Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11944 del 17/05/2010

Cassazione civile sez. III, 17/05/2010, (ud. 02/02/2010, dep. 17/05/2010), n.11944

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PREDEN Roberto – Presidente –

Dott. PETTI Giovanni Battista – rel. Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

Dott. D’AMICO Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

A.A. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA COLA DI RENZO 28, presso lo studio dell’avvocato BOLOGNESI

RICCARDO, r.g.n. 18989/2008 rappresentata e difesa dall’avvocato

D’ALESSIO ANTONIO giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

FONDAZIONE E.N.P.A.F. ENTE NAZIONALE DI PREVIDENZA E DI ASSISTENZA

FARMACISTI – FONDAZIONE DI DIRITTO PRIVATO (OMISSIS) in persona

del Presidente e legale rappresentante pro tempore Dott. C.

E., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA G. PISANELLI 2,

presso lo studio dell’avvocato LEOPARDI PAOLO, che la rappresenta e

difende giusta delega a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 349/2007 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

SEZIONE TERZA CIVILE, emessa il 13/7/2007, depositata il 03/06/2008,

R.G.N. 10745/2004;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

02/02/2010 dal Consigliere Dott. PETTI GIOVANNI BATTISTA;

udito l’Avvocato ANTONIO D’ALESSIO;

udito l’Avvocato PAOLO LEOPARDI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SGROI Carmelo che ha concluso per il rigetto.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Il presente procedimento deriva da due cause riunite.

Una prima lite e’ introdotta dall’Enpaf Fondazione, nella veste di proprietaria locatrice, di un immobile sito in (OMISSIS), che intima (con atto notificato il 22 maggio 2002) alla conduttrice A.A. sfratto per finita locazione alla data del 28 febbraio 2002 e contestuale citazione dinanzi al Tribunale di Roma per la convalida. L’intimata si opponeva a tale intimazione sostenendo la inefficacia della disdetta per avere diritto alla proprieta’ dell’immobile. Una seconda lite e’ introdotta dalla conduttrice, sempre dinanzi al medesimo tribunale, con richiesta di accertamento del diritto alla proprieta’ o di sentenza costitutiva di tale diritto e domanda di risarcimento danni ai sensi dell’art. 1337 c.c. In particolare il conduttore assume di aver esercitato diritto di opzione in data 26 ottobre 2001. L’Ente convenuto resisteva contestando il fondamento delle domande; le cause erano riunite.

2. Il Tribunale di Roma, con sentenza del 23 settembre 2004 dichiarava cessato il rapporto di locazione alla data del 28 febbraio 2002 ordinava il rilascio e fissava la data di esecuzione e rigettava tutte le altre domande proposte dalla A., compensando le spese di lite.

3. La decisione era appellata da A. che ne chiedeva la riforma; resisteva l’Enpaf Fondazione chiedendo il rigetto del gravame.

4. La Corte di appello di Roma con sentenza del 3 giugno 2008 cosi’ decideva: rigetta l’appello e compensa tra le parti le spese del grado.

5. Contro la decisione ricorre la conduttrice sulla base di quattro motivi. Resiste la controparte con controricorso.

6. Per le parti sono state prodotte memorie.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

7. Il ricorso non merita accoglimento in ordine ai motivi dedotti, che per chiarezza espositiva vengono sinteticamente descritti.

NEL PRIMO MOTIVO si deduce l’error in iudicando “per violazione e falsa applicazione della L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 27 del D.Lgs. n. 104 del 1996, art. 2 e art. 6, commi 5 e 6, della L. n. 662 del 1996, art. 2, comma 109 e dell’art. 11 delle disp. gen., (ampia argomentazione da ff 4 a 14 del ricorso). La tesi, formulata nel quesito (FF 14 del ricorso) e’ che le norme precitate, sistematicamente interpretate, pongono in essere un rapporto giuridico di protezione del conduttore che ha una posizione di diritto soggettivo ad acquistare la proprieta’ del bene locato, ed una posizione di obbligo e di adempimento del locatore in ordine al trasferimento della proprieta’.

NEL SECONDO MOTIVO si deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 30 giugno 1994, n. 509, art. 1 e della L. 23 settembre 2001, n. 410, art. 3, comma 20 disapplicate dalla Corte di appello e di cui si chiede esatta applicazione (vedi quesito a ff 22) sostenendosi che la privatizzazione dell’Enpaf non ha eliso la esistenza del rapporto di protezione e che la Fondazione subentra negli obblighi di dismissione dell’ente previdenziale trasformato.

