Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11857 del 09/06/2016

Cassazione civile sez. lav., 09/06/2016, (ud. 16/02/2016, dep. 09/06/2016), n.11857

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI CERBO Vincenzo – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – rel. Consigliere –

Dott. BALESTRIERI Federico – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 9851/2011 proposto da:

POSTE ITALIANE S.P.A., C.F. 97103880585, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

PO 25-B, presso lo studio dell’avvocato ROBERTO PESSI, che la

rappresenta e difende giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

P.S., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA FLAMINIA 195, presso lo studio dell’avvocato SERGIO

VACIRCA, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

CLAUDIO LALLI, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 448/2010 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,

depositata il 23/04/201 r.g.n. 977/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

16/02/2016 dal Consigliere Dott. PAOLO NEGRI DELLA TORRE;

udito l’Avvocato RICCARDI RAFFAELE per delega verbale Avvocato

PESSI ROBERTO;

udito l’Avvocato VACIRCA SERGIO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MATERA Marcello, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso per

quanto di ragione, in subordine rinvio a nuovo ruolo.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza n. 448/2010, depositata il 23 aprile 2010, la Corte di appello di L’Aquila rigettava il gravame di Poste Italiane avverso la sentenza del Tribunale di L’Aquila, che aveva dichiarato la nullità del termine apposto al contratto stipulato da detta società con P.S. per il periodo dall’8/1/2003 al 31/3/2003 e con la causale “per ragioni di carattere sostitutivo correlate alla specifica esigenza di provvedere alla sostituzione del personale inquadrato nell’Area Operativa e addetto al servizio di recapito/smistamento e trasporto, presso il Polo Corrispondenza Abruzzo/Molise assente con diritto alla conservazione del posto di lavoro”.

La Corte – premesso che il rapporto dedotto in giudizio risultava sottoposto unicamente alla disciplina del D.Lgs. n. 368 del 2001 –

osservava come il datore di lavoro fosse gravato, alla stregua di essa, dall’onere di provare non solo l’effettiva ricorrenza delle esigenze indicate nel contratto individuale ma anche lo stretto nesso causale fra tali esigenze e la specifica assunzione a termine; e, tuttavia, rilevava ancora la Corte, le allegazioni sul punto e le consequenziali richieste istruttorie di Poste Italiane riguardavano la situazione generale dell’azienda e non contenevano alcun richiamo alla posizione del lavoratore in ordine al luogo e al tempo delle prestazioni e alle mansioni da svolgere, ossia in ordine alla concreta posizione di lavoro relativamente alla quale la prospettata ristrutturazione aziendale avesse comportato la necessità di addivenire alla sua assunzione a termine.

Ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza la S.p.A. Poste Italiane, affidandosi a quattro motivi; il lavoratore ha resistito con controricorso.

Entrambe le parti hanno depositato memorie.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

La presente motivazione è redatta in forma semplificata, previa deliberazione in tal senso del Collegio.

1. Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1: la Corte territoriale avrebbe errato, secondo Poste Italiane, sotto un duplice profilo e cioè (a) nel ritenere che già dal semplice e testuale tenore del contratto individuale dovrebbe desumersi la nullità della clausola oppositiva del termine, con riferimento alla previsione, ai sensi della quale la convenuta si era riservata la facoltà di risolvere lo stesso anticipatamente rispetto al termine finale, qualora fossero venute meno le esigenze sostitutive per il rientro in servizio del personale assente; e (b) nel ritenere che il contratto individuale non conterrebbe la precisa indicazione delle ragioni di carattere sostitutivo, verificabili specificamente e in concreto, tali da rendere necessaria l’assunzione a termine del singolo lavoratore.

Con il secondo motivo la ricorrente denuncia ancora violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1, non avendo la Corte territoriale valutato come, anche alla stregua della direttiva CE 1999/70 e della giurisprudenza comunitaria formatasi su di essa, il concetto di “specificità” delle ragioni giustificative dell’apposizione del termine dovesse essere interpretato, diversamente da quanto ritenuto in sentenza, nel senso che esso andava collegato a situazioni non più standardizzate ma obiettive, da rapportarsi alle singole realtà aziendali.

2. Deve anzitutto disattendersi la censura espressa con il profilo del primo motivo sopra riportato sub (a), trattandosi di critica del tutto inconferente rispetto al tenore letterale della clausola in esame.

Quanto al profilo sub (b) del primo motivo e al secondo motivo di ricorso, che possono esaminarsi congiuntamente, implicando l’esame di questioni connesse, se ne deve rilevare la fondatezza.

3. In tema di specificazione delle ragioni della sostituzione, in clausole come quella inserita nel contratto individuale in oggetto, questa Corte di legittimità si è ormai ripetutamente pronunciata, dando luogo ad un orientamento consolidato, i cui principi devono essere in questa sede pienamente ribaditi.

4. In particolare, con la sentenza 26 gennaio 2010, n. 1576 è stato precisato che l’onere di specificazione delle ragioni di carattere sostitutivo, alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 214 del 2009, “è correlato alla finalità di assicurare la trasparenza e la veridicità della causa dell’apposizione “del termine e l’immodificabilità della stessa nel corso del rapporto.

Pertanto, nelle situazioni aziendali complesse, in cui la sostituzione non è riferita ad una singola persona, ma ad una funzione produttiva specifica, occasionalmente scoperta, l’apposizione del termine deve considerarsi legittima se la enunciazione dell’esigenza di sostituire lavoratori assenti – da sola insufficiente ad assolvere l’onere di specificazione delle ragioni stesse – risulti integrata dall’indicazione di elementi ulteriori (quali l’ambito territoriale di riferimento, il luogo della prestazione lavorativa, le mansioni dei lavoratori da sostituire, il diritto degli stessi alla conservazione del posto di lavoro) che consentano di determinare il numero dei lavoratori da sostituire;

ancorchè non identificati nominativamente, ferma restando, in ogni caso, la verificabilità della sussistenza effettiva del prospettato presupposto di legittimità” (cfr. anche sentenza n. 1577/2010).

5. La sentenza impugnata non ha fatto corretta applicazione dei suddetti principi, non avendo vagliato tali elementi, pur presenti nella clausola contrattuale, ai fini della valutazione di specificità delle ragioni sostitutive.

6. In relazione alle suddette conclusioni devono considerarsi assorbite le censure di cui al terzo e al quarto motivo, in tema di conseguenze sanzionatorie della ritenuta illegittimità del contratto e di prova del danno conseguente.

7. La sentenza deve essere, pertanto, cassata in relazione alle censure accolte con conseguente rimessione della causa ad altro giudice, indicato in dispositivo, che provvederà sulla base dei sopra indicati principi di diritto, oltre che sulle spese del giudizio di legittimità.

PQM

la Corte accoglie i primi due motivi di ricorso, assorbiti gli altri;

cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese, alla Corte di appello di L’Aquila in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 16 febbraio 2016.

Depositato in Cancelleria il 9 giugno 2016

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