Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11910 del 06/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/05/2021, (ud. 10/03/2021, dep. 06/05/2021), n.11910

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. LEONE Maria Margherita – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24611-2018 proposto da:

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA

(OMISSIS), in persona del Ministro pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente-

contro

B.A., G.G., M.L., elettivamente

domiciliate in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA della CORTE

di CASSAZIONE, rappresentate e difese dagli avvocati LELLA MICHELE,

LEONE FRANCESCO, ZAMPIERI NICOLA;

– controricorrenti –

contro

S.G.M.S.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 926/2017 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 21/03/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 10/03/2021 dal Presidente Relatore Dott. DORONZO

ADRIANA.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. Con sentenza pubblicata in data 21/3/2018, la Corte d’appello di Venezia ha rigettato l’appello (principale) proposto da Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e, per l’effetto, ha confermato la sentenza resa dal Tribunale di Treviso che, in accoglimento delle domande proposte da B.A., G.G., S.G.M.S. e M.L., dopo aver riconosciuto l’illegittimità dei contratti a termine stipulati tra le parti prima della loro immissione in ruolo (avvenuta in data 1/9/2011 per la B. e M., entrambe collaboratrici scolastiche, e l’1/9/2004 per la G. e l’1/9/2009 per la Sciangula, queste ultime docenti), aveva riconosciuto il diritto del ricorrente alla equiparazione del periodo di pre-ruolo e la ricostruzione della carriera e condannato il Ministero al pagamento delle differenze retributive conseguenti al riconoscimento dell’anzianità di servizio maturata nel periodo di pre-ruolo, nei limiti della prescrizione quinquennale;

ha poi accolto l’appello incidentale delle dipendenti, volto ad ottenere il riconoscimento degli accessori di legge sulle somme già riconosciute dal primo giudice.

1.1. A fondamento del decisum la Corte territoriale ha ritenuto sussistente il diritto delle originarie ricorrenti al riconoscimento dell’anzianità maturata prima della loro immissione nei ruoli e per effetto dei contratti a tempo determinato al fine di ottenere le differenze retributive conseguenti alla diversa e superiore anzianità e ciò in applicazione della clausola di cui all’art. 4 dell’Accordo quadro, correttamente invocato dalle stesse. Ha aggiunto che il giudice del merito aveva esattamente applicato il principio di non discriminazione e di parità di trattamento riconoscendo lo stesso trattamento economico spettante agli insegnanti a tempo indeterminato e non già gli scatti di anzianità previsti ai sensi della L. n. 512 del 1980, art. 53 soltanto per gli insegnanti di religione.

2. Contro la sentenza il Ministero ha proposto ricorso per cassazione, articolato su un unico motivo, al quale hanno resistito con controricorso la B., la G. e la M. con controricorso. Non ha svolto attività difensiva la S..

La proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata comunicata alla parte, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio non partecipata. In prossimità dell’adunanza le controricorrenti hanno depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. – con l’unico motivo il Ministero denuncia la violazione e falsa applicazione della clausola 4 dell’accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70 CEE, nonchè del D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297, artt. 485, 489 e 569. Osserva che la corte territoriale era incorsa in errore nell’aver confuso la fattispecie relativa alla ricostruzione della carriera operata dopo l’immissione in ruolo con la diversa questione della progressione stipendiale rivendicata dalle lavoratrici: la clausola 4 dell’Accordo Quadro sancisce solo il diritto del lavoratore alle differenze stipendiali, non anche alla ricostruzione della carriera attraverso il computo integrale del servizio prestato, che è invece disciplinato da norme di dettaglio come gli artt. 485 e 489 T.U. scuola.

2. Il motivo è inammissibile.

La Corte territoriale, nel confermare la sentenza impugnata, ha riconosciuto alle dipendenti il diritto alle differenze stipendiali sulla base dei principi affermati da questa Corte nella sentenza n. 22558/2016, ossia lo stesso trattamento economico spettante contrattualmente agli insegnanti o ai collaboratori scolastici assunti a tempo indeterminato, in applicazione del diritto comunitario.

Ciò emerge evidente della parte della sentenza (pag. 5) in cui si precisa che il tribunale ha condannato il Ministro al pagamento delle differenze retributive conseguenti al riconoscimento dell’anzianità maturata durante i contratti a termine ed in ragione dei principi comunitari che sanciscono il diritto alla equiparazione stipendiale tra lavoratori a termine e lavoratori a tempo indeterminato.

