Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11965 del 31/05/2011

Cassazione civile sez. un., 31/05/2011, (ud. 17/05/2011, dep. 31/05/2011), n.11965

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PREDEN Roberto – Primo Presidente f.f. –

Dott. MORELLI Mario Rosario – Presidente di Sezione –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. FORTE Fabrizio – Consigliere –

Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere –

Dott. DI PALMA Salvatore – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Consigliere –

Dott. TIRELLI Francesco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

Agenzia delle Entrate, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12,

presso l’Avvocatura Generale dello Stato che la rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

P.V., elettivamente domiciliato in Roma, via Quintino

Sella 41, presso lo studio dell’avv. Margherita Valentini,

rappresentato e difeso per procura in atti dall’avv. Gaudio Vincenzo;

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza n. 189/28/07, depositata il

15/5/2008 dalla Commissione Tributaria Regionale di Bari, sezione

staccata di Taranto.

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

17/5/2011 dal Relatore Cons. Francesco Tirelli;

Sentito l’avvocato dello Stato De Stefano;

Udito il Pubblico Ministero, in persona dell’Avvocato Generale dott.

CICCOLO Pasquale il quale ha concluso per l’accoglimento del primo

motivo del ricorso con assorbimento degli altri.

Fatto

LA CORTE

rilevato che sostenendo di avere versato più del dovuto a titolo di oblazione per il condono di un abuso edilizio commesso su di un immobile di sua proprietà, P.V. ne ha chiesto il rimborso con istanza in data 31/12/2004;

che l’Amministrazione Finanziaria non ha riscontrato l’istanza ed in data 4/3/2005 il P. le ha notificato ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale di Taranto;

che il 31/3/2005 il P. ha però rinunciato al predetto ricorso ed il successivo 11/4/2005 ne ha depositato un altro non notificato alla controparte;

che tale secondo ricorso ha ricevuto un proprio autonomo numero di ruolo e l’Ufficio locale dell’Agenzia delle Entrate ha depositato memoria in entrambi i processi, concludendo per la estinzione del primo e la inammissibilità del secondo, a proposito del quale ha sottolineato che il deposito del nuovo ricorso non avrebbe potuto valere nemmeno come un ulteriore atto di costituzione perchè avvenuto dopo trenta giorni dalla notificazione del precedente ricorso; che dopo aver riunito i processi, la Commissione Tributaria Provinciale ha tuttavia riconosciuto al P. il diritto di ricevere il rimborso delle maggiori somme pagate;

che l’Ufficio ha interposto appello, con il quale ha insistito nelle pregresse difese, aggiungendo in ogni caso che la causa rientrava nella giurisdizione del giudice amministrativo ai sensi della L. n. 47 del 1985, art. 35;

che il P. ha contestato la fondatezza delle avverse eccezioni e la Commissione Regionale le ha rigettate, compensando per intero le spese di lite fra le parti;

che l’Agenzia delle Entrate ha proposto allora ricorso per cassazione, ribadendo con tre distinti motivi che il giudice a quo avrebbe dovuto declinare la giurisdizione, dare atto della rinuncia al primo ricorso e dichiarare la tardività della seconda costituzione;

che il P. ha resistito con controricorso, concludendo per il rigetto del ricorso perchè infondato ed, ancor prima, sprovvisto di adeguati quesiti di diritto;

che così riassunte le rispettive posizioni delle parti, osserva il Collegio che a chiusura del primo motivo con cui ha dedotto il difetto di giurisdizione del giudice tributario, l’Agenzia delle Entrate ha domandato alla Corte di chiarire “se incorra nel vizio di difetto di giurisdizione la sentenza con la quale la CTR ha rigettato l’appello dell’Amministrazione ritenendo la propria competenza a conoscere dell’istanza di rimborso dell’oblazione corrisposta in eccesso per la sanatoria dell’abuso edilizio commesso in luogo che dichiarare il proprio difetto di giurisdizione in favore del Giudice Amministrativo accogliendo, in tal modo, il gravame dell’A.F. che aveva sollevato espressa doglianza sul punto, stante la natura di entrata non tributaria dell’oblazione medesima e del conseguente diritto al rimborso ed in considerazione della “ratio” della L. 28 febbraio 1985, n. 47, art. 35, comma 11, che è quella di voler concentrare presso un unico giudice (quello amministrativo) le diverse possibilità di tutela, senza consentire distinzioni di sorta tra domande dirette a contestare la legittimità dei provvedimenti adottati dall’Amministrazione ed azioni aventi contenuto meramente patrimoniale”;

che trattandosi di quesito idoneo a soddisfare le esigenze sottese all’art. 366 bis cod. proc. civ., all’epoca vigente, rimane unicamente da aggiungere che contrariamente alla lettura datane dal contro ricorrente nella memoria ex art. 378 cod. proc. civ., C. cass. SU n. 29291 del 2008 ha già precisato che nel caso di procedure andate a buon fine, la giurisdizione amministrativa prevista dalla L. n. 47 del 1985, art. 35 si estende ad ogni controversia in materia di regolarità del procedimento di sanatoria e di rimborso delle somme versate in eccedenza rispetto alla conclusiva determinazione dell’oblazione da parte del sindaco; che proprio questo essendo il caso di specie e non ravvisandosi alcun motivo per discostarsi dal predetto indirizzo, va pertanto dichiarata la giurisdizione del giudice amministrativo sulla domanda di rimborso presentata dal P.; che in accoglimento del primo motivo del ricorso e dichiarati assorbiti gli altri, la sentenza impugnata dev’essere pertanto cassata con rimessione delle parti davanti al TAR competente per territorio;

che avuto riguardo alla novità della questione al momento della sua proposizione e tenuto conto dell’andamento delle fasi di merito, stimasi equo compensare le spese dell’intero giudizio fra le parti.

P.Q.M.

La Corte di Cassazione, a sezioni unite, dichiara la giurisdizione del giudice amministrativo, accoglie il primo motivo del ricorso ed assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata, rimette le parti davanti al TAR competente per territorio e compensa fra di esse le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, il 17 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 31 maggio 2011

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