Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11957 del 10/06/2016


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Cassazione civile sez. trib., 10/06/2016, (ud. 04/05/2016, dep. 10/06/2016), n.11957

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Consigliere –

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Consigliere –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 6966-2011 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

TUSCANLAT DI PRATALI TORQUATO & C. SAS, in persona del

legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA

GIULIO VENTICINQUE 23, presso lo studio dell’avvocato GUIDO

GENOVESE, rappresentato e difeso dall’avvocato ANDREA DANTI giusta

delega in calce;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 19/2010 della COMM.TRIB.REG. di ROMA,

depositata il 21/01/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

04/05/2016 dal Consigliere Dott. LUCA SOLAINI;

udito per il controricorrente l’Avvocato GRAZIANI per delega

dell’Avvocato DANTI che ha chiesto il rigetto;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SOLDI Anna Maria, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La controversia concerne l’impugnazione dell’avviso di accertamento con il quale l’ufficio ha chiesto il pagamento dell’imposta di bollo relativamente a 20 assegni postdatati.

La CTR riconosceva la fondatezza del ricorso, ritenendo che non fosse stata raggiunta la prova della violazione del D.P.R. n. 634 del 1972, art. 9, lett. b) tariffa parte 1, atteso che l’accertamento si fondava esclusivamente su un documento extracontabile di per sè privo di sufficiente portata probatoria.

Avverso tale pronuncia l’amministrazione propone ricorso per Cassazione sulla base di due motivi. Resiste il contribuente con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo e secondo motivo di censura, che possono essere esaminati congiuntamente, attenendo ad un medesimo profilo di censura, il ricorrente denuncia, da una parte, il vizio di violazione e falsa applicazione degli artt. 2697 e 2729 c.c., nonchè del D.P.R. n. 634 del 1972, art. 9, lett. b) tariffa parte 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, e dall’altra, denuncia il vizio di motivazione sul medesimo profilo, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, sul presupposto che la CTR avrebbe disconosciuto l’efficacia probatoria, quanto meno indiziaria, delle scritture extracontabili, e non avrebbe tenuto conto, nel percorso argomentativo della sentenza, che la doglianza dell’ufficio, in sede d’appello, non era il fatto in sè, della postdatazione dell’assegno, bensì il fatto che tra la data di emissione degli assegni e quella di scadenza fosse trascorso un termine tale da permettere al titolo di pagamento di assumere la funzione di pagherò cambiario. Il motivo è fondato.

E’, infatti, insegnamento di questa Corte, quello secondo cui “In tema di accertamento delle imposte sui redditi, la “contabilità in nero”, costituita da appunti personali ed informazioni dell’imprenditore, rappresenta un valido elemento indiziario, dotato dei requisiti di gravità, precisione e concordanza prescritti dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, dovendo ricomprendersi tra le scritture contabili disciplinate dagli artt. 2709 c.c. e ss. tutti i documenti che registrino, in termini quantitativi o monetari, i singoli atti d’impresa, ovvero rappresentino la situazione patrimoniale dell’imprenditore ed il risultato economico dell’attività svolta. Ne consegue che detta “contabilità in nero”, per il suo valore probatorio, legittima di per sè, ed a prescindere dalla sussistenza di qualsivoglia altro elemento, il ricorso all’accertamento induttivo di cui al citato art. 39, incombendo al contribuente l’onere di fornire la prova contraria, al fine di contestare l’atto impositivo notificatogli. (Fattispecie relativa alla ricostruzione di redditi di persona fisica derivanti da collaborazione coordinata e continuativa in favore di una società, operata mediante il ricorso ai “brogliacci” reperiti presso la sede di quest’ultima, nonchè presso l’abitazione dell’amministratore e dei soci)”.

(Cass. N. 24051/11, 2217/06, 19329/06, 25610/06). Nella presente fattispecie, il documento extracontabile, sulla cui base l’ufficio si è determinato ad emettere l’avviso d’accertamento per violazione dell’imposta di bollo, è stato allegato agli atti di causa dal controricorrente, e dallo stesso può desumersi (anche se il documento è informale e la tenuta non obbligatoria, ma è stato reperito presso la sede della società contribuente nel corso di un accesso della GdF, come risulta pacificamente dagli atti di causa), la data di emissione, la data d’incasso, e il numero dei diversi assegni. Alla luce di ciò, sulla base della giurisprudenza sopra indicata, incombe al contribuente l’onere di fornire la prova contraria, e nel caso di specie, i giudici d’appello hanno erroneamente ritenuto idonea quella costituita dalle fotocopie degli assegni incassati, quando è noto che la banca consente di negoziare il titolo solo a partire dal giorno della sua formale emissione da parte dell’emittente (salvo che non sia assolta l’imposta di bollo, atteso che in questo caso, l’assegno assolve la diversa funzione di pagherò cambiario).

La sentenza va, pertanto, cassata e rinviata, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, nuovamente alla sezione regionale del Lazio, in diversa composizione, affinchè, valuti l’efficacia probatoria del documento extracontabile relativamente alla prospettata postdatazione (sulla base dei principi della giurisprudenza sopra indicata di questa Corte).

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE Accoglie il ricorso.

Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, ad altra sezione della Commissione tributaria regionale per il Lazio.

Così deciso il Roma, nella Camera di consiglio, il 4 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 10 giugno 2016

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