Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11862 del 12/05/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 12/05/2017, (ud. 28/02/2017, dep.12/05/2017),  n. 11862

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Presidente –

Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. PERRINO Angelina Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso n. 4194/13, proposto da:

Agenzia delle entrate, elett.te domic. in Roma, alla via dei

Portoghesi n. 12, presso l’avvocatura dello Stato che la rappres. e

difende;

– ricorrente –

contro

Curatela del fallimento della (OMISSIS) s.r.l., in persona del legale

rappres. p.t., elett.te domic. in Roma, alla via S. Tommaso D’Aquino

n. 116, presso l’avv. Antonino Dierna, che la rappres. e difende,

con procura speciale in calce al ricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 381/16/11 della Commissione tributaria

regionale della Sicilia, depositata il 20/12/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

28/2/2017 dal consigliere dott. Rosario Caiazzo;

udito il difensore della parte ricorrente, avv. P. Garofoli;

udito il difensore della parte controricorrente, avv. A. Dierna;

udito il P.M. in persona del sostituto procuratore generale, dott.

SORRENTINO Federico, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

La curatela del fallimento della (OMISSIS) srl in liquidazione impugnò, innanzi alla CTP di Siracusa, un avviso d’accertamento con cui l’Agenzia delle entrate, considerata l’omessa dichiarazione della società nel 2004, determinò in forma induttiva il reddito, ai fini ires, irap, e l’iva dovuta sul ricalcolo del volume d’affari, contestando l’applicazione della percentuale di redditività del 17%, non avendo l’ufficio tenuto conto della crisi economica e finanziaria della società in liquidazione.

Si costituì l’ufficio, resistendo al ricorso.

La CTP accolse parzialmente il ricorso, disponendo che l’ufficio considerasse i costi indicati nella dichiarazione iva, mentre ritenne che la ricorrente non avesse fornito elementi probatori in ordine all’inattendibilità dell’accertamento induttivo.

La società propose appello, mentre l’Agenzia delle entrate propose appello incidentale.

La CTR accolse l’appello principale, annullando l’atto impugnato.

L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, formulando tre motivi.

Resiste il contribuente con il deposito del controricorso, eccependo l’infondatezza del ricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorso è fondato.

Con il primo motivo, l’Agenzia ha denunziato la violazione dell’art. 2697 c.c., del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 38, 39 e 41 anche in relazione al D.L. n. 331 del 1993, artt. 62bis e sexies in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Al riguardo, parte ricorrente ha lamentato la violazione delle regola di giudizio secondo cui, una volta applicato lo studio di settore, considerata l’omessa dichiarazione, incombe al contribuente dimostrarne l’inapplicabilità in concreto. Con il secondo motivo, è stata denunziata l’insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, adducendo che la CTR non avrebbe motivato in ordine all’illegittimità dell’applicazione degli studi di settore, specie in ordine al fatto che la società versasse, nel 2004, in condizioni d’insolvenza. Con il terzo motivo, è stato addotto l’errore procedurale, per omessa applicazione degli artt. 112 e 115, c.p.c., in quanto la CTR ha annullato l’avviso impugnato, senza però esaminare nel merito la pretesa tributaria, con la conseguente eventuale rettifica del’atto impositivo.

Quest’ultimo motivo è fondato e il relativo accoglimento ha carattere assorbente rispetto agli altri.

Secondo la costante giurisprudenza della Corte, il processo tributario non è diretto alla mera eliminazione giuridica dell’atto impugnato, ma ad una pronuncia di merito, sostitutiva sia della dichiarazione resa dal contribuente che dell’accertamento dell’ufficio. Ne consegue che il giudice tributario, ove ritenga invalido l’avviso di accertamento per motivi di ordine sostanziale (e non meramente formali), è tenuto ad esaminare nel merito la pretesa tributaria e a ricondurla, mediante una motivata valutazione sostitutiva, alla corretta misura, entro i limiti posti dalle domande di parte (Cass., ord. n. 26157/2013; Cass., n. 24611 del 19.11.2014; n. 13294 del 28.6.2016).

Nella specie, la sentenza impugnata, a seguito dell’annullamento dell’avviso di accertamento formulato con metodo induttivo, avrebbe dovuto accertare e determinare l’imposta effettivamente dovuta per l’anno 2004, considerata l’omessa dichiarazione.

La CTR ha ritenuto inverosimile che la società contribuente, dichiarata fallita nel 2006, potesse aver conseguito, nel 2006, una redditività del 17%, calcolata dalla CTP applicando gli studi di settore, omettendo però di determinare il reddito da ascrivere alla stessa società, ovvero di argomentare circa l’esclusione di qualunque base imponibile.

Pertanto, la sentenza va cassata con rinvio alla CTR per una nuova valutazione dei fatti di causa, anche per le spese.

PQM

La Corte accoglie il terzo motivo del ricorso, assorbiti gli altri, cassando la sentenza impugnata. Rinvia alla CTR della Sicilia, in diversa composizione, anche per le spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 28 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 12 maggio 2017

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