Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11896 del 06/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/05/2021, (ud. 13/01/2021, dep. 06/05/2021), n.11896

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – rel. Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21899-2019 proposto da:

R.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA TARVISIO 1,

presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO BARBIERI, rappresentata e

difesa dagli avvocati FRANCESCO MACCARONE, PASQUALE ANDRIZZI;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE

DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati PATRIZIA

CIACCI, CLEMENTINA PULLI, MANUELA MASSA;

– resistente –

avverso il provvedimento n. R.G. 206/2015 del TRIBUNALE di VIBO

VALENTIA, depositato il 03/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 13/01/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARGHERITA

MARIA LEONE.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

Il Tribunale di Vibo Valentia, in sede di procedimento – (RG n. 206/2015) – promosso ai sensi dell’art. 445 bis c.p.c., aveva omologato con riguardo a R.A., “l’accertamento del requisito sanitario secondo le risultanze probatorie indicate nella relazione dal CTU nominato” ed aveva disposto di non luogo a provvedere sulle spese, poichè l’Inps era costituito per il tramite dei suoi funzionari così non sussistendo i presupposti per condannare la “parte ricorrente soccombente”

Avverso tale decisione la R. aveva proposto ricorso straordinario ex art. 111 Cost. affidato a due motivi.

L’Inps era rimasto intimato.

Veniva depositata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1) Con primo motivo è denunciato contrasto tra motivazione e dispositivo, in quanto il provvedimento impugnato aveva richiamato la ctu, che aveva riconosciuto diritto alla pensione dalla domanda amministrativa, ed aveva poi, in dispositivo, “compensato le spese”.

2) Con il secondo motivo parte ricorrente ha denunciato violazione di legge con riguardo alle disposizioni in materia di spese processuali art. 91 c.p.c. e art. 92 c.p.c., comma 2), lamentando l’erronea “compensazione” delle spese processuali.

Le doglianze, da trattare congiuntamente, risultano fondate.

Deve premettersi che il tribunale, in realtà, non ha compensato le spese invece dichiarando “non vi è luogo a provvedere sulle spese di lite”, essendosi l’Inps costituito avvalendosi di suo funzionario a ciò delegato. Il tribunale ha peraltro indicato “la parte ricorrente soccombente”.

Tale statuizione sulle spese, se pur erroneamente qualificata dall’odierna ricorrente quale “compensazione” risulta comunque incoerente con la decisione assunta dal tribunale con riguardo alla prestazione oggetto della domanda che, riconosciuta secondo quanto accertato dal ctu e secondo quanto richiesto (pensione dalla domanda amministrativa), avrebbe dovuto far escludere la posizione di “soccombente” per la ricorrente.

Questa Corte ha precisato che “In tema di accertamento tecnico preventivo in materia previdenziale ed assistenziale, la previsione della pronuncia sulle spese, di cui all’art. 445-bis c.p.c., comma 5, deve essere coordinata con il principio generale sulla soccombenza di cui all’art. 91 c.p.c., sicchè la parte totalmente vittoriosa non può essere in alcun caso condannata al pagamento delle spese in favore della controparte” (Cass. n. 12028/2016).

La statuizione, peraltro, presenta un ulteriore profilo di erroneità allorchè ha ritenuto di non provvedere sulle spese di lite anche in ragione della difesa dell’Inps ad opera dei suoi funzionari.

In tema questa Corte ha chiarito che “L’art. 152 bis disp. att. c.p.c., introdotto dalla L. n. 183 del 2011, art. 4, comma 42, nella parte in cui prevede la liquidazione delle spese processuali a favore delle pubbliche amministrazioni assistite in giudizio da propri dipendenti, in misura pari al compenso spettante agli avvocati ridotto del venti per cento, si applica non soltanto alle controversie relative ai rapporti di lavoro ex art. 417-bis c.p.c., ma anche ai giudizi per prestazioni assistenziali in cui l’Inps si avvalga della difesa diretta del D.L. n. 203 del 2005, ex art. 10, comma 6, conv., con modif., dalla L. n. 248 del 2005, in quanto le due disposizioni sono accomunate dalla finalità di migliorare il coordinamento e la gestione del contenzioso da parte delle amministrazioni nei gradi di merito, affidando l’attività di difesa nei giudizi in modo sistematico a propri dipendenti. (Cass. n. 9878/2019; conf. Cass. n. 19034/2019).

Non essendosi il Tribunale di Vibo Valentia uniformato ai principi sopra richiamati, deve accogliersi il ricorso, cassarsi il decreto in esame, con riguardo ai motivi accolti, e rimettere la causa al tribunale di Vibo Valentia, diverso giudice, anche sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza in relazione ai motivi accolto e rinvia al Tribunale di Vibo Valentia, diverso Giudice, anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 13 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 maggio 2021

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