Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1185 del 21/01/2014


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Civile Sent. Sez. 2 Num. 1185 Anno 2014
Presidente: BUCCIANTE ETTORE
Relatore: NUZZO LAURENZA

SENTENZA

sul ricorso 4345-2008 proposto da:
PESCE

GENNARO

PSCGNR41L201233F,

elettivamente

domiciliato in ROMA, C/0 ABBAMONTE VIA AVIGNONESI 5,
presso lo studio dell’avvocato BALLETTA GIOVANNI, che
lo rappresenta e difende;
– ricorrente 2013
2405

contro

VIGLIOTTI VINCENZA VGLVCN56B58C558L, VIGLIOTTI GERARDO
VGLGRD69P22C558G, VIGLIOTTI FRANCESCO
VGLFNC61M27C558J, VIGLIOTTI MARIA VGLMRA63C55E791H,
SCARANO DOMENICA SCRDNC33H45C558A, VIGLIOTTI ALFONSINA

Data pubblicazione: 21/01/2014

VGILNS57L55H3821, VIGLIOTTI ANGELO VGLNGL67P03C558A,
elettivamente domiciliati in ROMA, VIA ALESSANDRIA
130, presso lo studio dell’avvocato ZAMMIT MARIA
BEATRICE, rappresentati e difesi dall’avvocato
ESPOSITO DARIO GENNARO;

avverso la sentenza n. 3941/2006 della CORTE D’APPELLO
di NAPOLI, depositata il 21/12/2006;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 15/11/2013 dal Consigliere Dott. LAURENZA
NUZZO;
udito l’Avvocato BALLETTA Giovanni, difensore del
ricorrente che si riporta agli atti;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. LUCIO CAPASSO che ha concluso per
l’accoglimento dei primi due motivi, assorbiti gli
altri.

– controricorrenti

Svolgimento del processo
Con atto di citazione notificato il 17.4.1991,Vigliotti
Pietro, premesso di essere proprietario di una parte del

terra, primo piano e piano copertura, appartenente per
altre quote ad altri proprietari, esponeva:
Pesce Gennaro, incaricato sulla base del contratto di appalto 22.11.84 e di successivo progetto di variante
25.7.86, dell’esecuzione dei lavori di riparazione di detto fabbricato, rimasto danneggiato dal sisma del 23.11.80
e del 14.2.98, aveva realizzato le opere non a regola
d’arte e con gravi difetti. Conveniva, pertanto, in giudizio, innanzi al Tribunale di S. Maria Capua Vetere, Pesce Gennaro per sentirlo condannare al risarcimento dei
danni conseguenti ai vizi lamentati.
Si costituiva in giudizio il convenuto eccependo che i
lavori erano stati eseguiti a regola d’arte, in conformità
ai progetti tecnici. Espletata C.T.U., con sentenza
9.6.1998, il Tribunale accoglieva la domanda per quanto
di ragione, condannando il Pesce al pagamento della
somma di £ 10.072.210, oltre rivalutazione ed interessi, a
titolo di risarcimento danni per la eliminazione dei vizi
e difetti dei lavori eseguiti dalla ditta appaltatrice.
Avverso tale sentenza Pesce Gennaro proponeva appello cui resistevano Scarano Domenica, Vigliotti Alfonsi-

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fabbricato sito in Cervino, via Roma, composto di piano

na, Vigliotti Vincenza, Vigliotti Francesco, Vigliotti Maria, Vigliotti Angelo e Vigliotti Gerarso, tutti quali eredi di Vigliotti Pietro.

di Napoli rigettava l’appello condannando l’appellante
al pagamento delle spese processuali del grado.
Rilevavàl/Corte di merito, per quanto ancora rileva nel
presente giudizio, che, secondo il disposto dell’art. 184
c.p.c. vecchio rito e dell’art. 345 c.p.c., parimenti vecchio rito, erano tardive le eccezioni afferenti la violazioni dei termini, ex artt. 1667 e 1669 c.c., relativi alla
denuncia

dei

vizi

ed

all’esercizio

dell’azione;

l’appellante aveva, infatti, riproposto in appello dette
eccezioni

già avanzate tardivamente nella comparsa

conclusionale di primo grado; osservava, inoltre, che,
alla luce dei chiarimenti resi dal C.T.U., sussistevano i
vizi delle opere, quali la mancata realizzazione di “cordoli a coda di rondine”, come previsti in progetto, il difetto di massetti in cemento nella pavimentazione.
Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso Pesce
Gennaro formulando sette motivi illustrati da memoria.
Resistono con controricorso Scarano Domenica, Vigliotti
Alfonsina,Vigliotti Vincenza, Vigliotti Francesco, Vigliotti Maria, Vigliotti Angelo, Vigliotti Gerardo.
Motivi della decisione

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Con sentenza depositata il 21.12.2006 la Corte d’Appello

Il ricorrente deduce:
1)violazione e falsa applicazione dell’art. 345 c.p.c.,nella formulazione anteriore alla L. n. 353/90, avendo la

di prescrizione e decadenza di cui agli artt. 1667-1669
c.c., proposte con l’atto di appello, non tenendo conto
che dette eccezioni, benché proposte in comparsa conclusionale di primo grado, erano da ritenersi tempestive
dovendosi la loro novità riferire al fatto che, in primo
grado, su si esse non vi era stato alcun contraddittorio;
2)violazione e falsa applicazione del principio “tempus
regit actum” e degli artt. 134,136,137 Cost., avendo il
giudice di appello disapplicato l’art. 345 c.p.c.,secondo
il disposto antecedente alla novella n. 353/90, perché
contrario all’art. 111 della Costituzione( principio del
giusto processo e della ” ragionevole durata del processo”), nella formulazione introdotta dalla L. Cost. n.
2/99, in mancanza di una pronuncia di illegittimità costituzionale;
3)omessa motivazione su un punto decisivo della controversia, stante la mancata valutazione del doc. n. 2 denominato “progetto di riattazione del fabbricato condominiale sito in vico Chiochi di Cervino”, redatto in base alle leggi 219/91 ed 80/84 e del “progetto integrazione alla pratica n. 124 del 31.3.84 tav.n. 2”, prodotto