NEL TERZO MOTIVO si deduce error in iudicando per violazione e falsa applicazione della L. 23 agosto 2004, n. 243, art. 1, comma 38 sostenendosi la tesi (ff 22 a 27 del ricorso) che si tratta di norma innovativa non retroattiva, anche alla luce dello arresto nomofilattico delle SU civili n. 20322 del 2006. SI DEDUCE A COROLLARIO questione di incostituzionalita’ nel caso di interpretazione letterale autentica (ff 27 a 40 del ricorso) per la violazione degli artt. 2, 3, 23 e 101 Cost., con remissione degli atti alla Corte Costituzionale.

NEL QUARTO MOTIVO si deduce violazione e falsa applicazione della L. 23 settembre 2001, n. 410, art. 3, comma 20 e dell’art. 2932 c.c. sostenendosi che la A. aveva esercitato un diritto di opzione in relazione al quale si era realizzato l’effetto traslativo.

NEL QUINTO MOTIVO si deduce la insufficiente e contraddittoria motivazione in ordine al rigetto della domanda di risarcimento del danno per responsabilita’ precontrattuale.

Nel SESTO MOTIVO (0 COROLLARIO DEL QUINTO) si deduce L’ERRONEA DICHIARAZIONE DI CESSAZIONE DEL CONTRATTO DI LOCAZIONE. Ma non viene proposto il relativo quesito, trattandosi di error in iudicando e procedendo.

Nulla aggiungono le memorie alle reciproche tesi difensive.

8. In senso contrario si osserva che malgrado la motivazione di appello debba essere corretta in punto di diritto in ordine al secondo ed al quarto motivo, la statuizione finale di rigetto del ricorso risulta conforme a diritto.

8.1. In relazione al primo motivo di censura, che si prospetta come error in iudicando in relazione al regime delle dismissioni valido per l’Enpas quando e’ ancora ente pubblico, si osserva che il quesito di diritto (ff 14 da leggere in esteso) contiene un mutamento della linea difensiva originariamente prospettata, come si legge a ff. 2 del ricorso, con riferimento all’avvenuto esercizio di un diritto di opzione di cui alla legge n. 410 del 2001, art. 3, comma 20. Anche a voler considerare la linea difensiva svolta in sede di opposizione alla esecuzione, la stessa risulta svolta come diretta a contestare la validita’ della disdetta data alla vedova del conduttore originario, in quanto l’immobile locato rientrava tra quelli che dovevano essere dimessi ai sensi del D.Lgs. n. 104 del 1996 e quindi dalla novellazione introdotta dalla citata legge del 2001.

Il quesito chiede alla Corte di Cassazione, di accogliere la proposta interpretativa delle leggi vigenti (citate con riferimento al tempo della locazione con l’ente pubblico Enpas), affermandosi come principio di diritto che la normativa in questione CREA EX LEGE un vero e proprio rapporto giuridico tra il conduttore ed il locatore, che non e’ qualificabile in termine di prelazione ne’ di opzione, di guida che per un verso la A. vanta una posizione di diritto soggettivo all’acquisto dell’immobile condotto in locazione e per altro verso il locatore Fondazione Enpaf ha un obbligo giuridico a darglielo.

Questa proposta interpretativa, ad avviso della Corte di appello, non puo’ essere accolta (ff 7 della motivazione) per la ragione che presuppone, con una forzatura della lettera della legge, che il D.Lgs. del 1996 abbia introdotto in via automatica e diretta un obbligo legale di dismissione dell’ente, senza particolari condizioni, ed il corrispondente diritto del conduttore all’acquisto.

Ma qui, osserva la Corte, emerge invece, dall’esame della normativa, che l’ente per procedere alla dismissione dei beni deve inserirli in un piano di dismissione entro precisi limiti di tempo e che in ordine ai beni inclusi in tali elenchi il conduttore esercita il diritto potestativo relativo alla volonta’ di acquisto, cui si contrappone la manifestazione della volonta’ concreta di vendere.

La Corte di appello qualifica il diritto potestativo come opzione, ma osserva (ff 8 della motivazione) che non risulta inviata alla A. la lettera di intenti contenente specifiche modalita’ di vendita, che l’Enpaf ente pubblico indirizzo esclusivamente ai conduttori degli immobili inseriti in specifici piani di dismissione, ed aggiunge: il che (tale accertamento in fatto) esime dalla valutazione della natura e della efficacia dell’atto.

In conclusione il primo quesito e’ formulato in modo tecnicamente inammissibile:

perche’ propone alla corte una filonomachia creativa di una nuova norma giuridica, di assoluto privilegio in favore del conduttore, mentre il sistema delle leggi, collegate alla manovra finanziaria ed alla privatizzazione degli enti pubblici, si occupa anche dei rapporti intercorrenti tra enti e conduttori, senza nulla innovare rispetto la regime proprio della locazione abitativa residenziale, ma prevedendo, secondo particolari scansioni e modalita’, dismissioni sulla base dello schema tradizionale della prelazione consensuale, in cui la proposta di vendita e seguita dalla manifestazione della volonta’ di acquisto, in forma scritta e con un preciso contenuto descrittivo delle condizioni soggettive e del prezzo di acquisto che il conduttore ritiene dovuto secondo le leggi vigenti.

