Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11841 del 27/05/2011

Cassazione civile sez. II, 27/05/2011, (ud. 18/04/2011, dep. 27/05/2011), n.11841

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIOLA Roberto Michele – Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – rel. Consigliere –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

A.C. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA F CORRIDONI 15 SC A 1, presso lo studio dell’avvocato

AGNINO PAOLO, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato

DONGO CARLO;

– ricorrente –

contro

Z.M. (OMISSIS), Z.E.

(OMISSIS), ZA.MA. (OMISSIS), in proprio e nella

qualità di eredi legittimi della loro madre L.C.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE GIULIO CESARE 118, presso lo

studio dell’avvocato VECCHI MARIA CARLA, che li rappresenta e difende

unitamente all’avvocato VERNAZZA ANDREA; ASL/(OMISSIS) CHIAVARESE

C.F.

(OMISSIS), in persona del Direttore Generale, elettivamente

domiciliato in ROMA, PIAZZA SALLUSTIO 9, presso lo studio

dell’avvocato SPALLINA BARTOLO, che lo rappresenta e difende

unitamente all’avvocato CHITI ETTORE;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 161/2005 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 16/02/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

13/04/2011 dal Consigliere Dott. VINCENZO CORRENTI;

udito l’Avvocato AGNINO Paolo, difensore del ricorrente che ha

chiesto di riportarsi e chiede accoglimento;

udito l’Avvocato VECCHI difensore dei resistenti ZANINI +2, che ha

chiesto di riportarsi;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

LETTIERI Nicola che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con citazione del 9.7.1996 Z.M., E. e Ma. e L.C., quali eredi di C.L., alienante con scrittura privata autenticata dal notaio Orso l’1.12.1987, di un appartamento in (OMISSIS) e porzione di terreno adibito a giardino di circa mq 100, convenivano in giudizio davanti al Tribunale di Chiavari l’acquirente A.C. per sentir dichiarare che la porzione di terreno alienata era gravata di servitù di veduta, prospetto ed accesso a favore degli immobili siti al civico (OMISSIS) per usucapione o destinazione del padre di famiglia nonchè per sentir dichiarare che con l’atto in questione era stata trasferita una porzione di giardino di circa mq 100, restando il resto, mq 99, di esclusiva proprietà degli aventi causa della C..

Il convenuto resisteva alle domande mentre interveniva volontariamente l’ASL (OMISSIS) Chiavarese, già USL (OMISSIS), erede della C. e proprietaria di alcuni appartamenti al civico (OMISSIS), aderendo alle domande attoree.

Con sentenza n. 450/2002 il Tribunale respingeva le domande ed a seguito di separati appelli dei Z., anche quali eredi della madre L., e della ASL (OMISSIS), poi riuniti, nella resistenza dell’appellata, la Corte di appello di Genova, con sentenza 161/2005, dichiarava, in parziale accoglimento dell’appello, che con la scrittura 1.12.1987 era stata compravenduta la porzione di terreno di circa mq 100, individuata quale area E-B-C-F nella planimetria tavola 2 all. 7 della ctu M. in atti, con condanna alla restituzione della restante parte del terreno ed a parte delle spese.

La Corte richiamava la descrizione del terreno nel contratto di compravendita, porzione di circa mq 100 espressione letterale che parrebbe chiara circa il trasferimento solo di una parte ma il riferimento al frazionamento che riguardava l’intero meritava attenta disamina; tuttavia il richiamo aveva finalità descrittive ma non determinative dell’oggetto.

Riferimenti venivano svolti al comportamento delle parti ed al preliminare che parlava di porzione di terreno.

Non era rilevante l’omessa indicazione del confine a sud perchè solo la menzione del confine con la via pubblica avrebbe reso chiara la vendita dell’intero e, comunque, l’indicazione degli altri confini della porzione compravenduta consentiva di individuarla come quella raffigurata nella tavola 2 allegato 7 alla relazione di ctu in atti.

Ricorre A. con quattro motivi, sollecitando una decisione nel merito, resistono le controparti.

La ASL n. (OMISSIS) Chiavarese ha presentato memoria. Il collegio ha deliberato la motivazione in forma semplificata.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Col primo motivo si deduce violazione dell’art. 1362 c.c. in ordine alla indicazione dei confini riferendosi di una porzione di terreno di circa mq 100 alla quale si accede attraverso una piccola scalinata.

Col secondo motivo si lamenta violazione dell’art. 1362 c.c. in ordine alle costituzioni di servitù avendo la Corte di appello sostenuto che il riferimento all’accesso rivelasse una costituzione di servitù in favore della porzione compravenduta.

