Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11901 del 18/06/2020

Cassazione civile sez. lav., 18/06/2020, (ud. 13/02/2020, dep. 18/06/2020), n.11901

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NOBILE Vittorio – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20569-2016 proposto da:

FORLENZA S.R.L., in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, CORSO VITTORIO EMANUELE II n.

154, presso lo studio dell’avvocato VINCENZO SPARANO, rappresentata

e difesa dall’avvocato ALFONSO MANCINO;

– ricorrente –

contro

D.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CICERONE n.

49, presso lo studio dell’avvocato GAETANO DI GIACOMO, rappresentato

e difeso dall’avvocato GIANFRANCO SCHIAVO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 547/2016 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 14/06/2016 R.G.N. 649/2014.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che, con sentenza del 14 giugno 2016, la Corte d’Appello di Salerno confermava la decisione resa dal Tribunale di Salerno e rigettava l’opposizione proposta dalla Forlenza S.r.l. avverso il decreto ingiuntivo ottenuto da D.P. in esito all’azione monitoria posta in essere ai fini della liquidazione del credito fondato sul titolo costituito dalla sentenza dello stesso Tribunale, che, dichiarato illegittimo il licenziamento intimato al lavoratore ne ordinava la reitegrazione nel posto di lavoro con condanna generica della Società al risarcimento del danno;

– che la decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto insussistente la lesione del diritto di difesa lamentata dalla Società per difetto di allegazione da parte del lavoratore dei conteggi relativi, viceversa trasmessi già prima dell’instaurazione dei procedimenti giudiziali e successivamente richiamati e depositati nel procedimento monitorio ed infondata l’eccepita non correttezza del parametro dell’ultima retribuzione globale di fatto, viceversa correttamente quantificato al lordo delle ritenute fiscali e previdenziali;

che per la cassazione di tale decisione ricorre la Società, affidando l’impugnazione a tre motivi, cui resiste, con controricorso, D.P. che ha poi presentato memoria.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

– che, con il primo motivo, la Società ricorrente, nel denunciare il vizio di omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, lamenta a carico della Corte territoriale l’omessa considerazione della sentenza resa dalla medesima Corte territoriale in riforma della pronunzia del Tribunale di Salerno invocata dal lavoratore quale titolo del credito azionato in sede monitoria;

– che, con il secondo motivo, denunciando la violazione e falsa applicazione dell’art. 336 c.p.c., comma 2, la Società ricorrente lamenta, con riferimento all’ipotesi che si dovesse ritenere valutata dalla Corte territoriale la sentenza di cui sopra, la non conformità a diritto del pronunciamento della Corte medesima che presuppone, in contrasto con la norma invocata, l’irrilevanza dell’intervenuta riforma della predetta sentenza sulla presente statuizione, dalla stessa viceversa dipendente;

– che, nel terzo motivo, la violazione e falsa applicazione dell’art. 437 c.p.c., con conseguente nullità della sentenza impugnata è prospettata in relazione all’aver la Corte territoriale fondato la decisione su documentazione, in particolare il conteggio relativo al quantum della pretesa risarcitoria, introdotta soltanto in grado di appello;

– che va preliminarmente rilevato come in allegato alla memoria ex art. 378 c.p.c., la difesa di D.P. ha prodotto, oltre alla sentenza di questa Corte che aveva disposto la cassazione della sentenza della Corte d’Appello di Salerno qui invocata, anche la decisione della Corte d’Appello di Napoli, giudice di rinvio, recante il definitivo rigetto dell’appello proposto dalla Forlenza S.r.l. avverso la predetta sentenza;

– che ne consegue l’inammissibilità del primo e del secondo motivo qui proposto essendo le censure formulate precluse dal giudicato formatosi sulla sentenza costituente titolo del credito azionato in sede monitoria;

– che inammissibile deve ritenersi anche il terzo motivo, non misurandosi la censura ivi sollevata con la motivazione resa sul punto dalla Corte territoriale che non si limita, al fine di escludere la lamentata lesione del diritte di difesa, al riferimento al documento recante i conteggi relativi al quantum della pretesa risarcitoria, trasmesso in via stragiudiziale, ma estende il riferimento, senza che sul punto vi sia confutazione alcuna da parte della Società ricorrente, ai medesimi conteggi richiamati e depositati nel ricorso monitorio;

che il ricorso va, dunque, dichiarato inammissibile.

– che le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento in favore del controricorrente delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 5.000,00 per compensi, oltre spese generali al 15% ed altri accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 13 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 18 giugno 2020

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