2.1. Sebbene nella sentenza impugnata si faccia riferimento (in modo per la verità non del tutto perspicuo), al riconoscimento, da parte del tribunale, del diritto delle ricorrenti-appellate all’equiparazione del periodo di pre-ruolo e alla ricostruzione della carriera, è indubitabile che tale riferimento sia stato operato ai soli fini di riconoscere le differenze retributive maturate in conseguenza dell’anzianità di servizio, in essa computato anche il periodo pre-ruolo.

In altri termini, dalla sentenza impugnata non si evince la condanna del Ministero a ricostruire la carriera dei dipendenti considerando per intero e senza decurtazione i periodi di servizio pre-ruolo, svolti in costanza di rapporto di lavoro a tempo determinato, oggetto di un diverso diritto (cfr. Cass. 28/11/2019, n. 31149).

2.2. Questa Corte (Cass. 27/12/2019, n. 34546) ha avuto modo di precisare che nel quadro dei diritti spettanti ai lavoratori precari della scuola occorre in primo luogo distinguere (v. Cass. n. 23535 del 18 novembre 2016) la ricostruzione di carriera che si pretende costituire effetto riflesso della domanda di conversione dei contratti a termine in rapporto a tempo indeterminato, la quale resta assorbita nel rigetto di tale ordine di domanda, e la diversa pretesa avente ad oggetto la ricostruzione di carriera spettante al dipendente reiteratamente assunto a tempo determinato che assuma a proprio fondamento la violazione del principio di non discriminazione di cui alla clausola 4 dell’Accordo quadro al fine di ottenere il riconoscimento della medesima progressione stipendiale attribuita al personale assunto a tempo indeterminato.

Una domanda incentrata sull’abuso nell’utilizzo dei contratti a termine non include la domanda relativa alla violazione del principio di non discriminazione, fondata su una diversa e autonoma causa petendi.

La pretesa di considerare i contratti a termine in connessione tra loro e di sommare l’anzianità così maturata nei contratti precedenti, per ottenere, in quelli successivi, il riconoscimento di aumenti retributivi collegati all’anzianità, non postula l’impugnativa dell’illegittimità dei contratti a termine stipulati e non può ritenersi in questa ricompresa implicitamente (così Cass. n. 34546/2019).

Ancora diversa è poi la domanda avente ad oggetto il riconoscimento del servizio pre-ruolo prestato e la ricostruzione della carriera a fini giuridici, oltre che economici.

2.3. Nel caso di specie, dalla lettura della sentenza, confermata dalle deduzioni contenute nel controricorso (v. pag. 6-7), il diritto riconosciuto dal giudice del merito ha riguardato solo le differenze stipendiali conseguenti al riconoscimento dell’anzianità pregressa in virtù del principio di non discriminazione tra lavoratori, sul presupposto dello svolgimento di un rapporto di lavoro in tutto analogo a quello dei lavoratori a tempo indeterminato e dell’assenza di ragioni oggettive idonee a giustificare un diverso trattamento retributivo (clausola 4 dell’Accordo quadro).

In nessuna parte della sentenza risulta invece riconosciuto il diritto ad una ricostruzione della carriera a fini giuridici ed economici previa disapplicazione delle norme contenute nel testo unico sulla scuola (artt. 485 e 489), ovvero la declaratoria della illegittimità dei decreti di ricostruzione della carriera dopo l’immissione in ruolo.

2.4. La diversa latitudine che il ricorrente attribuisce al comando giudiziale contenuto nella sentenza non trova pertanto riscontro, sicchè la censura si rivela del tutto inconferente, ove anche si consideri che il ricorrente non ha trascritto il ricorso introduttivo del giudizio -da cui avrebbe potuto individuarsi la diversa domanda volta alla ricostruzione della carriera – nè la sentenza di primo grado, confermata dal giudice d’appello, che quel diritto avrebbe riconosciuto.

3. Il ricorso è pertanto inammissibile.

La complessità delle questioni, solo di recente risolte da questa Corte, giustifica la compensazione delle spese del giudizio di legittimità.

Non può trovare applicazione nei confronti delle Amministrazioni dello Stato l’obbligo di versare, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, poichè, mediante il meccanismo della prenotazione a debito, le dette amministrazioni sono esentate dal pagamento delle imposte e tasse che gravano sul processo (Cass. 29/1/2016, n. 1778; Cass. 14/03/2014, n. 5955).

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso inammissibile e compensa le spese.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 10 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 maggio 2021

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