Col terzo motivo si denunzia violazione dell’art. 1362 c.c. in ordine alla contrapposta rilevanza della indicazione della misura del terreno e dei confini per la determinazione dell’oggetto del contratto.

Col quarto motivo si lamenta violazione dell’art. 1346 che prevede che l’oggetto del contratto sia determinato o determinabile.

Le censure non meritano accoglimento.

La Corte di appello, con la motivazione sopra riportata, ha determinato l’oggetto del contratto in una porzione di mq 100 chiarendo la finalità descrittiva del riferimento all’intero nel frazionamento, dando luogo ad una interpretazione non solo letterale ma anche sistematica e richiamando la ctu con relativo allegato.

Se ne deduce, in particolare che la scalinata è indicata come accesso e non come confine e ciò è sufficiente a confutare le odierne deduzioni.

L’opera dell’interprete, mirando a determinare una realtà storica ed obiettiva, qual è la volontà delle parti espressa nel contratto, è tipico accertamento in fatto istituzionalmente riservato al giudice del merito, censurabile in sede di legittimità soltanto per violazione dei canoni legali d’ermeneutica contrattuale posti dagli artt. 1362 c.c., e segg., oltre che per vizi di motivazione nell’applicazione di essi; pertanto, onde far valere una violazione sotto entrambi i due cennati profili, il ricorrente per cassazione deve, non solo fare esplicito riferimento alle regole legali d’interpretazione mediante specifica indicazione delle norme asseritamente violate ed ai principi in esse contenuti, ma è tenuto, altresì, a precisare in qual modo e con quali considerazioni il giudice del merito siasi discostato dai canoni legali assuntivamente violati o questi abbia applicati sulla base di argomentazioni illogiche od insufficienti.

Di conseguenza, ai fini dell’ammissibilità del motivo di ricorso sotto tale profilo prospettato, non può essere considerata idonea – anche ammesso ma non concesso lo si possa fare implicitamente – la mera critica del convincimento, cui quel giudice sia pervenuto, operata, come nella specie, mediante la mera ed apodittica contrapposizione d’una difforme interpretazione a quella desumibile dalla motivazione della sentenza impugnata, trattandosi d’argomentazioni che riportano semplicemente al merito della controversia, il cui riesame non è consentito in sede di legittimità (e pluribus, da ultimo, Cass. 9.8.04 n. 15381, 23.7.04 n. 13839, 21.7.04 n. 13579, 16.3.04 n. 5359, 19.1.04 n. 753).

Nè può utilmente invocarsi, come sembra dalla ricorrente, la mancata considerazione del comportamento delle parti.

Ad ulteriore specificazione del posto principio generale d’ordinazione gerarchica delle regole ermeneutiche, il legislatore ha, inoltre, attribuito, nell’ambito della stessa prima categoria, assorbente rilevanza al criterio indicato nel primo comma dell’art. 1362 c.c. – eventualmente integrato da quello posto dal successivo art. 1363 c.c. per il caso di concorrenza d’una pluralità di clausole nella determinazione del pattuito – onde, qualora il giudice del merito abbia ritenuto il senso letterale delle espressioni utilizzate dagli stipulanti, eventualmente confrontato con la ratio complessiva d’una pluralità di clausole, idoneo a rivelare con chiarezza ed univocità la comune volontà degli stessi, cosicchè non sussistano residue ragioni di divergenza tra il tenore letterale del negozio e l’intento effettivo dei contraenti – ciò che è stato fatto nella specie dalla corte territoriale, con considerazioni sintetiche ma esaustive – detta operazione deve ritenersi utilmente compiuta, anche senza che si sia fatto ricorso al criterio sussidiario dell’art. 1362 c.c., comma 2 che attribuisce rilevanza ermeneutica al comportamento delle parti successivo alla stipulazione (Cass. 4.8.00 n. 10250, 18.7.00 n. 9438, 19.5.00 n. 6482, 11.8.99 n. 8590, 23.11.98 n. 11878, 23.2.98 n. 1940, 26.6.97 n. 5715, 16.6.97 n. 5389); non senza considerare, altresì, come detto comportamento, ove trattisi d’interpretare, come nella specie, atti soggetti alla forma scritta ad substantiam, non possa, in ogni caso, evidenziare una formazione del consenso al di fuori dell’atto scritto medesimo (Cass. 20.6.00 n. 7416,21.6.99 n. 6214, 20.6.95 n. 6201,11.4.92 n. 4474).

In definitiva il ricorso va rigettato, con la conseguente condanna alle spese.

P.Q.M.

La corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese liquidate in Euro 1200,00 di cui 1000,00 per onorari, oltre accessori, in favore di ciascuno dei resistenti.

Così deciso in Roma, il 18 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 27 maggio 2011

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