Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11944 del 12/05/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 12/05/2017, (ud. 07/07/2016, dep.12/05/2017),  n. 11944

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – rel. Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 23034-2014 proposto da:

L.P.A., elettivamente domiciliata presso la CORTE DI

CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentata e difesa

dall’Avvocato PIETRO BERTUZZI, giusta procura speciale in calce al

ricorso;

– ricorrente –

e contro

COMUNE MALALBERGO;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1766/2014 del TRIBUNALE di BOLOGNA, depositata

il 30/05/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

07/07/2016 dal Consigliere Relatore Dott. VINCENZO CORRENTI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

L.P.A. propone ricorso per cassazione, illustrato da memoria, contro il Comune di Malalbergo, che non resiste con controricorso, avverso la sentenza del tribunale di Bologna che ha accolto l’appello del Comune a sentenza del GP, che invece aveva accolto l’opposizione per aver omesso di fornire i dati personali in quanto detti dati erano stati forniti a condizione che risulti provato che era alla guida effettivamente la sottoscritta e non invece un familiare o un conoscente”. Il Tribunale ha ritenuto che la comunicazione fosse sostanzialmente elusiva del precetto.

Parte ricorrente denunzia: 1) violazione dell’art. 132 c.p.c.; 2) violazione dell’art. 126 bis C.d.S., comma 2 essendo pacifico ed incontestato che ha comunicato i dati; 3) violazione dell’art. 126 C.d.S., comma 2 per vizi di motivazione.

Le censure non meritano accoglimento.

La sentenza ha sostanzialmente ritenuto che la condizione apposta alla comunicazione eludesse la norma contestata mentre la ricorrente sostanzialmente replica che trattasi di elemento ulteriore che non può comportare la violazione del precetto, concretamente osservato.

Va condivisa l’argomentazione del tribunale secondo la quale la comunicazione fosse sostanzialmente elusiva del precetto che impone di comunicare i dati.

La sentenza ha statuito che l’affermarsi conducente dei veicolo solo qualora venga provato che era alla guida era espressione priva di ogni valore informativo ed ha richiamato l’art. 126 bis C.d.S., comma 2 e la giurisprudenza di questa Corte sull’obbligo di comunicazione dei dati e non di una qualsiasi comunicazione (Cass. n. 11812/2010), concludendo trattarsi di una omissione in assenza di un giustificato motivo o di circostanze, neppure allegate, di esclusione della colpevolezza.

PQM

La Corte rigetta il ricorso, dando atto dell’esistenza dei presupposti ex D.P.R. n. 115 del 2002 per il versamento dell’ulteriore contributo unificato.

Così deciso in Roma, il 7 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 12 maggio 2017

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