Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11866 del 06/05/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/05/2021, (ud. 19/03/2021, dep. 06/05/2021), n.11866

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. SCARPA Antonio – rel. Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. MARCHEIS Chiara Besso – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29860-2019 proposto da:

C.C., elettivamente domiciliata in ROMA, CIRCONVALLAZIONE

CLODIA 120, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO PIERMARINI,

che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato BIAGIO GIUSEPPE

CIOLLARO;

– ricorrente –

contro

P.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA G.G. BELLI, 36,

presso lo studio dell’avvocato LUCA PARDINI, rappresentato e difeso

dall’avvocato DENISE D’ANNIBALLE;

– controricorrente –

avverso l’ordinanza della CORTE D’APPELLO di FIRENZE, depositata il

02/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

19/03/2021 dal Consigliere ANTONIO SCARPA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

C.C. impugna, articolando tre motivi di ricorso per “violazione e/o falsa applicazione dell’art. 91, dell’art. 96, comma 3 e dell’art. 742 c.p.c.”, “nullità delle pronunce di condanna” anche in relazione all’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, ed omesso esame di fatto decisivo l’ordinanza n. 1166/2019 del 2 luglio 2019 reso dalla Corte d’appello di Firenze.

P.C. resiste con controricorso.

L’ordinanza del 2 luglio 2019 della Corte d’appello di Firenze ha rigettato il reclamo proposto da C.C. avverso il provvedimento del Tribunale di Lucca, con il quale era stata respinta la domanda dei condomini C. e B. volta alla revoca giudiziale di P.C. dall’incarico di amministratore del Condominio di via (OMISSIS). La Corte d’appello ha condannato C.C. al pagamento delle spese processuali, nonchè al pagamento di un’ulteriore somma ex art. 96 c.p.c., comma 3, per la “grave infondatezza delle ragioni a sostegno del reclamo e la temerarietà del comportamento processuale”.

I motivi di ricorso di C.C. deducono che il provvedimento di revoca dell’amministratore di condominio non possa contenere alcuna statuizione sulle spese, censurando poi la mancanza di motivazione e la condanna per responsabilità aggravata ai sensi dell’art. 96 c.p.c., comma 3.

Su proposta del relatore, che riteneva che il ricorso potesse essere dichiarato inammissibile, con la conseguente definibilità nelle forme di cui all’art. 380-bis c.p.c., in relazione all’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 1), il presidente ha fissato l’adunanza della camera di consiglio.

La ricorrente ha presentato memoria e in essa proposto istanza di riunione del presente ricorso al successivo ricorso RG 34877/19, avente ad oggetto l’impugnazione del provvedimento reso dalla Corte d’appello di Firenze in data 13 settembre 2019 sulla domanda di revoca ex art. 742 c.p.c., dell’ordinanza n. 1166/2019 del 2 luglio 2019. L’istanza di riunione va disattesa, trattandosi di ricorsi proposti avverso provvedimenti diversi, sicchè non ricorre l’ipotesi di cui all’art. 335 c.p.c., e non apparendo la riunione ex art. 274 c.p.c., idonea, nella specie, a garantire la ragionevole durata e l’economia dei giudizi di cassazione, visto il diverso stato in cui essi pendono.

E’ infondata l’eccezione del controricorrente di inammissibilità del ricorso per intempestività, giacchè proposto il 1 ottobre 2019 avverso decreto notificato il 3 luglio 2019, trovando applicazione la sospensione feriale dei termini processuali, disposta dalla L. 7 ottobre 1969, n. 742, art. 1, per il periodo dal 1 al 31 agosto.

Le censure introdotte sono contrarie ai consolidati orientamenti di questa Corte sulle questioni di diritto decise, senza offrire elementi che inducano a confermare o mutare tali orientamenti, e ciò agli effetti dell’art. 360-bis c.p.c., n. 1.

Secondo tali orientamenti, è inammissibile il ricorso per cassazione, ai sensi dell’art. 111 Cost., avverso il decreto con il quale la corte d’appello provvede sul reclamo contro il decreto del tribunale in tema di revoca dell’amministratore di condominio, previsto dall’art. 1129 c.c., e dall’art. 64 disp. att. c.c., trattandosi di provvedimento di volontaria giurisdizione; tale ricorso è, invece, ammissibile soltanto avverso la statuizione relativa alla condanna al pagamento delle spese del procedimento, concernendo posizioni giuridiche soggettive di debito e credito discendenti da un rapporto obbligatorio autonomo (Cass. Sez. 6 – 2, 11/04/2017, n. 9348; Cass. Sez. 6 – 2, 30/03/2017, n. 8283; Cass. Sez. 6 – 2; Cass. Sez. 6 – 2, 01/07/2011, n. 14524; Cass. Sez. U, 29/10/2004, n. 20957). E’ parimenti del tutto conforme all’orientamento interpretativo di questa Corte, consolidatosi sulla base del principio enunciato da Cass. Sez. U, 29/10/2004, n. 20957, la conclusione che il procedimento diretto alla revoca dell’amministratore di condominio soggiace al regolamento delle spese ex art. 91 c.p.c..

