito e qui non censurata), orientando negativamente la valutazione sulla protezione sussidiaria di cui del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b); parimenti, non appare censurata l’altra ratio decidendi su cui s’impernia il rigetto, e cioè l’assenza nel Paese, secondo le fonti indicate e relativamente alla zona specifica di provenienza, di un conflitto armato ai sensi e per gli effetti di protezione invocati D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, ex lett. c); la censura, sul punto, è del tutto aspecifica, omettendo di riportare fonti alternative rispetto alle COI indicate dal tribunale e non coglie la distinzione per aree operata dal giudice di merito, così trascurando – anche in termini di pertinenza – le doglianze; tanto più che il ricorrente ha l’onere di indicare le COI che secondo la sua prospettazione avrebbero potuto condurre ad un diverso esito del giudizio, con la conseguenza che, in mancanza di tale allegazione, non potendo la Corte di cassazione valutare la teorica rilevanza e decisività della censura, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile (Cass. 22769/2020);

6. il conflitto armato interno infatti, va ripetuto, rileva solo se, eccezionalmente, possa ritenersi che gli scontri tra le forze governative di uno Stato e uno o più gruppi armati, o tra due o più gruppi armati, siano all’origine di una minaccia grave e individuale alla vita o alla persona del richiedente la protezione sussidiaria, nel senso che “il grado di violenza indiscriminata deve aver pertanto raggiunto un livello talmente elevato da far ritenere che un civile, se rinviato nel Paese o nella regione in questione correrebbe, per la sua sola presenza sul territorio, un rischio effettivo di subire detta minaccia” (Cass. 18306/2019;

il ricorso va dunque dichiarato inammissibile; sussistono i presupposti per il cd. raddoppio del contributo unificato (Cass. s.u. 4315/2020).

P.Q.M.

la Corte dichiara inammissibile il ricorso; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, come modificato dalla L. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello, ove dovuto, per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 10 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 maggio 2021

 

 

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