Il quesito prescinde totalmente dalla contestazione della ratio decidendi data dalla Corte alla fattispecie, mentre era vigente il regime della locazione con l’Enpaf ente pubblico, e neppure contesta, come res controversa, il fatto che il bene in questione non era stato oggetto di dismissione.

Il motivo dunque, nella sua complessa formulazione, risulta inammissibile e infondato, e nessuna violazione di legge risulta compiuta dai giudici del merito sul punto.

8.2. Il secondo ed il quarto motivo vengono in esame congiunto, prospettando error in iudicando in relazione alla seconda fase, successiva alla privatizzazione dell’Ente, e regolata dalla novella L. n. 410 del 2001, art. 3, comma 20, da considerare anche in relazione al rimedio dell’art. 2932 c.c..

Sul punto la risposta della Corte di appello (FF 7 A 10 della motivazione) e’ giuridicamente mal combinata, proprio per la coerenza della lettura della clausola di garanzia introdotta nella novellazione, allo scopo di mantenere in essere i rapporti ancora non definiti tra enti e conduttori, senza discriminazioni irragionevoli tra conduttori di enti ancora pubblici e conduttori di enti gia’ privatizzati. Questa Corte, decidendo nella stessa udienza altre simili controversia,ed esaminando migliori motivazioni, ha respinto sia la tesi della non applicabilita’ della clausola di garanzia ai conduttori dell’Enpaf, ma ha altresi’ posto in evidenza che la denuncia dell’error in procedendo presuppone, da parte della difesa del ricorrente, il rispetto dei principi di autosufficienza e di specificita’ in relazione alla ratio decidendi che e’ insita nella norma invocata.

Non e’ dunque sufficiente dire (ff,2 del ricorso) che la A. aveva esercitato il DIRITTO DI OPZIONE di cui alla L. n. 410 del 2001, art. 3, comma 20, e poi discutere ampiamente sulle ragioni dell’errore di diritto (nei due motivi) omettendo in entrambi di riprodurre il TITOLO e cioe’ il documento scritto da cui poter desumere anche la tempestivita’ del termine di esercizio del diritto di opzione.

Non senza rilevare la contraddittorieta’ tra la tesi esposta nel primo motivo (che prescinde dalla prelazione o dalla opzione) e le tesi sostenuti nei motivi in esame, che invece sostengono la utilita’ e necessita’ di tale esercizio.

I motivi dunque risultano infondati per il difetto di AUTOSUFFICIENZA DEL QUESITO, che non consente,neppure dalla lettura del contesto argomentativo, di comprendere se e dove sia stata prodotta la documentazione necessaria a ritenere inclusa nell’ambito della norma che si invoca, la pretesa del conduttore.

8.3. Restano assorbiti:

8.3.1. il terzo motivo, in cui si contesta la interpretazione restrittiva data dalla Corte di appello in ordine alla novella interpretativa della L. 2004 n. 2004, sopravvenuta alla procedura in corso.

Questa Corte ha avuto modo di chiarire di condividere una lettura costituzionalmente orientata della norma, in adesione al dictum (punto 9 seconda parte) delle SSUU civili n. 20322 del 2006.

Se i motivi 2 e 4 fossero stati dotati di autosufficienza, lo ius superveniens non avrebbe potuto incidere su un diritto quesito.

6.3.2. Assorbito anche il quinto motivo, che deduce come vizio della motivazione un error in iudicando, per la ragione che manca l’autosufficienza in relazione alla riproduzione dell’opzione che si assume esercitata e dei suoi termini di contenuto e di tempestivita’ di esercizio. Senza la prova dell’utile esercizio del diritto, la pretesa risarcitoria risulta infondata e doveva esser fatta valere con la formulazione di un quesito appropriato.

9. Inammissibile e’ il sesto motivo (o corollario del quinto) in quanto si deduce, come error in iudicando ma senza la precisa indicazione delle norme di diritto violate e la formulazione del relativo quesito, che il diritto ad essere proprietari precludeva il diritto del venditore ad agire per il rilascio del bene ormai definitivamente promesso.

Il ricorso, per le ragioni dette, non puo’ essere accolto; sussistono tuttavia giusti motivi, in relazione alla eccezionale rilevanza delle questioni in esame e delle particolari difficolta’ interpretative poste dalla successione delle leggi, per compensare tra le parti le spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e compensa tra le parti le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, il 2 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 17 maggio 2010

 

 

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