Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11916 del 06/05/2021

Cassazione civile sez. trib., 06/05/2021, (ud. 29/10/2020, dep. 06/05/2021), n.11916

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO di N. M.G. – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – rel. Consigliere –

Dott. CHIESI Gian Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 23515/2014 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio eletto in Roma, via Dei Portoghesi, n. 12;

– ricorrente –

contro

ORTONA NAVI INTERNATIONAL S.R.L., in persona del legale

rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’Avv. del Federico

Lorenzo e dall’Avv. Rosa Laura, elettivamente domiciliato presso il

loro studio sito in Roma via Denza n. 20;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale

dell’Abruzzo, sez. distaccata di Pescara, n. 309/09/2013 depositata

il 23 luglio 2013, non notificata.

Udita la relazione svolta nell’adunanza camerale del 29 ottobre 2020

Gori dal consigliere Pierpaolo.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

– Con sentenza della Commissione Tributaria Regionale dell’Abruzzo, sez. distaccata di Pescara, veniva parzialmente accolto l’appello proposto dalla società Ortona Navi International S.r.l. avverso la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Pescara n. 225/3/2009 la quale, a sua volta, aveva rigettato il ricorso della contribuente, svolgente attività di costruzioni navali, avente ad oggetto un avviso di accertamento per II.DD. e IVA 2005 (periodo oggetto di accertamento: 1 luglio 2005 – 30 giugno 2006). In particolare, venivano contestati: a) ricavi di competenza del periodo ma non dichiarati per a.1) la commessa Ariete, per la quale venivano redatti tre contratti di appalto, del 24/10/2004, del 5/2/2005 e del 25/10/2005 che l’Agenzia riteneva operazioni autonome ricadenti nel periodo, a.2) l’operazione M/P Magnum che l’Agenzia riteneva ultimata il 20.10.2005 sulla base del foglio di commessa, a.3) la commessa Comar 1 la cui esecuzione secondo l’Agenzia era intervenuta tra il 3.11.2005 e l’8.3.2006 come descritto in fattura e dunque ricadeva nel periodo; b) costi non di competenza 2005.

– La CTR ammetteva la consulenza tecnica nel giudizio per la ricostruzione dell’imponibile fiscale sulla base dei criteri di competenza seguiti dall’Agenzia delle Entrate e dei rilievi formulati dal contribuente, e per la rideterminazione del quadro RF della dichiarazione dei redditi per il periodo oggetto di accertamento.

– Avverso la decisione propone ricorso l’Agenzia delle Entrate, affidato a due motivi, cui replica la contribuente con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

– In via pregiudiziale, non può essere accolta la richiesta articolata nel ricorso di riunione del presente processo ad altro pendente tra le parti e relativo all’anno di imposta 2004, in quanto le operazioni in contestazione non solo riguardano un diverso anno di imposta, ma sono oggettivamente distinte, come pure sono diverse le ragioni per le quali la CTR ha solo parzialmente accolto la prospettazione dell’Agenzia alla base delle riprese ad imposta; nondimeno, i due ricorsi vengono trattati alla medesima adunanza camerale e decisi contestualmente.

– In via preliminare la contribuente eccepisce l’inammissibilità del ricorso in quanto formula motivi che, nonostante la rubrica, introducono valutazioni di fatto e/o contestazioni alla CTU inammissibili in sede di legittimità. L’eccezione dev’essere esaminata unitamente alle singole censure proposte dall’Agenzia.

– Con il primo motivo di ricorso – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. -, l’Agenzia deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c., nella parte in cui la CTR ha ritenuto di aderire ad una delle ricostruzioni del consulente tecnico in quanto non oggetto di specifica contestazione da parte dell’Agenzia, dal momento che l’onere di contestazione non si estenderebbe a ricomprendere anche le considerazioni giuridiche e le ipotesi formulate dal CTU.

