Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11881 del 27/05/2011

Cassazione civile sez. VI, 27/05/2011, (ud. 31/03/2011, dep. 27/05/2011), n.11881

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUCCIOLI Maria Gabriella – Presidente –

Dott. FELICETTI Francesco – Consigliere –

Dott. CECCHERINI Aldo – Consigliere –

Dott. PICCININNI Carlo – rel. Consigliere –

Dott. BERNABAI Renato – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

T.F., elettivamente domiciliato in Roma, Via Crescenzio

20, presso l’avv. TRALICCI Gina, che lo rappresenta e difende giusta

delega in atti;

– ricorrente –

contro

Nuova Tirrena Assicurazioni s.p.a. in persona del legale

rappresentante, L.P. e Q.C.;

– intimati –

avverso la sentenza del Tribunale di Roma n. 17195/09 del 6.8.2009;

Udita la relazione della causa svolta nell’udienza del 31.3.2011 dal

Relatore Cons. Dott. Carlo Piccininni;

E’ presente il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale

Dott. RUSSO Rosario Giovanni.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Il relatore designato ai sensi dell’art. 377 c.p.c., rilevava quanto segue: ” T.F. ha proposto ricorso per cassazione sulla base di un motivo, cui non hanno resistito gli intimati, avverso la sentenza con il quale il Tribunale di Roma aveva rigettato l’appello da lui proposto contro sentenza del giudice di pace di Roma, condannandolo inoltre al pagamento delle spese processuali.

In particolare, con il motivo di censura il T. ha lamentato che a torto era stato rigettata la doglianza relativa alla liquidazione delle spese di lite, e ciò in quanto sarebbe errato il riconoscimento delle competenze per una differenza di Euro 32,00 fra il liquidato e lo spettante, differenza derivante dalla mancata attribuzione del compenso per la voce indicata nel paragrafo 39, e per la nota spese che (contrariamente a quanto affermato dal giudice del merito) sarebbe stata debitamente depositata.

Ciò premesso, il relatore propone la trattazione del ricorso in Camera di Consiglio ritenendolo manifestamente infondato poichè: a) come già precisato dal tribunale, la voce precisazione conclusioni ctp non trova riscontro nella tariffa professionale, mentre la voce che sarebbe stata a dire del ricorrente correttamente applicabile (esame conclusioni di ogni controparte) non è quella n. 39, ma è n. 38 e non è stata richiamata dall’interessato; b) l’errore determinato dalla pretesa mancata percezione del deposito della nota spese (espressamente negato dal tribunale) integrerebbe eventualmente gli estremi della revocazione e non è pertanto correttamente deducibile in questa sede”.

Tali rilievi non sono stati contestati nè dal pubblico ministero nè dalle parti, che nulla hanno dedotto al riguardo.

Ritiene tuttavia il Collegio, che pur condivide le conclusioni della relazione, che la stessa debba essere parzialmente rettificata nel senso di seguito esposto.

Dalla sentenza impugnata si evince che, con riferimento al punto di contestazione dei diritti che rileva in questa sede, era stata richiesta la somma di Euro 872,00 “a fronte di quella – poi compensata per metà – di Euro 840,00 liquidata dal giudice di prime cure” (p. 5).

Orbene, premesso che la differenza di Euro 32,00 non trova riscontro perchè il T., secondo il tribunale, ha indicato una voce non prevista dal D.M. n. 127 del 2004 (quella cioè relativa alla precisazione conclusioni c.t.p.”) e che quella di Euro 39,00 per la redazione della nota spese non è dovuta, non risultando questa depositata, ne discende che la somma complessivamente liquidata non è inferiore a quella complessivamente richiesta.

Nè vale in senso contrario quanto dedotto dal ricorrente, con riferimento al duplice profilo dell’asserito avvenuto deposito della nota spese e sull’interpretazione della voce (n. 39) che a torto sarebbe stata esclusa.

Sul primo punto si richiamano infatti le considerazioni svolte nella relazione, mentre per il secondo è sufficiente rilevare che la dichiarata assenza della nota spese non consente alcuna verifica in ordine all’esatta individuazione della voce della tariffa della quale era stata chiesta la liquidazione, sicchè sostanzialmente la censura risulta viziata sul piano dell’autosufficienza.

Ne consegue, conclusivamente, che il ricorso deve essere rigettato, mentre nulla va disposto in ordine alle spese processuali poichè gli intimati non hanno svolto attività difensiva.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 31 marzo 2011.

Depositato in Cancelleria il 27 maggio 2011

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