Poichè questa sezione condivide il principio di diritto enunciato da Cass. Sez. U, 29/10/2004, n. 20957, e non essendosi verificata successivamente a tale pronuncia alcuna reale difformità di decisioni delle sezioni semplici, non sussistono le condizioni ex art. 374 c.p.c., per la rimessione alle sezioni unite invocata dalla ricorrente nella memoria presentata ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., comma 2.

L’art. 91 c.p.c., secondo cui il giudice con la sentenza che chiude il processo davanti a sè, dispone la condanna alle spese giudiziali, intende riferirsi, infatti, a qualsiasi provvedimento che, nel risolvere contrapposte pretese, definisce il procedimento, e ciò indipendentemente dalla natura e dal rito del procedimento medesimo; pertanto, la norma trova applicazione anche ai provvedimenti di natura camerale e non contenziosa, come quelli in materia di revoca dell’amministratore di condominio, sicchè, mentre la decisione nel merito del ricorso di cui all’art. 1129 c.c., comma 11, non è ricorribile in cassazione, la consequenziale statuizione relativa alle spese, in quanto dotata dei caratteri della definitività e della decisorietà, è impugnabile ai sensi dell’art. 111 Cost. (cfr. Cass. Sez. 6 – 2, 23/06/2017, n. 15706; Cass. Sez. 6 – 2, 11/04/2017, n. 9348; Cass. Sez. 2, 01/09/2014, n. 18487; Cass. Sez. 2, 26/06/2006, n. 14742).

Va da ultimo precisato come Cass. Sez. 2 11/10/2018, n. 25336, che la ricorrente richiama, avesse in realtà ad oggetto un provvedimento con il quale la corte di appello aveva pronunciato sul reclamo contro il decreto del tribunale in tema di nomina (e non di revoca) dell’amministratore di condominio, previsto dall’art. 1129 c.c., comma 1, all’esito di procedimento che non è diretto a risolvere un conflitto di interessi, ma solo ad assicurare al condominio l’esistenza dell’organo necessario per l’espletamento delle incombenze ad esso demandate dalla legge, e dalla cui definizione non può derivare una situazione di soccombenza ai fini della pronuncia sulle spese di lite (Cass. Sez. VI-2, 16/11/2017, n. 27165; Cass. Sez. 2, 06/05/2005, n. 9516; Cass. Sez. 2, 11/04/2002, n. 5194).

Neppure sono ammissibili avverso il decreto in tema di revoca dell’amministratore di condominio le censure proposte sotto forma di vizi in iudicando o in procedendo, dirette a rimettere di discussione la sussistenza, o meno, delle gravi irregolarità ex art. 1129 c.c., comma 12, ovvero a lamentare la materiale mancanza della motivazione occorrente per individuare e comprendere le ragioni, in fatto e in diritto, della decisione.

La Corte di Firenze ha poi motivato la condanna alla somma ex art. 96 c.p.c., comma 3, di C.C. per la “grave infondatezza delle ragioni a sostegno del reclamo e la temerarietà del comportamento processuale”. Ora, in tema di responsabilità aggravata, l’art. 96 c.p.c., comma 3, aggiunto dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, dispone che il soccombente può essere condannato a pagare alla controparte di una “somma equitativamente determinata”, la cui liquidazione giudiziale deve solo osservare il criterio equitativo, con l’unico limite della ragionevolezza. Al riguardo, la Corte d’appello di Firenze, nell’adottare la condanna ex art. 96 c.p.c., comma 3, ha illustrato le ragioni per cui il comportamento di C.C. integrasse un’ipotesi di impiego pretestuoso e strumentale – e quindi di abuso – del diritto di impugnazione, e tale valutazione di merito non è sindacabile in sede di legittimità sotto il profilo della denunziata violazione di legge.

Il ricorso va perciò dichiarato inammissibile e la ricorrente va condannata a rimborsare al controricorrente le spese del giudizio di cassazione nell’ammontare liquidato in dispositivo.

Sussistono i presupposti processuali per il versamento – ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater – da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per l’impugnazione, se dovuto.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente a rimborsare al controricorrente le spese sostenute nel giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 2.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre a spese generali e ad accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della 6 – 2 Sezione civile della Corte suprema di cassazione, il 19 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 maggio 2021

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