Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11986 del 10/06/2016


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Cassazione civile sez. lav., 10/06/2016, (ud. 12/04/2016, dep. 10/06/2016), n.11986

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MACIOCE Luigi – Presidente –

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Consigliere –

Dott. TORRICE Amelia – Consigliere –

Dott. BLASUTTO Daniela – rel. Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 848-2015 proposto da:

MINISTERO DELL’INTERNO, C.F. (OMISSIS), in persona del Ministro

pro tempore, domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

contro

S.C., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata

in ROMA, VIA FLAMINIA 195, presso lo studio dell’avvocato SERGIO

VACIRCA, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato

GUGLIELMO DURAZZO, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1291/2013 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 27/12/2013 R.G.N. 269/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

12/04/2016 dal Consigliere Dott. DANIELA BLASUTTO;

udito l’Avvocato VACIRCA SERGIO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FRESA Mario, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. S.C. adiva il Giudice del lavoro di Torino deducendo di avere lavorato dal 3.10.2006 presso lo Sportello Unico per l’Immigrazione della Prefettura di Torino con mansioni di coadiutore contabile e di avere reso la prestazione lavorativa dal 3.10.2006 al 31.12.2007 in esecuzione di contratti di somministrazione a tempo determinato stipulati tra la s.p.a. Obiettivo Lavoro, della quale era formalmente dipendente, e il Ministero dell’Interno; che tali contratti, ad eccezione dell’ultimo, erano stati stipulati per “esigenze di lavoro aggiuntivo”, mentre l’ultimo recava, quale causale, il “protrarsi della situazione di emergenza di cui all’O.P.C.M. 29 marzo 2007”; che dal 2.1.2008, previo superamento del concorso per esami e titoli bandito dal Ministero dell’Interno per il personale nel profilo di coadiutore contabile B1, era stata assunta con contratto a tempo determinato di 24 mesi “al fine di rafforzare in maniera adeguata l’organizzazione dello Sportello Unico per l’Immigrazione della Prefettura di Torino” ed aveva continuato a svolgere le stesse mansioni con inquadramento nel livello B1, anzichè nel superiore livello B3; che alla scadenza del termine di 24 mesi il contratto era stato prorogato al 31.12.2010 con indicazione della stessa ragione giustificatrice e in data 4.1.2011 era stato ulteriormente prorogato fino al 31.12.2011, sempre con la stessa motivazione.

1.1. La ricorrente deduceva quindi l’illegittimità del termine apposto ai contratti di somministrazione, al contratto a termine e alle sue proroghe, contestando la sussistenza delle esigenze temporanee indicate nei contratti ed eccependo la violazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, artt. 4 e 36 e chiedeva dichiararsi la costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con il Ministero convenuto o, in subordine, che l’Amministrazione fosse condannata al risarcimento del danno.

2. Il Tribunale, in parziale accoglimento della domanda proposta dalla S., dichiarava illegittimi i contratti di somministrazione e il contratto a termine e condannava il Ministero a riconoscere alla ricorrente l’inquadramento nel livello B3 dal 3.10.2006 e a pagarle le conseguenti differenze retributive. Il Tribunale, rilevato che il Ministero – che vi era onerato non aveva preso posizione in ordine alla legittimità dei contratti di somministrazione e non aveva dedotto capitoli di prova in ordine alla sussistenza delle circostanze che avevano portato alla stipulazione del contratto a tempo determinato, riteneva l’illegittimità di tali contratti ed, escluso che potesse operare la conversione dei contratti in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, ostandovi il disposto di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36 riconosceva il diritto della lavoratrice al risarcimento del danno. Questo era ravvisato nel trattamento economico rispetto alla posizione che la ricorrente avrebbe ricoperto se fosse stata assunta sin dall’origine a tempo indeterminato e quindi nelle differenze retributive tra la posizione B1 e la posizione B3.

