Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11975 del 06/05/2021

Cassazione civile sez. trib., 06/05/2021, (ud. 30/09/2020, dep. 06/05/2021), n.11975

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. DI NAPOLI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 26083/2014 R.G. proposto da:

R.R. rappresentata e difesa, giusta procura in calce al ricorso,

dall’avv. Cannizzo Maurizio, elettivamente domiciliato, ai fini del

presente giudizio, presso lo studio dell’avv. Ferretti Gian Alberto,

in Roma piazza Cola di Rienzo n. 69;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale

dello Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via dei

Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Sicilia n. 1029/01/2014, depositata il 27 marzo 2014.

All’esito dell’odierna adunanza camerale.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

R.R. ricorreva in primo grado avverso l’avviso di accertamento n. RJM010100358/2008, nei suoi confronti emesso dall’Agenzia delle entrate di Palermo per l’anno di imposta 2003, con cui era stato contestato il conseguimento di ricavi non dichiarati nell’esercizio dell’attività di astrologa, recuperati a tassazione insieme ai contributi previdenziali omessi.

La Commissione Tributaria Provinciale di Palermo, con sentenza n. 307/8/2010, rigettava il ricorso, confermando l’accertamento fiscale che aveva ritenuto che l’attività svolta dovesse essere qualificata di natura commerciale, e come tale soggetta a tassazione.

Appellava la R., ma la Commissione Tributaria Regionale della Sicilia, con la sentenza indicata in epigrafe, rigettava l’appello.

Avverso tale sentenza ricorre la contribuente, chiedendone la cassazione per due motivi. L’Agenzia delle entrate resiste in giudizio e deposita controricorso, con cui chiede il rigetto del ricorso avverso, siccome infondato vinte le spese processuali.

La causa viene decisa all’odierna adunanza, cui era stata rinviata per l’emergenza sanitaria da quella precedente dell’8 aprile 2020.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. – Con il primo motivo di ricorso la contribuente lamenta il vizio di omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione fra le parti (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) perchè la sentenza impugnata non avrebbe preso in considerazione gli argomenti e le eccezioni formulati nell’atto di appello. con particolare riferimento alla natura giuridica dell’attività svolta, di fornitura di servizi (e quindi di lavoro autonomo), e non commerciale, per cui i prelevamenti bancari effettuati non avrebbero potuto essere considerati come ricavi occulti, nè vi sarebbe stato obbligo di pagamento dei contributi previdenziali

1.2- Il secondo motivo di ricorso denunzia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32 in relazione agli artt. 3,53 e 24 Cost., nonchè della L. n. 212 del 2000, art. 3, commi 1 e 2 (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) perchè l’art. 1 della L. 311/2004 che ha esteso ai lavoratori autonomi la presunzione che i prelievi bancari occultino i compensi ricevuti non sarebbe suscettibile di applicazione retroattiva, ed inoltre Corte Cost. 6 ottobre 2014, n. 228 ne ha dichiarato l’illegittimità costituzionale.

2. – L’Agenzia delle entrate controdeduce avverso i motivi di ricorso richiamando le evidenze che avevano consentito prima agli accertatori e poi alla Commissione tributaria provinciale di qualificare come di natura commerciale (vendita di prodotti di asserita qualità magica) l’attività svolta dalla R..

3. – I due motivi di ricorso si possono esaminare congiuntamente, perchè fra di loro strettamente connessi. Essi si fondano sul presupposto che l’attività svolta dalla ricorrente debba qualificarsi come attività autonoma di fornitura di servizi, onde la non assoggettabilità a contribuzione nè a tassazione con riferimento ai prelievi bancari.

3.1- Ritiene questa Corte che si tratti di una questione di fatto, non valutabile in cassazione, perchè la decisione del giudice del merito (di primo e secondo grado, che riporta il passo della sentenza di primo grado), ancorchè sintetica, si fonda sulle peculiari modalità di svolgimento della sua attività da parte della R., insindacabile in questa sede. Il ricorso, pertanto, è inammissibile perchè, sotto l’apparenza delle censure mosse, contrasta in realtà la valutazione di merito della sentenza impugnata, e mira ad una rivisitazione del materiale probatorio acquisito nel corso del processo, inammissibile in sede di legittimità (cfr. Cass. 28 novembre 2014, n. 25332; Cass., ord., 22 settembre 2014, n. 19959).

3.2- Inoltre il vizio di motivazione rilevante come motivo di cassazione è stato oggetto di un considerevole ridimensionamento a seguito della riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134 (applicabile ratione temporis al ricorso qui in esame). La norma “deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione” (Cass. Sez. Un., 7 aprile 2014 n. 8053).

3.3- Al giudice di merito, pertanto, non può più imputarsi di avere omesso l’esplicita confutazione delle tesi non accolte o la particolareggiata disamina degli elementi di giudizio non ritenuti significativi, giacchè nè l’una nè l’altra gli sono richieste, mentre soddisfa l’esigenza di adeguata motivazione che il raggiunto convincimento risulti da un esame logico e coerente, non già di tutte le prospettazioni delle parti ed emergenze istruttorie, bensì solo di quelle ritenute di per sè sole idonee e sufficienti a giustificarlo. (cfr. Cass. V, 9/3/2011, n. 5583).

3.4- La sentenza impugnata, invece, indica quali sono le evidenze istruttorie su cui ha fondato la sua decisione, conforme a quella della Commissione Tributaria Provinciale, che l’attività di consulenza astrologica esercitata dalla ricorrente avesse natura essenzialmente commerciale, consistendo prevalentemente nella vendita ai clienti di filtri e prodotti contenenti presunte qualità magiche. Da questa premessa la sentenza fa discendere con valutazione coerente e non censurabile, l’obbligo di regolare tenuta della contabilità e le conseguenze fiscali dell’inosservanza di tale obbligo. Ne consegue che il primo motivo di ricorso, in particolare, eccedi i limiti entro cui è ammissibile la denunzia per cassazione del vizio di motivazione.

4. – In conclusione, pertanto, per effetto delle considerazioni che precedono, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con addebito delle spese processuali alla parte soccombente, come appresso liquidate, e possibile raddoppio del contributo unificato.

PQM

la Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali, liquidate in Euro 2.300 (duemilatrecento) complessivi; dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, adunanza camerale, il 30 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 6 maggio 2021

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