Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11959 del 30/05/2011

Cassazione civile sez. trib., 30/05/2011, (ud. 04/05/2011, dep. 30/05/2011), n.11959

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – rel. Presidente –

Dott. PERSICO Mariaida – Consigliere –

Dott. DIDOMENICO Vincenzo – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 15925-2009 proposto da:

FONDAZIONE DON AMBROGIO CACCIAMATTA ONLUS (OMISSIS) (già Ipab

Residenza Assistenziale Cacciamatta) in persona del Presidente del

Consiglio di Amministrazione, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

AJACCIO 14, presso lo studio dell’avvocato ARTURO LEONE, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato MAGGI GIORGIO, giusta

procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS) in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– controricorrente –

e contro

SOCIETA’ EQUITALIA ESATRI SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 59/2008 della Commissione Tributaria Regionale

di MILANO – Sezione Staccata di BRESCIA del 31.3.08;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

04/05/2011 dal Presidente Relatore Dott. FERNANDO LUPI;

udito per la ricorrente l’Avvocato Guido Brocchieri (per delega avv.

Giorgio Maggi) che si riporta agli scritti.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. COSTANTINO

FUCCI che nulla osserva rispetto alla relazione scritta.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, ritenuto che è stata depositata in cancelleria la seguente relazione a sensi dell’art. 380 bis c.p.c.: “La CTR della Lombardia ha rigettato l’appello della Don Ambrogio Cacciamatta ONLUS nei confronti dell’Agenzia delle Entrate di Brescia. Ha motivato la decisione ritenendo che non sussistesse nullità della cartella in quanto in essa, salvo un errore nella causale, vi erano tutte le indicazioni necessarie per individuare la pretesa tributaria, ben nota alla parte che aveva dato luogo ad un contenzioso sull’avviso di accertamento conclusosi con la sentenza che fondava la cartella.

Ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi motivi la contribuente, si è costituita con controricorso l’Agenzia delle Entrate.

Il primo motivo di ricorso si conclude con il seguente quesito di diritto: dica la suprema Corte se l’erronea descrizione nella cartella di pagamento degli addebiti iscritti a ruolo, indicando una pluralità di causali tra loro contraddittorie perchè riferite ad imposte dirette ed indirette, comporti la nullità della cartella per difetto di motivazione.

Il motivo, oltre che inammissibile, infondato. Inammissibile perchè il quesito non indica la fattispecie concreta, quali cioè siano le causali della cartella e perchè sarebbero tra loro contraddittorie.

Infondato in quanto la cartella di pagamento, atto che può contenere la indicazioni di una pluralità di crediti anche di natura diversa dello Stato o di altri Enti pubblici, non richiede alcuna congruenza tra le diverse voci ma solo la corrispondenza di ciascuna delle voci indicate cartella con quelle indicate nei ruoli.

Con il secondo motivo lamenta la mancanza rispetto all’INVIM indicato in cartella della notificazione dell’avviso di liquidazione. Il motivo deve ritenersi inammissibile perchè nuovo in quanto della questione non fa cenno la sentenza impugnata e, in ogni, caso se la questione era stata riproposta in appello il vizio della sentenza non sarebbe di violazione di legge ex art. 360 c.p.c., n. 3 ma di omessa pronuncia ex art. 360 c.p.c., n. 4”.

Rilevato che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata alle parti costituite;

considerato che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condividendo i motivi in fatto e in diritto della relazione, ritiene che ricorra l’ipotesi prevista dall’art. 375 c.p.c., n. 5 della manifesta infondatezza del ricorso e che, pertanto, la sentenza impugnata vada confermata. Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il contribuente alle spese che liquida in Euro millecento per onorario oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 4 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 30 maggio 2011

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