Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11899 del 30/05/2011

Cassazione civile sez. lav., 30/05/2011, (ud. 12/04/2011, dep. 30/05/2011), n.11899

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. STILE Paolo – Consigliere –

Dott. LA TERZA Maura – rel. Consigliere –

Dott. DI CERBO Vincenzo – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

CASA DI CURA CRISTO RE S.R.L., in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CASSIODORO 6,

presso lo studio dell’avvocato LEPORE GAETANO, rappresentata e difesa

dall’avvocato MARTELLI CORRADO, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA N. 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati CORETTI

ANTONIETTA, CALIULO LUIGI, SGROI ANTONINO, MARITATO LELIO, giusta

delega in calce alla copia notificata del ricorso;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 1183/2005 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,

depositata il 25/11/2005 R.G.N. 592/02;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

12/04/2011 dal Consigliere Dott. MAURA LA TERZA;

udito l’Avvocato SGROI ANTONINO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GAETA Pietro che ha concluso per: accoglimento del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 17 dicembre 1991 il pretore di Messina rigettava la domanda proposta dalla Casa di Cura Cristo Re nei confronti dell’Inps per ottenere il riconoscimento del diritto agli sgravi contributivi asseritamente spettanti come impresa industriale; La statuizione veniva riformata dal locale Tribunale che, in sede di appello, accoglieva la domanda. Detta sentenza, su ricorso dell’Inps veniva annullata da questa Corte con la sentenza n. 7524 del 1996. Il Tribunale di Patti, giudice del rinvio, condannava l’Inps alla restituzione della somma pari agli sgravi che non erano stati applicati per L. 1.312.710.817 con gli interessi dal 30.4.80 e la rivalutazione monetaria nella misura prevista dalla L. n. 412 del 1991, art. 16. Anche detta pronunzia, su ricorso dell’Inps, veniva annullata da questa Corte con la sentenza 16102/2001, nella parte in cui veniva riconosciuta la rivalutazione monetaria a titolo di maggior danno ed era stata omessa ogni decisione sulla domanda dell’Inps di restituzione di quanto già pagato a tal titolo. L’Inps riassumeva la causa davanti alla Corte d’appello di Messina, la quale, nella contumacia della Casa di Cura, rigettava la domanda di quest’ultima concernente la rivalutazione monetaria e la condannava a restituire all’Inps quanto già ricevuto a questo titolo.

Avverso detta sentenza la Casa di Cura Cristo Re srl propone ricorso con un motivo, l’Inps ha depositato procura ed ha partecipato alla discussione orale.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo si denunzia la nullità della sentenza in quanto l’atto di riassunzione non era stato notificato alla parte personalmente, come impone l’art. 392 cod. proc. civ. ma al procuratore costituito; a causa della mancata integrazione del contraddittorio, giacchè essa ricorrente non si era costituita, la sentenza sarebbe con violazione del principio del contraddittorio. Il ricorso va rigettato.

L’Inps infatti, in sede di discussione della causa, ha depositato il ricorso in riassunzione notificato alla Casa di Cura personalmente, in data 13 novembre 2003.

Il deposito è ammissibile, perchè, ai sensi dell’art. 372 cod. proc. civ., non possono essere depositati nel giudizio di cassazione documenti diversi da quelli già prodotti dei precedenti gradi, tranne quelli riguardanti la nullità della sentenza impugnata e l’atto depositato dall’Inps mira ad evitare la declaratoria di nullità della sentenza, dimostrando che l’atto di riassunzione era stato ritualmente notificato alla parte personalmente, come prescritto dall’art. 392 cod. proc. civ..

L’Istituto era stato espressamente autorizzato dalla Corte adita a procedere alla nuova notifica del ricorso in riassunzione alla parte personalmente, dopo la notifica precedente effettuata irritualmente al procuratore.

Non sussistendo quindi il vizio denunciato, il ricorso va rigettato.

Consegue la condanna alla rifusione delle spese concernenti la discussione orale dell’Istituto.

P.Q.M.

LA CORTE rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese della discussione orale liquidate in Euro mille/00.

Così deciso in Roma, il 12 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 30 maggio 2011

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