-Il motivo è in parte inammissibile e in parte infondato. Va ribadito che “Il giudice del merito non è tenuto ad esporre in modo puntuale le ragioni della propria adesione alle conclusioni del consulente tecnico d’ufficio, potendo limitarsi ad un mero richiamo di esse, soltanto nel caso in cui non siano mosse alla consulenza precise censure, alle quali, pertanto, è tenuto a rispondere per non incorrere nel vizio di motivazione. Tale vizio è però denunciabile, in sede di legittimità, solo attraverso una indicazione specifica delle censure non esaminate dal medesimo giudice (e non già tramite una critica diretta della consulenza stessa), censure che, a loro volta, devono essere integralmente trascritte nel ricorso per cassazione al fine di consentire, su di esse, la valutazione di decisività.” (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 18688 del 06/09/2007-, Rv. 599400 – 01; confromi Cass. Sez. 1, Sentenza n. 10222 del 04/05/2009, Rv. 607766 – 01 e Cass. Sez. L, Sentenza n. 23530 del 16/10/2013, Rv. 628250 – 01).

-Nel caso di specie l’Agenzia non riproduce le proprie contestazioni alla CTU tempestivamente articolate e sottoposte all’attenzione del giudice d’appello e, invero, non allega nemmeno di averle avanzate, limitandosi a ritenere – erroneamente – di non aver avuto un onere di contestazione così preciso in relazione al contenuto della CTU. L’assunto non è condiviso dalla giurisprudenza di questa Corte, che va ribadito anche in questa sede, dal momento che il quesito conferito al consulente tecnico riprodotto in ricorso investiva aspetti decisivi della controversia ed era rimesso all’Agenzia contestare tempestivamente e in modo circostanziato le risposte a tale quesito a lei sfavorevoli.

– Con il secondo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4 -, l’Agenzia lamenta la motivazione apparente e per relationem della sentenza impugnata nella parte in cui il giudice d’appello ha rinviato alla relazione peritale prestandovi adesione.

– Il motivo è destituito di fondamento. Si ribadisce che “Qualora il giudice del merito aderisca al parere del consulente tecnico d’ufficio, non è tenuto ad esporne in modo specifico le ragioni poichè l’accettazione del parere, delineando il percorso logico della decisione, ne costituisce adeguata motivazione, non suscettibile di censure in sede di legittimità, ben potendo il richiamo, anche “per relationem” dell’elaborato, implicare una compiuta positiva valutazione del percorso ar-gomentativo e dei principi e metodi scientifici seguiti dal consulente; diversa è l’ipotesi in cui alle risultanze della consulenza tecnica d’ufficio siano state avanzate critiche specifiche e circostanziate, sia dai consulenti di parte che dai difensori: in tal caso il giudice del merito, per non incorrere nel vizio ex art. 360 c.p.c., n. 5, è tenuto a spiegare in maniera puntuale e dettagliata le ragioni della propria adesione all’una o all’altra conclusione.” (Cass. Sez. 1 -, Ordinanza n. 15147 del 11/06/2018, Rv. 649560 – 01).

-Nel caso di specie l’adesione del giudice d’appello alle risultanze della CTU, in particolare alle pagg.27 e ss. della relazione, non è stata acritica, ma è intervenuta motivatamente per le ragioni espresse a pag. 4 della sentenza. Il giudice d’appello ha motivato sì per relatio-nem alla CTU, ma era sua facoltà farlo, ed ha in particolare argomen-tatamente aderito alla ricostruzione operata dal consulente nella relazione con riferimento ai costi e ai ricavi a pag.27 in quanto analitica e corretta per competenza e, quanto al crèdito di imposta della società, ha recepito l’indicazione contenuta a pag.31 dell’elaborato ed esplicitata nell’allegato 6 (ipotesi n. 13) con rideterminazione delle II.DD. avuto riguardo alle perdite dell’esercizio precedente (2004). Dal complessivo tenore delle censure emerge che la richiesta dell’Agenzia è effettivamente sostanzialmente diretta a rivalutare i medesimi elementi di fatto cristallizzati dall’accertamento del giudice del merito che ha argomentatamente aderito alla consulenza.

– In conclusione, il ricorso va rigettato e segue la liquidazione delle spese di lite come da dispositivo. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, in presenza di soccombenza della parte ammessa alla prenotazione a debito, non sussistono i presupposti per il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione delle spese di lite, liquidate in Euro 5.600,00 per compensi, oltre Iva e Cpa, e 15% per spese forfettarie.

Così deciso in Roma, il 29 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 6 maggio 2021

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