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Corte di merito rigettato, perché tardive, le eccezioni

dall’appellante all’udienza del 16.11.05-15.3.2006; secondo tale documentazione era evidente che “il progettista dell’opera appaltata aveva previsto che i cordo-

non per l’intero spessore del muro perimetrale”; ove la
Corte di appello avesse esaminato detti documenti avrebbe rilevato l’erroneità delle dichiarazioni rese dal
C.T.U.,ing. Mazzeo, all’udienza del 4.5.05;
4)”violazione dell’art. 360 n. 5 c.p.c. per omessa, insufficiente ed illogica motivazione su un punto decisivo
della controversia, consistente nella mancata individuazione, da parte del C.T.U., sui disegni progettuali del
fabbricato, dei luoghi in cui aveva effettuato i saggi riprodotti nelle fotografie allegate alla relazione peritale
ed in quelle non allegate”; tali omissioni,
nell’espletamento delle indagini peritali, comportavano
che il C.T.U. aveva erroneamente “ricercato opere non
previste in progetto”;
5) omessa, insufficiente ed illogica motivazione sul rigetto dell’istanza di ammissione di nuova C.T.U. e di riconvocazione del C.T.U.; contrariamente a quanto affermato nella sentenza impugnata, il Pesce non aveva rinunciato a chiedere chiarimenti al C.T.U., posto che avrebbe potuto richiederli solo all’esito della produzione
della relazione e dei disegni progettuali, avvenuta nelle

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li della copertura del piano terra andassero realizzati

successive udienze del 16.11.05 e del 15.3.06;
6) omessa motivazione su punto decisivo della controversia in ordine al mancato rilievo della ubicazione dei

no terra e non ai piani superiori;
7)violazione e falsa applicazione

dell’art. 889 co. 2

c.p.c. con riferimento al principio di ragionevolezza di
cui all’art. 3 Cost; il giudice di primo grado aveva
condiviso le conclusioni del C.T.U. sulla presunta violazione delle distanze dei tubi di acqua mentre il giudice
di appello aveva rigettato la censura sul punto, senza tener conto che negli edifici condominiali, quale quello di
Vigliotti Pietro, le norme relative ai rapporti di vicinato
trovano applicazione, diversamente che per le singole unità immobiliari, solo in quanto compatibili con la struttura dell’edificio e con i diritti dei singoli proprietari;
al riguardo il giudice di merito non aveva svolto alcun
accertamento né il C.T.U. “aveva individuato il percorso alternativo che avrebbero dovuto seguire i tubi
d’acqua”.
I primi due motivi di ricorso, da esaminarsi congiuntamente per la unitarietà delle argomentazioni che li connota, sono fondati.
Il giudice di appello ha ritenuto inammissibili in appello, ai sensi dell’art. 345 c.p.c., nella formulazione an-

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massetti che i C.T.U. aveva ritenuto non eseguiti al pia-

tecedente alla novella di cui alla L. n. 353/90, le eccezioni proposte tardivamente in primo grado ( segnatamente con la comparsa conclusionale) per asserito difet-

Va, però, rilevato che il giudice di primo grado non
doveva statuire su dette eccezioni, rimaste fuori dal
contraddittorio fra le parti in quanto inammissibili per
tardività ed all’appellante Pesce era consentito proporre
con l’atto di appello, come avvenuto, le eccezioni di
decadenza e di prescrizione in relazione ai vizi
dell’appalto, concretando esse motivi di impugnazione
( Cass. n. 361/1979); 9705/90; n. 5391/90; n. 2459/90); c
l’appellato, a sua volta, avrebbe potuto proporle fino
alla precisazione delle conclusioni( Cass. n. 17906/04;
n. 11244/03; n. 7257/03).
In ordine alla seconda censura va, in particolare, osservato che l’interpretazione dell’art. 345 c.p.c., nella formulazione in vigore prima della novella del 1990, non
contrasta con il principio del “giusto processo” in quanto non lede alcun diritto di difesa delle parti; né incide
sulla durata ragionevole del processo un’eccezione che
sia stata formulata per la prima volta in appello, nonostante una inammissibile proposizione della stessa in
sede della comparsa conclusionale di primo grado.
Restano assorbiti gli ulteriori cinque motivi di ricorso

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to di “novità” delle medesime.

posto che essi implicano la preventiva soluzione della
questione sulla decadenza e prescrizione dell’azione per
vizi dell’opera appaltata.

segue la cassazione della sentenza impugnata con rinvio
ad altra sezione della Corte di Appello di Napoli anche
per le spese del giudizio di legittimità.
P.Q.M.
La Corte accoglie il primo ed il secondo motivo di ricorso, assorbiti gli altri; cassa la sentenza impugnata e
rinvia ad altra sezione della Corte di Appello di Napoli
anche per le spese del giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma il 15.11.2013

All’accoglimento del 1° e del 2° motivo di ricorso con-

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