Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11974 del 10/06/2016

Cassazione civile sez. lav., 10/06/2016, (ud. 17/03/2016, dep. 10/06/2016), n.11974

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VENUTI Pietro – Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – rel. Consigliere –

Dott. MANNA Antonio – Consigliere –

Dott. BERRINO Umberto – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 17424-2012 proposto da:

ASSOCIAZIONE ARTIGIANI PROVINCIA ASCOLI PICENO IN LIQUIDAZIONE C.F.

(OMISSIS), già CONFARTIGIANATO IMPRESE DI ASCOLI PICENO, in

persona del Liquidatore pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA CARLO POMA, presso lo studio dell’avvocato VIRGILIO

TERZOLI, rappresentato e difeso dall’avvocato RENZO MERLINI,

giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

M.P., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato

in ROMA, VIA BENACO 5, presso lo studio dell’avvocato MARIA CHIARA

MORABITO, rappresentato e difeso dall’avvocato LUZI MASSIMINO,

giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 526/2012 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 09/05/2012 R.G.N. 366/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

17/03/2016 dal Consigliere Dott. ENRICA D’ANTONIO;

udito l’Avvocato NARDI SANDRO per delega Avvocato MERLINI RENZO;

udito l’Avvocato VENCO GAETANO per delega orale Avvocato LUZI

MASSIMINO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CELENTANO Carmelo, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte d’appello di Ancona ha confermato la sentenza del Tribunale di Ascoli Piceno di rigetto dell’opposizione proposta dall’Associazione Artigiani della Provincia di Ascoli Piceno in liq., (già Confartigianato Imprese di Ascoli Piceno) avverso il decreto ingiuntivo con il quale le era stato ingiunto il pagamento di Euro 6.144,00 a favore di M.P., quale compenso per l’attività di consulente svolta a favore dell’Associazione.

La Corte ha rilevato, con riferimento all’eccezione di invalidità del contratto di consulenza non sorretto da una valida Delib.

dell’Associazione assunta senza una maggioranza sufficiente, che il contratto era stato adempiuto avendo l’Associazione corrisposto il compenso al consulente per ben due anni; che il comportamento delle parti successivo era sufficiente per affermare la sussistenza e validità del contratto quantomeno sotto il profilo di una sua successiva ratifica, implicita ma non equivoca e tenuto conto della necessità di tutela dell’affidamento di controparte.

La Corte ha poi rilevato, circa le contestazioni in ordine all’adempimento della prestazione da parte del Mancini e in relazione alla nullità del contratto per dolo, che mai era stata formulata un’eccezione di inadempimento, nè di nullità per dolo e dunque erano inammissibili non essendosi attuato il contraddittorio e considerata la non contestazione.

Avverso la sentenza ricorre con sei motivi l’Associazione. Resiste il Mancini.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1) Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione dell’art. 1423 c.c.. Lamenta che la Corte aveva ritenuto che il contratto di consulenza fosse stato convalidato in conseguenza della reiterata esecuzione delle obbligazioni assunte corrispettivamente dalle parti sebbene l’opponente avesse eccepito la nullità di detto contratto e pertanto l’impossibilità di una sua convalida. La ricorrente lamenta, infatti, che il contratto di consulenza era nullo in quanto era nulla la Delib. 4 aprile 2007 della giunta esecutiva che aveva autorizzato il contratto di consulenza stesso.

2) Con il secondo motivo l’Associazione denuncia vizio di motivazione su un fatto controverso e decisivo (art. 360 c.p.c., n. 5). Censura la sentenza per aver affermato che la prova del contratto era desumibile dalla circostanza che la Confartigianato vi aveva dato esecuzione e pagato i corrispettivi. Lamenta che i pagamenti si riferivano ad un periodo precedente al contratto e riferibili ad altre causali e che le fatture erano generiche in relazione alla causale.

3) Con il terzo motivo denuncia vizio di motivazione per aver ritenuto provata la prestazione pur in assenza di qualsiasi indagine.

4) Con il quarto motivo la ricorrente denuncia vizio di motivazione censurando la contraddittorietà dell’affermazione della Corte della mancata proposizione in primo grado ed in appello da parte dell’Associazione dell’eccezione d’inadempimento e ciò in contrasto con quanto prima affermato con la frase ” quanto alla contestazione in ordine all’adempimento della prestazione da parte del consulente”.

5) Con il quinto motivo denuncia violazione dell’art. 2697 c.c. censurando la sentenza per aver affermato provata la prestazione lavorativa, il pagamento dei corrispettivi e la mancata contestazione da parte dell’Associazione in violazione dei principi sull’onere della prova.

6) Con il sesto motivo denuncia nullità della sentenza per non aver pronunciato sull’istanza di sospensione in attesa della definizione del giudizio per querela di falso sulla delibera della giunta esecutiva del 4/4/2007.

I motivi,congiuntamente esaminati stante la loro connessione, sono infondati.

Deve rilevarsi, in primo luogo,che la ricorrente non ha depositato il contratto di consulenza in violazione dell’art. 369 c.p.c.. Il ricorso, inoltre, difetta di autosufficienza non avendo la ricorrente neppure riportato il contenuto del contratto, quantomeno dei punti salienti. Tali deficienze costituiscono violazione del principio di autosufficienza del ricorso in cassazione che impone che esso contenga tutti gli elementi necessari a porre il giudice di legittimità in grado di avere la completa cognizione della controversia e del suo oggetto, di cogliere il significato e la portata delle censure rivolte alle specifiche argomentazioni della sentenza impugnata, senza la necessità di accedere ad altre fonti ed atti del processo, ivi compresa la sentenza stessa. E’ noto che il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, espresso nell’art. 366 c.p.c., nn. 3 e 4, impone al ricorrente anche la descrizione del contenuto essenziale dei documenti probatori, eventualmente con trascrizione dei passi salienti.(cfr Cass 1716/2012).