3. Con sentenza pubblicata il 27 dicembre 2013 la Corte di appello di Torino respingeva l’appello proposto dal Ministero dell’Interno avverso tale sentenza. Quanto ai contratti di somministrazione (periodo 3.10.2006/31.12.2007), dichiarava inammissibile il primo motivo di appello e rigettava il secondo, rilevando che la ritenuta illegittimità del contratto di somministrazione comportava l’imputabilità ex lege all’utilizzatore delle prestazioni lavorative. Quanto al terzo motivo, vertente sul contratto a termine (decorrente dal 2.1.2008), rilevava che il contratto individuale aveva previsto una durata di 24 mesi, di talchè la prima proroga doveva intendersi quella avvenuta alla scadenza di tale periodo e non – come invece ritenuto dal Ministero – alla scadenza del triennio, durata originariamente prevista dal bando di concorso cui partecipò la ricorrente. Concludeva che il contratto a termine di due anni, prorogato una prima volta fino al 31.12.2010 e una seconda volta, in violazione di legge, fino al 31.12.2001, aveva così superato la durata massima di complessivi anni tre, di cui al D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 4 “pacificamente applicabile alla fattispecie”.

4. Per la cassazione di tale sentenza il Ministero dell’Interno propone ricorso affidato ad un motivo. La S. con controricorso ha eccepito l’inammissibilità del ricorso per tardività.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1 Con unico motivo l’Amministrazione lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 97 Cost., comma 3, nonchè del D.Lgs. n. 165 del 2001, artt. 4, 36 e 52 e del D.Lgs. n. 368 del 2001, artt. 4 e 6 violazione e falsa applicazione dell’art. 2909 c.c.. Si duole dell’avvenuto riconoscimento della posizione B3 sin dal 3.10.2006:

con il primo rilievo, sostiene che non potrebbero essere imputati all’Amministrazione utilizzatrice gli effetti della illegittimità del contratto di somministrazione, neppure in ordine al danno risarcibile. Con il secondo rilievo, deduce che l’assunzione alle dipendenze della P.A. può avvenire solo a seguito di espletamento di concorso e nella specie la S., quale vincitrice di concorso pubblico indetto per contratti a tempo determinato di durata triennale, indetti per esigenze dello Sportello Unico per l’Immigrazione presso la Prefettura – Uffici territoriali del Governo -, e degli Uffici Immigrazione delle Questure, era stata assunta in posizione B1 con decorrenza 2.1.2008 per la durata di un triennio (il proseguimento oltre il primo biennio non poteva considerasi proroga in senso proprio, essendo stato rispettato il termine di cui all’originario bando di concorso) e comunque complessivamente non era stato oltrepassato il limite temporale di cui al D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 4 vigente ratione temporis.

2. Rileva il Collegio, preliminarmente, l’inammissibilità del ricorso per tardività ex art. 327 c.p.c.. Il termine semestrale decorrente dalla pubblicazione della sentenza (27 dicembre 2013) era infatti ampiamente decorso al tempo dell’avvio del procedimento notificatorio del ricorso per cassazione (23 dicembre 2014). Deve infatti rilevarsi che il ricorso di primo grado venne depositato il 18.10.2011; trova dunque applicazione nella fattispecie il termine semestrale di cui all’art. 327 c.p.c., come modificato dalla L. n. 69 del 2009, che ha sostituito il termine di decadenza di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza all’originario termine annuale: tale modifica è applicabile, ai sensi dell’art. 58, comma 1 predetta legge, ai giudizi instaurati dopo la sua entrata in vigore e, quindi, dal 4 luglio 2009, restando irrilevante il momento dell’instaurazione di una successiva fase o di un successivo grado di giudizio (Cass. n. 19969 del 2015, n. 15741 del 2013, n. 17060 del 2012, n. 6007 del 2012).

3. Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile, con condanna di parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate nella misura indicata in dispositivo per esborsi e compensi professionali, oltre spese forfettarie nella misura del 15 per cento del compenso totale per la prestazione, ai sensi del D.M. 10 marzo 2014, n. 55, art. 2.

4 Non sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (legge di stabilità 2013).

In tal senso si ricorda S.U. 9938 del 2014.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il Ministero dell’Interno al pagamento delle spese, che liquida in Euro 3.000,00 per compensi professionali e in Euro 100,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15% e accessori di legge, da distrarsi in favore del procuratore antistatario.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della assistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del cit. art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 12 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 10 giugno 2016

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