Ciò premesso va, comunque, rilevato l’infondatezza dei motivi con cui la ricorrente si duole che la Corte abbia ritenuto valido un contratto nullo in quanto ratificato attraverso la sua successiva esecuzione in violazione dell’art. 1423 c.c.. La ricorrente, infatti, con l’opposizione al decreto ingiuntivo ad essa notificato a cura del Mancini aveva denunciato un vizio del consenso dell’Associazione in relazione al contratto di consulenza concluso con il Mancini. In tal senso anche la Corte territoriale ha inteso le contestazioni dell’opponente: ha ravvisato cioè la denuncia di un vizio della volontà dell’Associazione che peraltro ha escluso. Sulla base di tali considerazioni risultano del tutto infondate le censure relative alla violazione dell’art. 1423 c.c. che presuppongono un negozio nullo e non annullabile quale è invece il negozio in cui la volontà di un contraente è viziata. La ricorrente afferma in modo, del tutto,apodittico che la nullità della delibera della giunta dell’Associazione che aveva autorizzato la consulenza era nulla e conseguentemente tale era anche il negozio concluso con il Mancini senza tuttavia spiegare le ragioni di tale inevitabile conseguenza che invece la Corte esclude. La ricorrente avrebbe dovuto adeguatamente censurare tali affermazioni escludendo che fosse ravvisabile un incolpevole affidamento del terzo contraente che aveva contrattato con colui che appariva legittimato ad impegnare l’Associazione.

La ricorrente censura, poi, le affermazioni della Corte d’appello secondo cui il contratto di consulenza aveva avuto quantomeno parziale esecuzione poichè per ben due anni l’Associazione aveva corrisposto il compenso al consulente.

L’Associazione lamenta che erroneamente la Corte territoriale aveva ritenuto raggiunta la prova dell’avvenuta effettuazione dei pagamenti. Trattasi, tuttavia, di censure inammissibili atteso che riguardano valutazioni spettanti alla Corte di merito circa il valore probatorio della documentazione depositata a conforto dell’avvenuta esecuzione del contratto. La Corte d’appello ha ritenuto raggiunta la prova dell’avvenuta corresponsione di pagamenti e con le censure la ricorrente chiede una nuova valutazione da parte di questa Corte degli elementi probatori già esaminati dai giudici di merito.

Costituisce consolidato insegnamento (e ciò anche prima della recente riforma dell’art 360 c.p.c., n. 5, nella formulazione introdotta con il D.L. n. 83 del 2012, conv. con L. n. 134 del 2012) che vieta invocare in sede di legittimità un apprezzamento dei fatti e delle prove in senso difforme da quello preteso dalla parte, perchè non ha la Corte di cassazione il potere di riesaminare e valutare il merito della causa, essendo la valutazione degli elementi probatori attività istituzionalmente riservata al giudice di merito (tra le molte, v. Cass. 17 novembre 2005, n. 23286; Cass. 18 maggio 2006, n. 11670; Cass. 9 agosto 2007, n. 17477; Cass. 23 dicembre 2009, n. 27162; Cass. 6 marzo 2008, n. 6064; Cass. sez. un., 21 dicembre 2009, n. 26825; Cass. 26 marzo 2010, n. 7394; Cass. 18 marzo 2011, n. 6288; Cass. 16 dicembre 2011, n. 27197).

Pertanto non può essere invocata una lettura delle risultanze probatorie difforme da quella operata dalla Corte territoriale, essendo la valutazione di tali risultanze – al pari della scelta di quelle, tra esse, ritenute più idonee a sorreggere la motivazione –

un tipico apprezzamento di fatto, riservato in via esclusiva al giudice del merito: il quale, nel porre a fondamento del proprio convincimento e della propria decisione una fonte di prova con esclusione di altre, nel privilegiare una ricostruzione circostanziale a scapito di altre (pur astrattamente possibili e logicamente non impredicabili), non incontra altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza peraltro essere tenuto ad affrontare e discutere ogni singola risultanza processuale ovvero a confutare qualsiasi deduzione difensiva (per tutte: Cass. 20 aprile 2012, n. 6260).

Nessuna violazione risulta, poi, dell’art. 2697 c.c., atteso che la Corte ha valutate le prove offerte dal Mancini e sulla base di questa ha ritenuto raggiunta la prova della prestazione e dei relativi compensi, mentre le contestazioni formulate dall’Associazione, da quanto si desume dai passi degli atti precedenti riportati nel ricorso in cassazione, hanno sempre riguardato solo l’insussistenza di legittimi incarichi e cioè di incarichi autorizzati validamente dall’Associazione.

Infine del tutto inammissibile il sesto motivo con cui si lamenta la nullità della sentenza per non essersi la Corte d’appello pronunciata sulla richiesta di sospensione del giudizio in attesa della definizione della querela di falso atteso che neppure è indicata la norma denunciata la cui violazione avrebbe determinato l’error in procedendo denunciato.

Per le considerazioni che precedono il ricorso deve essere rigettato con condanna della ricorrente a pagare le spese del presente giudizio.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente a pagare le spese del presente giudizio liquidate in Euro 100,00 per esborsi ed Euro 3.000,00 per compensi professionali, oltre 15% per spese generali e accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 17 marzo 2016.

Depositato in Cancelleria il 10 giugno 2016

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA